giovedì, Luglio 29, 2021
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La misteriosa accademia dei giovani geni, recensione dei primi due episodi della serie Disney+

La recensione dei primi due episodi de La misteriosa accademia dei giovani geni. Disponibile dal 25 giugno su Disney+.

Sarà meglio che gli adulti non partano prevenuti rispetto a La misteriosa accademia dei giovani geni, serie young adult composta da 8 episodi in arrivo il prossimo 25 giugno su Disney+. L’incipit della serie è una boccata d’aria fresca per noi “grandi”: ci viene finalmente dato il permesso di recuperare l’ingenuità e la creatività infantili, abbandonate con l’ingresso nell’età adulta; la sensibilità non è più qualcosa di cui vergognarsi, ma chiave di volta per fronteggiare le pressioni di una società ormai indifferente alle peculiarità del singolo. Solo i nostri figli possono salvarci, insegnandoci la creatività e il pensiero laterale, spiegandoci come sciogliere la matassa di pressioni che avvolge la nostra vita quotidiana.

L’adattamento del primo libro della tetralogia di best-seller pubblicati tra il 2007 e il 2019 da Trenton Lee Stewart lascia piacevolmente sorpresi: pur trattandosi di un prodotto destinato ad un pubblico giovanissimo, non vi è traccia di retorica né di buoni sentimenti. A dominare, piuttosto, è una leggerezza intelligente e mai stucchevole, che pone finalmente i piccoli spettatori nella posizione che meritano, quella di individui muniti di spirito critico. I creatori Matt Manfredi e Phil Hay mettono in piedi un meraviglioso saggio di buona televisione: è possibile rivolgersi ad una platea di ragazzi senza nascondersi dietro ad un dito, evitando di confondere semplicità con superficialità. È giunto finalmente il momento di riconoscere che i bambini subiscono, tanto quanto gli adulti, gli effetti di una società in cui il mito della prestazione perfetta è talmente radicato da averci trasformato – quasi a nostra insaputa – negli stremati attori di una competizione vuota e senza sosta.

Il bizzarro e misterioso Signor Benedict (Tony Hale) è preoccupato per lo stato di ansia e disinformazione perenni (comunemente noto come “L’Emergenza) che affligge il mondo. In cuor suo, sa che soltanto dei giovani coraggiosi potranno riuscire a scardinare il sistema malato che governa la società. Con l’aiuto di un gruppo di sodali altrettanto singolari, il Signor Benedict imbastisce una serie di test, con lo scopo di reclutare i giovani più adatti alla missione. Reynie (Mystic Inscho), Sticky (Seth Carr), Kate (Emmy DeOliveira) e Constance (Marta Timofeeva) sono quattro ragazzini con un passato difficile alle spalle, ignari di essere in possesso delle qualità necessarie per portare a termine il piano: straordinaria intelligenza, curiosità, empatia. I protagonisti superano tutte le prove, con l’errata convinzione di aver ottenuto l’ammissione ad una prestigiosa accademia per bambini dotati. Gli ignari ragazzini si trasformeranno presto in improbabili spie: la missione è mettere a tacere la fonte di una serie di messaggi, trasmessi in maniera subliminale in tutto il mondo e forieri di negatività e preoccupazione potenzialmente distruttive.

La misteriosa accademia dei giovani geni rientra nel genere fantasy/avventura per ragazzi e, all’apparenza, ne ricalca i cliché: un gruppo di ragazzini “fuori dal comune” viene designato per vivere un’avventura preclusa alla maggior parte dei loro coetanei, con una carrellata di adulti eccentrici a fare da mentori e aiutanti. Il trailer stesso prepara a qualcosa di già visto, inducendo lo spettatore medio ad approcciarsi alla serie con una certa dose di noia preventiva. I più scettici, tuttavia, verranno immediatamente smentiti dai primi due episodi. Da un punto di vista strettamente visivo, si assiste ad un racconto spedito, colorato, arricchito da inserti grafici che tendono a vivacizzare la narrazione. Per quanto la vicenda, quantomeno nella sua fase iniziale (quella del “reclutamento” dei piccoli protagonisti), sia assai prevedibile, la regia e la scrittura sono sufficientemente accattivanti da tenere desta l’attenzione di chi guarda, anche qualora egli si trovi fuori dal range anagrafico cui è destinata la serie. Ed è proprio sul terreno narrativo che La misteriosa accademia dei giovani geni gioca i suoi migliori assi, riuscendo brillantemente a sfuggire agli stereotipi tipici dell’intrattenimento per under 18.

