Pochi serial killer hanno lasciato un’impronta profonda nell’immaginario collettivo come il “Macellaio di Plainfield”, al secolo Ed Gein. Impossibile rimanere indifferenti alla catena di efferati delitti da lui commessi, con tanto di contorno di atti di necrofilia e cannibalismo. Un fulmine a ciel sereno pronto a scuotere dal suo torpore la sonnecchiante America rurale degli anni ’50. Inconcepibili gli orrori trovati dietro la porta della sua fattoria, da paralumi fatti con la pelle umana a calotte craniche usate come ciotole.
Ma la cosa più sconvolgete era il perpetratore dietro a tali crimini, una persona all’apparenza mite e tranquilla. Eddie era quello che molti definirebbero lo “scemo del villaggio”. Un individuo sicuramente sui generis, schivo e poco sveglio, ma comunque, almeno in superficie, buono e gentile. Avete in mente il tipo, ce ne sono tanti anche nei nostri paesini. Impossibile immaginare che dietro questa facciata si potesse nascondere una tale insensata furia omicida, alimentata da un passato di abusi e repressione sessuale.

Il serial killer che ha ispirato Psyco
Il modello perfetto su cui lo scrittore Robert Bloch e, in seguito, Alfred Hitchcock hanno costruito il personaggio di Norman Bates, protagonista dello scioccante Psyco. Solo la prima delle tante opere di finzione ispirate alle nefandezze di Gein, di cui si possono riscontrare tracce anche in classici del cinema dell’orrore come Non aprite quella porta e Il silenzio degli innocenti. Si va ad aggiungere a questa corposa lista anche la terza stagione di Monster, serie antologica sui più spietati assassini della storia americana creta da Ryan Murphy (American Horror Story, Grotesquerie) e Ian Brennan (Hollywood, The Watcher).
Dopo aver offerto disturbanti e controversi ritratti di personaggi come Jeffrey Dahmer e i fratelli Menendez, è, infatti, la volta di Monster: La storia di Ed Gein, disponibile in streaming su Netflix dal 3 ottobre. Il prolifico Murphy, questa volta, lascia il timone della serie al solo Brennan, che firma la sceneggiatura di tutti e otto gli episodi, alternandosi alla regia con l’assiduo collaboratore Max Winkler (nel suo curriculum troviamo altre produzioni targate Ryan Murphy Television, come American Horror Stories e Feud: Capote Vs. The Swans).

La trama di Monster: La storia di Ed Gein
Siamo negli anni ’50 a Plainfield, Wisconsin. Ed Gein (Charlie Hunnam) conduce un’esistenza perlopiù solitaria nella fattoria di famiglia assieme alla madre Augusta (Laurie Metcalf), fanatica religiosa che ha cresciuto il figlio nella paura del sesso e del peccato. Ma la morte della rigida e bigotta genitrice, a cui comunque è molto legato, e la scoperta degli orrori compiuti dai nazisti nei campi di concentramento, mediante alcune sconcertanti fotografie mostrategli dalla bizzarra “amica” Adeline (Suzanna Son), fanno scattare qualcosa in Ed.
L’uomo, infatti, sviluppa un’insana ossessione per i cadaveri femminili, che inizia ad utilizzare nei modi più impensabili, dalla realizzazione degli oggetti più disparati alla soddisfazione dei suoi desideri sessuali. Ma procurarsi i corpi riesumandoli dal vicino cimitero non basta più al disturbato individuo, che dà presto il via a una lunga serie di sanguinosi omicidi. Crimini così sconvolgenti da lasciare un segno indelebile nella storia della cronaca nera del paese e da ispirare registi come Alfred Hitchcock (Tom Hollander) e Tobe Hooper (Will Brill).

