lunedì, Settembre 20, 2021
HomeSerie TvRecensioni Serie TvNine Perfect Strangers, recensione della miniserie con Nicole Kidman

Nine Perfect Strangers, recensione della miniserie con Nicole Kidman

La recensione di Nine Perfect Strangers, la nuova miniserie con Nicole Kidman. In arrivo dal 20 agosto su Amazon Prime Video.

Nine Perfect Strangers è il titolo dell’attesa nuova serie targata Amazon Prime Video, pronta a debuttare dal prossimo 20 agosto (con tre episodi, seguiti poi da uno a settimana) sull’omonima piattaforma VOD in tutto il mondo tranne che negli Stati Uniti e in Cina: nel primo, infatti, la miniserie è una produzione esclusiva Hulu che adatta – per il piccolo schermo – un romanzo scritto dall’autrice australiana Liane Moriarty, grazie alla complicità dello stesso team creativo dietro il successo di Big Little Lies (tra i quali l’autore David E Kelley).

Nel cast, spiccano nomi noti dell’industria hollywoodiana come Nicole Kidman (vista recentemente in un’altra miniserie di successo, The Undoing – Le verità non dette) e Melissa McCarthy (entrambe coinvolte nel progetto come executive producer), ma anche Luke Evans, Bobby Cannavale, Michael Shannon, Regina Hall insieme a Tiffany Boone, Melvin Gregg, Manny Jacinto,  Asher Keddie, Grace Van Patten e Samara Weaving.

Girata in Australia (nonostante l’originale ambientazione californiana), la serie drama con venature thriller è ambientata in un wellness resort di lusso che promette un processo di guarigione e trasformazione ai suoi clienti. La storia ruota intorno a nove personaggi stressati che vivono in città e provano a seguire un percorso per migliorare il loro stile di vita, oltre che lenire le ferite del passato che continuano ad attanagliarli. A sorvegliare i nove ospiti durante i dieci giorni di permanenza è la direttrice del centro Masha (Kidman), una donna la cui missione è quella di ritemprare le loro menti e i loro corpi: ma questi nove estranei non hanno idea di ciò che li aspetta lì.

Nine Perfect Strangers è il perfetto archetipo della serialità contemporanea, più incentrata sui personaggi e i loro percorsi narrativi che sul plot, su una vera storia ben strutturata intorno alla quale si possa dipanare la narrazione. Archiviate le più classiche trame verticali e orizzontali, ad interessare realmente sono le relazioni umane e il sottile sottotesto che quest’ultime sono capaci di creare, tessendo una fitta tela di intrighi, sentimenti, dolori e misteri che ogni character custodisce gelosamente. Negli anni ’90-’00 i procedural erano i veri protagonisti della televisione: episodi autoconclusivi, temi analizzati attraverso una media di 24 episodi mentre in ogni puntata si concludeva un arco narrativo più circoscritto e definito. Il ventennio che ha chiuso il Secolo Breve, traghettandolo verso il XXI Secolo, ha gettato le basi per un futuro narrativo che oggi si è trasformato nel nostro presente e che trova, nei “canoni classici”, dei punti di forza.

Con “canoni classici” possiamo intendere degli archetipi, dei modelli comuni alle narrazioni – orali e scritte – che accompagnano l’uomo da millenni: ed ecco quindi che in Nine Perfect Strangers anche il titolo svela il proprio cuore drammaturgico, ovvero questi nove (e più) protagonisti con le loro personalità, luci, ombre e singolarità che li trasformano in interessanti cavie da osservare per lo spettatore, mentre si muovono sulla scena affannandosi a risolvere i loro problemi. Dissezionando in modo chirurgico la drammaturgia della serie, si può notare come Nine Perfect Strangers possieda un tema forte a discapito di un argomento fragile ed effimero, vittima di una storia che non riesce a svilupparsi completamente nel corso dei sei episodi (su otto) che abbiamo visto in anteprima.

Il tema della serie, ovvero il nucleo narrativo del quale vuole realmente parlare, è la difficile rielaborazione del dolore/lutto e le insospettabili capacità umane di ripresa: ogni personaggio ha in sé un dolore inconfessabile, un trauma, una “ferita tragica” con la quale convive e che si porta dietro come una Lettera Scarlatta. Una traccia invisibile agli altri, che dall’esterno solo Masha sembra notare: Masha, guru russa misteriosa ed altera, figura evanescente quanto sinistra perché apparentemente senza scrupoli, pronta a tutto pur di ottenere i propri scopi. “Il fine giustifica i mezzi” machiavellico trova un nuovo significato nei metodi poco ortodossi adottati da questa misteriosa figura, dalla scelta di inerpicarsi lungo vie difficili e psichedeliche, il tutto per far ricongiungere ogni ospite con la propria sfera emotiva. Una sfera spesso sofferta, negata, celata e messa a tacere dalla logorante quotidianità metropolitana.

Come ricorda al personaggio di Francis (McCarthy), scrittrice in crisi, siamo oggetti rotti da riempire con l’oro, come nell’arte giapponese del Kintsugi: una metafora perfetta per Nine Perfect Strangers, ma che non basta a salvare la serie da una sceneggiatura piatta, fortemente carente di una componente drammatica capace di portare avanti l’azione. Il dramma, nel senso “generico” del termine, c’è e passa attraverso i dialoghi dei personaggi, che sono corposi e fitti al punto giusto da restituirci il grande universo che si cela dietro la storia di ognuno di loro. Le interpretazioni sono brillanti e coinvolgenti, alcuni attori danno libero sfogo alle loro nature di fuoriclasse (la McCarthy, la Kidman, Cannavale e Shannon soprattutto) ma non bastano questi elementi a distogliere l’attenzione da un aspetto fondamentale.

E questo aspetto riguarda proprio il ritmo di Nine Perfect Strangers, che scivola troppo rarefatto perdendosi tra le spire di un argomento che non c’è, che non riesce a mantenere l’attenzione – e la tensione – su una storia fragile ed effimera, nella quale ogni piega o virata thriller serve più da diversivo, da elemento di distrazione per lo spettatore concentrato sul dramma della piccola “Commedia Umana” portata in scena, attraverso i caratteri – e le vicende – così diversi dei vari character. Nine Perfect Strangers riesce nel difficile compito di raccontare le sfumature dell’anima ma fallisce nel dramma – inteso in senso greco, letterale – come capacità di portare avanti l’azione in un arco di tempo lungo e ben strutturato.

Guarda il trailer ufficiale di Nine Perfect Strangers

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Nine Perfect Strangers è il perfetto archetipo della serialità contemporanea, più incentrata sui personaggi e i loro percorsi narrativi che sul plot, su una vera storia ben strutturata intorno alla quale si possa dipanare la narrazione. Archiviate le più classiche trame verticali e orizzontali, ad interessare realmente sono le relazioni umane e il sottile sottotesto che quest’ultime sono capaci di creare, tessendo una fitta tela di intrighi, sentimenti, dolori e misteri che ogni character custodisce gelosamente.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Recenti

- Advertisment - Aggiungi MGM al tuo Prime Video. Di più dei classici che ami!