Il cinema è l’arte delle immagini in movimento (letteralmente cinematografo significa “scrittura del movimento”), caratteristica fondante del medium. Il mondo della celluloide, infatti, dà il meglio di sé proprio quando si affida principalmente alla forza delle immagini, limitando allo stretto necessario la staticità espositiva dei dialoghi. Il cinema è cinema, non deve essere ridotto a mero surrogato illustrativo della letteratura. Lo spiega bene anche il leggendario Alfred Hitchcock nel celebre libro intervista ad opera di François Truffaut, “Il cinema secondo Hitchcock”, esprimendo gratitudine per aver incominciato la sua carriera all’epoca del muto, cosa che gli ha permesso di affinare al meglio l’arte della narrazione per immagini.
Il “cinema di fuga”
Se c’è un genere cinematografico dove più di tutti le immagini e il movimento sono centrali, questo è di sicuro l’action. Il cinema d’azione ha addirittura tutto un filone incentrato proprio sulla “fuga”, dove uno o più protagonisti devono costantemente scappare e nascondersi, magari perché sfortunatamente coinvolti in un complotto più grande di loro (il Richard Hannay de Il club dei 39, sempre per rimanere in territori hitchcockiani, o il Richard Kimble de Il fuggitivo, clamoroso successo degli anni ’90 con protagonista il grandissimo Harrison Ford).
Il tema della “fuga” è naturalmente centrale anche in certa serialità, la sorellina minore del cinema. Ma nelle serie tv, soprattutto quelle dalla vecchia impostazione episodica, la fuga era più che altro un pretesto per catapultare i protagonisti in situazioni e scenari diversi, dove cimentarsi ogni settimana con nuove sfide. Si va dagli ex militari latitanti dell’A-Team al prodigioso Jarod il camaleonte, capace di simulare e immedesimarsi in qualsiasi altra persona.
La fuga di Lucky
E proprio un personaggio dalle capacità camaleontiche è al centro di Lucky, nuova miniserie Apple TV basata sul romanzo di Marissa Stapley e creata da Jonathan Tropper, già dietro ai due action seriali di culto Banshee e Warrior. L’omonima protagonista, interpretata da Anya Taylor-Joy (l’attrice rivelazione di The Witch era apparsa recentemente, sempre per Apple, nel per niente esaltante Misteri dal profondo), è infatti un’abile truffatrice, in grado di calarsi in qualsiasi contesto e di manipolare gli altri con le proprie bugie. Ma dopo una rapina multimilionaria andata male, la ragazza si ritrova in fuga con alle calcagna sia le autorità federali che pericolosi figuri legati alla malavita.

L’adrenalina degli action thriller di fuga
Lucky cerca di trasporre la tensione e l’adrenalina degli action thriller di fuga in formato episodico a trama orizzontale, alternando le peripezie della protagonista a flashback che ci riveleranno, poco a poco, dettagli del suo passato. Lucky, infatti, è stata formata nell’arte della truffa, sin dalla più tenera età, dal padre John (un ottimo Timothy Olyphant), ora purtroppo in prigione. Grazie a questo addestramento costante, la ragazza ha sviluppato una capacità quasi sovrumana di adattarsi ad ogni situazione, anche la più rischiosa, in modo da uscirne nel miglior modo possibile.
Esemplare la parentesi in cui la nostra fuggitiva trova rifugio presso il ranch di una famigliola composta da nonna e nipoti, in un contesto spiccatamente western (siamo nel deserto del Nevada e la ragazza viene accolta con un fucile puntato direttamente in faccia, come da tradizione del selvaggio West). Lucky riesce ad ottenere la fiducia e l’aiuto della donna inventando la storia di un fidanzato violento e abusivo, giocandosi la carta della solidarietà femminile.
Una fuga spesso con il freno a mano tirato
Ma nonostante alcuni momenti riusciti come il succitato, a cui si aggiungono alcune sequenze di inseguimento adrenaliniche ed efficaci scene di violenza, la fuga di Lucky procede spesso con il freno a mano tirato. La prolissità del formato seriale non giova a questo tipo di storia, di sicuro più adatta a essere trasposta sul grande schermo. Con questi presupposti, raggiungere le vette dei sopraccitati classici del “cinema di fuga” è praticamente impossibile, ma la serie riesce comunque a intrattenere, complice anche il gustoso cast di contorno (oltre a Olyphant, si segnala la presenza di Annette Bening).


