lunedì, Gennaio 25, 2021
Home Serie Tv Recensioni Serie Tv Lupin, recensione della serie Netflix con Omar Sy

Lupin, recensione della serie Netflix con Omar Sy

La recensione della serie Lupin, con protagonista Omar Sy. Dall'8 gennaio disponibile su Netflix.

Quando pensiamo al personaggio di Lupin, la nostra mente spesso non va oltre il suo “pronipote animato” Lupin III: il ladro nipponico protagonista di un manga, un cartoon televisivo e diversi film d’animazione. Eppure, l’eccentrico delinquente che si fa beffe del povero ispettore Zenigata deve i suoi natali a un parente alla lontana creato dal romanziere Maurice Leblanc nel 1905: Arsenio Lupin, il cosiddetto “ladro gentiluomo”. Le cui gesta truffaldine hanno ispirato anche la serie francese che porta il suo nome, Lupin, dall’8 gennaio disponibile su Netflix. Non una mera trasposizione seriale delle disavventure del personaggio creato da Leblanc, bensì una sorta di omaggio.

Benché famoso in patria fin dall’uscita dei primi libri a lui dedicati, Arsenio Lupin non ha avuto al cinema e in tv la stessa fortuna che l’ha contraddistinto in letteratura; al contrario di un altro personaggio letterario altrettanto celebre: Fantômas. Anch’egli criminale, seppur di gran lunga più perfido di Arsenio, Fantômas, nato a distanza di pochi anni dal “collega” (nel 1911) per mano di Marcel Allain e Pierre Souvestre, ha riscosso un immediato successo sul grande schermo: la Gamount ne produsse un serial composto da 23 film/episodi già negli anni ’10, mentre è degli anni ’20 il primo adattamento seriale hollywoodiano della Twentieth Century Fox (in totale, 20 episodi).

Anche Lupin ha avuto le sue trasposizioni, certo, ma sono state assai poche. Il primo film, del 1919, venne prodotto negli Stati Uniti (The Theeth of the Tiger di Chester Withey), mentre per il primo francese fu necessario attendere fino al 1957 (Le avventure di Arsenio Lupin di Jacques Becker). Sul piccolo schermo, invece, il personaggio “sfonda” tardi, a partire dagli anni ’70, quando è protagonista di una serie trasmessa dal ’71 al ’74 in cui è impersonato da Georges Descrières (una seconda vedrà la luce a cavallo tra anni ’80 e ’90, ma non ne replicherà il successo).

Per tali motivi, l’annuncio di una serie prodotta da Netflix ispirata a Lupin ha un po’ il sapore di una rivincita del personaggio nei confronti di un’industria audiovisiva che l’ha quasi condannato all’oblio. Ideata da George Kay (Killing Eve) e François Uzan, la serie Lupin prende spunto dai romanzi di Leblanc per raccontare una vicenda “estranea” allo stesso Lupin, sebbene a lui strettamente connessa, dislocando la narrazione della Parigi di inizio XX secolo a quella odierna. Usando il materiale narrativo di partenza, costantemente citato, come fonte d’ispirazione.

Assane (Omar Sy) è all’apparenza un uomo di mezza età separato che cerca – in modo maldestro – da una parte di mantenere i rapporti con la famiglia, composta dall’ex moglie Claire (Ludivine Sagnier) e dal figlio Raoul, e dall’altra di campare facendo qualsiasi lavoro gli capiti a tiro. In realtà, sotto la maschera anonima da “uomo qualunque” che indossa si nasconde un sagace ed ambizioso ladro influenzato dalle gesta di Arsenio Lupin: le cui disavventure letterarie lo hanno spinto ad intraprendere la carriera malavitosa. Quando una preziosa collana appartenente alla famiglia aristocratica dei Pellegrini viene messa all’asta, al Louvre, Assane dapprima si intrufola nel museo come addetto alle pulizie, e poi si imbuca all’asta travestendosi da uomo d’affari. Quello che – a suo dire – dovrebbe essere l’ultimo colpo della carriera, ha però per lui un significato speciale. Il furto della collana, infatti, non è fine a se stesso, ma significherebbe per Assane compiere il primo passo per cercare di scagionare il padre, anni prima accusato (ingiustamente?) del furto del prezioso collier. Il colpo va a buon fine, ma sulle sue tracce si mettono subito la polizia e uno spietato sicario assoldato dalla famiglia Pellegrini (che nasconde più di un segreto).