accademia giovani geni

È sorprendente che l’intreccio de La misteriosa accademia dei giovani geni prenda le mosse da quella che viene definita “L’Emergenza”. Tanto basta a costituire una deviazione dalla convenzionalità. Manfredi e Hay riflettono su un problema reale senza usare metafore o giri di parole: noi spettatori conosciamo bene lo stato di preoccupazione a cui si riferisce il Signor Benedict. Va anche detto che il concetto stesso di “emergenza” non può che suonarci familiare: quante volte, negli ultimi due anni, ci è stata ripetuta questa parola? Certo, Trenton Lee Stewart scrisse i suoi libri in tempi non sospetti, ma il fatto che si sia scelto di farne un adattamento proprio adesso, in piena emergenza sanitaria (appunto), è cosa non da poco. Il focus, per una volta, viene spostato dagli adulti ai bambini: a questi ultimi viene data finalmente voce in capitolo, con il riconoscimento esplicito del diritto ad avere paura. I piccoli non sono più quelli da proteggere ma, semmai, gli unici in possesso degli strumenti necessari a mettere in salvo sé stessi e gli altri. Essi sono investiti di una responsabilizzazione sana: non sono richiesti super-poteri né atti eroici se non quello, affatto scontato, di riconoscere ed accettare la propria unicità.

Questo particolare punto dovrebbe far riflettere gli adulti, e più specificamente gli insegnanti, talmente concentrati sulla performance da perdere di vista l’allievo; il piccolo Reynie, destinato ad esser nominato leader del gruppo, in una situazione realistica verrebbe invece messo da parte: timido, insicuro, dubbioso, non rientra certo nei canoni richiesti al “bambino eccellente”. È previsto, piuttosto, che ad eccellere sia una massa di ragazzini anonimi, educati alla nozione di “mercato libero”: dei futuri “imprenditori di sé stessi”, fiore all’occhiello di una società capitalista, impregnata di spietato neoliberismo. L’ansia è conseguenza prevedibile di un sistema malato, volto a plasmare, sin dai banchi di scuola, un esercito di adulti nevrotici.

La misteriosa accademia dei giovani geni lascia sbalorditi proprio per questi lampi di critica sociale, sapientemente inseriti tra le maglie di un racconto solo all’apparenza spensierato. Tali riflessioni vengono esposte in maniera così sottile da non risultare pedanti; si tratta, in realtà, di un modo sofisticato di trattare con la giusta delicatezza temi talmente complessi da essere di norma banditi da produzioni di questo tipo, indirizzate ad una platea erroneamente considerata troppo immatura per riflettere sulle ombre della contemporaneità. Il solo fatto di aver messo in luce il problema è quindi degno di nota e apprezzamento, anche qualora la serie nel suo complesso si rivelasse deludente rispetto alle aspettative.

“Ci sono persone che possiedono un amore insolitamente potente per la Verità”, tuona il Signor Benedict, alla sua prima apparizione sullo schermo. Quello di “verità” sarà un concetto ricorrente, inteso come faro che guidi i più audaci nell’oscuro mare della disinformazione; non ci è dato sapere, per il momento, a cosa ci si riferisca in particolare: generico coraggio di essere sé stessi? Oppure qualcosa di più impegnativo, come una velata critica alle fake news che troppo spesso colonizzano i principali canali di comunicazione? Magari stiamo andando troppo in là con la fantasia, o forse no, vista l’abilità degli autori di conferire forma tangibile a concetti astratti e complessi, trattando in maniera appropriata il legame tra segni e significati.

Al di là dei suoi pregi effettivi e di quelli soltanto auspicati, non si può evitare di riconoscere a La misteriosa accademia dei giovani geni il suo merito più grande, un prezioso insegnamento che va ben oltre il numero di stelle che decideremo di assegnare a questo piccolo gioiellino: nel mare indistinto di produzioni anonime (ma pretenziose) con cui abbiamo sempre più spesso a che fare, è ancora possibile scovare una perla, per giunta laddove non la cercheremmo mai. E questo con buona pace dei critici più snob.

Guarda il trailer ufficiale de La misteriosa accademia dei giovani geni

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La misteriosa accademia dei giovani geni, adattamento del primo libro della tetralogia di best-seller pubblicati tra il 2007 e il 2019 da Trenton Lee Stewart, lascia piacevolmente sorpresi: pur trattandosi di un prodotto destinato ad un pubblico giovanissimo, non vi è traccia di retorica né di buoni sentimenti. A dominare, piuttosto, è una leggerezza intelligente e mai stucchevole, che pone finalmente i piccoli spettatori nella posizione che meritano, quella di individui muniti di spirito critico.
Annalivia Arrighi
Appassionata di cinema americano e rock ‘n’ roll | Film del cuore: Mystic River | Il più grande regista: Martin Scorsese | Attore preferito: due, Colin Farrell e Sean Penn | La citazione più bella: “Questo non è volare! questo è cadere con stile!” (Toy Story)

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