Luna Nera, recensione della nuova serie italiana di Netflix

scritto da: Ludovica Ottaviani

Luna Nera è la nuova serie originale italiana di Netflix: un nuovo prodotto, che segue la scia di precedenti successi come Suburra e Baby, ma che si colloca in un ambito di mercato specifico legato al mondo fantasy, amato tanto dagli appassionati quanto dai più giovani, spesso figli della saghe young adult dal successo internazionale. Nel caso specifico, la serie in sei puntate – disponibili sulla piattaforma di streaming a partire dal 31 gennaio – è un adattamento tutto italiano del romanzo di Tiziana Triana “Le Città Perdute. Luna Nera”, primo di una saga letteraria incentrata su streghe e incantesimi sullo sfondo dell’Italia seicentesca devastata dalla caccia alle streghe.

Italia, XVII secolo. In seguito alla morte di un neonato, Ade (Antonia Fotaras), una levatrice di 16 anni, viene accusata di stregoneria. Trovato rifugio in una misteriosa comunità di donne al limitare del bosco, la ragazza è costretta a fare una scelta: l’amore impossibile per Pietro – figlio del capo dei Benandanti, i cacciatori di streghe – o l’adempimento del suo vero destino, una minaccia per il mondo in cui vive, diviso tra ragione e misticismo.

Luna Nera percorre la strada non convenzionale – soprattutto per un prodotto italiano – del fantasy: streghe, incantesimi, sortilegi e amori trovano nel ‘600 nostrano il loro sfondo ideale, tra rovine e atmosfere cavalleresche. Recuperando la tradizione folkloristica del Belpaese la Triana – insieme al team delle sceneggiatrici, tutte presenti alla conferenza stampa di presentazione – fonde elementi tipici delle saghe young adult più recenti e dal successo più clamoroso: come non pensare, ad esempio, al maghetto più famoso del globo (Harry Potter) alle prese con le contraddizioni dell’adolescenza e con il suo ingombrante ruolo di “prescelto” dal Destino davanti alla giovane protagonista Adelaide “Ade”? Una normale adolescente che si ritrova all’improvviso catapultata in un mondo nuovo, misterioso quanto pericoloso.

La presenza di Netflix – in collaborazione con Fandango al timone produttivo – permette di alzare l’asticella qualitativa notevolmente, realizzando un prodotto seriale competitivo e all’avanguardia, grazie anche agli ottimi effetti speciali. Lo spettatore viene subito travolto dagli eventi e trascinato nel cuore di un mondo oscuro, dominato dalla superstizione popolare e dalla religione in contrasto con il potere della scienza, unica arma per dissipare le tenebre dell’ignoranza.

luna nera

Credit: Emanuela Scarpa/Netflix

La scelta di protagonisti pressoché sconosciuti agli occhi del grande pubblico, uniti alla presenza di ben sette esordienti nel cast, fa della serie un unicum nel panorama televisivo: internazionale, sì, ma con uno sguardo, un gusto e un cuore italiano che affonda le proprie radici soprattutto nell’artigianalità tipica del nostro paese, trascurando aspetti commerciali legati a uno stardom conosciuto e valorizzando piuttosto la qualità. Ma in un mercato così competitivo, alle volte puntare alla “confezione” di un prodotto non basta per garantirne la perfetta riuscita.

Luna Nera, nonostante le ottime premesse di partenza, non riesce a convincere fino in fondo: un prodotto costruito in modo tale da crescere esponenzialmente, episodio dopo episodio, virando sempre di più dalla storia verso il fantasy, sembra non trovare una propria dimensione autonoma, omologandosi piuttosto ad un mercato – dal clamoroso successo – che coinvolge soprattutto i più giovani come pubblico di riferimento. I legami con la caccia alle streghe, l’analisi di un periodo oscuro quanto affascinante si perdono tra le trame (e sottotrame) romantiche degli amori adolescenziali, delle difficoltà per una giovanissima di trovare realmente sé stessa e di accogliere le proprie debolezze trasformandole in forza.

Ma ogni spunto “importante” inficia la portata spettacolare del prodotto, l’aspetto ludico e spettacolare legato alla messinscena suntuosa e alle atmosfere legate al puro fantasy d’intrattenimento; anche la scelta degli attori talvolta risulta poco convincente, debole o fragile, tanto da ricondurre Luna Nera nei binari del teen drama condito da magia, dove amori e incantesimi servono solo a cambiare il semplice volto delle difficoltà della crescita.

Guarda il trailer ufficiale di Luna Nera

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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