Furti impossibili, diabolici inganni, frenetici inseguimenti, inquietanti misteri: la serie Lupin fa propri gli elementi drammaturgici tipici dei romanzi di Leblanc per raccontare le avventure di un imitatore del celebre ladro gentiluomo. Non un pickpocket qualunque, ma un uomo – a suo modo onesto – che sta cercando di riabilitare la figura paterna e, di conseguenza, anche un po’ se stesso. È in sostanza questo il fulcro della parabola di Assane: cercare di riprendere il proprio posto nel mondo, recuperando non solo la dignità che gli è stata – indirettamente – tolta, ma anche il proprio ruolo di padre e marito. Separato dalla moglie ma desideroso di poter ricominciare con lei una nuova vita, imparando dagli errori del passato; genitore un po’ distante (e distratto), ma comunque intenzionato a recuperare il terreno perduto per poter dedicare finalmente al figlio il tempo che si merita; ladro dalle nobili intenzioni mosso da un sentimento di giustizia.

Da una parte il criminale e i suoi “trucchi” del mestiere, dall’altro l’uomo che deve rincollare i pezzi della sua vita andata in frantumi. È una serie briosa, Lupin. Non si perde in inutili fronzoli, e ricorre spesso ai flashback (mai invasivi) per chiarire alcuni passaggi, alcune dinamiche tra i personaggi, e fare luce sul passato e il carattere dei protagonisti (a cominciare da Assane, che ha più di uno scheletro nell’armadio). Il racconto scorre fluido, senza intoppi. Le cinque puntate che compongono la prima stagione sono introduttive, ma offrono tutti gli spunti necessari per condurre a una seconda stagione dove presumibilmente gran parte dei nodi verranno al pettine.

Peccato solo che a volte la sceneggiatura si incarti nel descrivere gli improbabili escamotage a cui ricorre Assane per evitare di incappare nel proverbiale cul de sac. Le bizzarre trovate alla lunga divengono ripetitive, e soprattutto l’attendibilità di alcune soluzioni fa vacillare la sospensione di credibilità anche dello spettatore più ingenuo. Però, il ritmo c’è. I personaggi sono delineati in maniera efficace; anche quelli secondari: ad esempio, poliziotto amante di Lupin (Soufiane Guerrab) che per primo intuisce un nesso tra il ladro della collana e il personaggio creato da Leblanc. E la serie raggiunge a mani basse il suo principale obiettivo: intrattenere. In attesa, naturalmente, di confrontarsi con il seguito.

Guarda il trailer ufficiale di Lupin

GIUDIZIO COMPLESSIVO

È una serie briosa, Lupin. Non si perde in inutili fronzoli, e ricorre spesso ai flashback (mai invasivi) per chiarire alcuni passaggi, alcune dinamiche tra i personaggi, e fare luce sul passato e il carattere dei protagonisti. Il racconto scorre fluido, senza intoppi. Le cinque puntate che compongono la prima stagione sono introduttive, ma offrono tutti gli spunti necessari per condurre a una seconda stagione dove presumibilmente gran parte dei nodi verranno al pettine
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

I più letti

- Advertisment -

Conosciamo il fastidio di veder apparire dei popup quando vorresti solo leggere una notizia, ma quello che stai vedendo è l’unico popup presente in tutto moviestruckers.it!

Per non vederlo più, considera la possibilità di disabilitare il tuo adblocker, aiutandoci così a coprire i costi di gestione di questo magazine.

Ecco ad esempio come fare se utilizzi “Adblock”:whitelist adblock

In cambio mostreremo pochi annunci e non invadenti: questo è il nostro patto con te!