Un’epidemia di violenza
“Secondo voi lo sanno che stiamo arrivando a portare la peste?” dice il dr. Freud interpretato da Viggo Mortensen allo Jung di Michael Fassbender, mentre stanno per attraccare a New York con lo scopo di diffondere le loro teorie anche nel nuovo continente. Questa scena di A Dangerous Method di David Cronenberg, pellicola che esplora il rapporto tra i due padri della psicoanalisi, si accosta alla perfezione alla figura di Ed Gein ritratta nella nuova annata di Monster. Il paziente zero di una nuova epidemia di violenza nata in Europa, con i crimini perpetrati dal regime nazista, che si è poi diffusa a macchia d’olio negli USA.
Il progenitore di una nuova razza di carnefici malati e senza alcuna empatia. Di personaggini della risma di Ted Bundy (John T. O’Brien), Jerry Brudos (Happy Anderson) e Richard Speck (Tobias Jelinek), tutti presentati come grandi ammiratori del lavoro del nostro Eddie. Ma non solo i futuri serial killer si sono dimostrati ricettivi al virus del Macellaio di Plainfield, visto che la malattia ha colpito anche la cultura pop americana, in particolare il cinema.

Un gioco di rimandi e sovrapposizioni
Monster: La storia di Ed Gein si concentra proprio su questo aspetto del famigerato assassino seriale, sull’eredità che si è lasciata dietro la sua disturbante figura. Episodi della vita di Gein si alternano a quelli della realizzazione dei film a lui ispirati, in un gioco di rimandi e sovrapposizioni fra alcune delle scene più iconiche di quest’ultimi – sì, ovviamente c’è la famosa sequenza della doccia di Psyco – e gli omicidi da lui commessi. Ma trovano spazio anche citazioni cinefile ad altre celebri pellicole dell’orrore (il cimitero dove Ed va per dissotterrare il cadavere della madre, avvolto da una sottile nebbiolina, assomiglia a quello del classico Frankenstein di James Whale; la sua silhouette in penombra, mentre stalkera una povera babysitter, ricorda Halloween – La notte delle streghe).
Un giochetto reiterato più volte nel corso degli otto lunghi episodi, tutti dalla durata di circa un’ora, e che viene presto a noia. Non aiuta il fatto che Hitchcock, fra i principali soggetti di questa operazione, sia uno degli autori più emulati della storia del cinema. Con una pletora di registi che ha speso larga parte della propria carriera ad omaggiare il lavoro del Maestro della suspense (il Truffaut de La sposa in nero e La mia droga si chiama Julie), e nello specifico opere come Psyco (fra i tributi più ovvi, Vestito per uccidere di Brian De Palma), il senso di déjà vu si fa ancora più pressante.

La stagione peggiore del popolare show
Ma altri problemi affliggono questa nuova stagione della serie antologica, come la performance monocorde di Hunnam, che anche nell’aspetto, troppo bello e fisicato, poco ricorda il famoso maniaco omicida. Ridicolo poi il goffo tentativo di umanizzare il mostro romanzando la sua relazione con Adeline, a mo’ di Joker e Harley Quinn di provincia, e ancora di più la trovata di offrire addirittura un momento di riscatto al personaggio, inventando una sua partecipazione, mai avvenuta, alla cattura del succitato Bundy.
Monster: La storia di Ed Gein è una serie con poche idee, molte delle quali nemmeno così riuscite, che spesso si ritrova a girare a vuoto. Il suo tono eccessivamente sopra le righe fa rimpiangere produzioni come Mindhunter, con un approccio all’argomento serial killer più realistico e analitico. Un confronto, oltretutto, che la stessa Monster fa sorgere spontaneo: nell’ultimo episodio, infatti, appaiono gli agenti dell’FBI Robert Ressler e John Douglas, figure ispiratrici dei due protagonisti della serie di David Fincher (per di più interpretati da due attori molto simili a Jonathan Groff e Holt McCallany). Monster: La storia di Ed Gein è la stagione peggiore del popolare show, non all’altezza di trattare argomenti di tale gravità e spessore.


