lunedì, Agosto 8, 2022
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L’amica geniale – Storia del nuovo cognome, recensione dei primi due episodi

L'amica geniale - Storia del nuovo cognome è la seconda stagione della serie tratta dai romanzi di Elena Ferrante. Dal 10 febbraio su Rai Uno.

L’amica geniale è pronta a tornare, in grande stile, nella prima serata di Rai Uno adattando per la rete ammiraglia Storia del nuovo cognome, il secondo libro che compone la tetralogia scritta dalla misteriosa Elena Ferrante: nessuno l’ha mai vista, nessuno sa quale sia il suo aspetto o chi si celi veramente dietro quest’identità.

Un mistero affascinante che ha forse influito sul successo della serie, co-prodotta da Rai Fiction, The Apartment, Wildside e Fandango in collaborazione con il canale HBO, un legame in grado di riconfermare la natura competitiva del prodotto, già proiettato sul mercato internazionale (come hanno confermato i delegati di produzione durante la conferenza stampa).

Dietro la macchina da presa, per questo secondo ciclo di avventure in otto episodi, troviamo ancora una volta Saverio Costanzo (presente tra i co-autori che hanno lavorato alla sceneggiatura insieme alla stessa Ferrante). affiancato questa volta dalla particolare presenza autoriale di Alice Rohrwacher, alla quale viene affidata la regia di due episodi – il 4 e il 5 – ambientati sull’isola di Ischia.

L’amica geniale – Storia del nuovo cognome verrà trasmessa in prima serata, su Rai Uno, a partire dal 10 febbraio; ma prima, per la gioia di tutti gli appassionati o semplicemente dei curiosi, grazie a Nexo Digital la serie vedrà la luce anche sul grande schermo, con tre proiezioni speciali previste in esclusiva per il 27, 28 e 29 gennaio in oltre 300 sale selezionate.

Riprendendo la narrazione dal punto esatto in cui è terminata la prima stagione, Lila (Gaia Girace) ed Elena (Margherita Mazzucco) hanno sedici anni e si sentono in un vicolo cieco: Lila si è appena sposata ma, nell’assumere il cognome del marito, ha l’impressione di aver perso sé stessa. Elena è ormai una studentessa modello ma, proprio durante il banchetto di nozze dell’amica, ha capito che non sta bene né nel rione né fuori.

Nel corso di una vacanza a Ischia le due amiche ritrovano Nino Sarratore (Francesco Serpico), vecchia conoscenza d’infanzia diventato ormai studente universitario di belle speranze. L’incontro, apparentemente casuale, cambierà per sempre la natura del loro legame, proiettandole in due mondi completamente diversi e mettendo, ancora una volta, la loro amicizia di fronte ad ardue sfide.

l'amica geniale

L’amica geniale – Storia del nuovo cognome è quel nuovo tassello che tutti – fan e semplici curiosi -bramavano per completare progressivamente il complesso intreccio del puzzle immaginato dalla Ferrante: se nella prima stagione (qui la recensione) il focus erano le due protagoniste, Lila ed Elena, immerse nel loro mondo infantile a tratti perturbante, figlio di un dopoguerra mostruoso, in questa nuova avventura le ragazze sono proiettate nel cuore dell’adolescenza.

Giovani, ribelli, anticonformiste e anticonvenzionali – pur in modo diverso -, Lila ed Elena “Lenù” incarnano solo alcune delle sfumature che tutte le donne possono regalare al mondo: con le loro contraddizioni, le idiosincrasie, le complessità e l’irriducibile forza di volontà unita alla tenacia sono il simbolo del femminile, dell’essenza stessa della donna in grado di cambiare (e di adattarsi) a seconda delle età della vita. Dalla Napoli degli anni ’50 la narrazione si sposta in quella baciata dal boom economico, prolifica e attiva, in pieno fermento culturale e sociale.

Se da un lato c’è una precedente generazione che fatica ad adattarsi al cambiamento, incapace di evolvere in modo fluido assecondando i tempi moderni, dall’altro viene mostrata una generazione di giovanissimi pronti a tutto pur di cambiare le proprie vite, salvo incontrare lungo il loro percorso ostacoli legati a una vecchia visione del mondo (come non pensarlo di fronte alla leva militare obbligatoria, che irrompe con prepotenza nel primo episodio della serie?)

Nonostante la visione completa solo dei primi due episodi della seconda stagione, si può considerare Storia del nuovo cognome come un nuovo passo importante – e coerente – nella creazione di un “Ferrante-verse”, un universo specifico legato al mondo letterario creato dalla misteriosa autrice amata in tutto il mondo.

La narrazione lenta, che permette di scavare a fondo nelle dinamiche dei personaggi fin quasi a poter sbirciare nell’oscurità occulta dei loro macchinosi pensieri, viene accentuata dalla doppia scelta registica attuata in questa nuova occasione: oltre al ritorno di Saverio Costanzo dietro la macchina da presa, è importante segnalare la presenza di Alice Rohrwacher come guest star d’eccezione in due episodi della serie, il numero quattro e cinque ambientati a Ischia, che costituiscono una sorta di “romanzo nel romanzo”, di racconto di formazione separato dall’impianto narrativo convenzionale.

Lo stile registico di Costanzo e della Rohrwacher presenta delle affinità, perché entrambi i cineasti hanno dimostrato di saper gettare, sul mondo che ci circonda, uno sguardo d’autore personale, sospeso tra realismo magico e perturbanti freudiani che distorcono i confini della realtà. Sogni, incubi e desideri prendono corpo nelle loro opere grazie alla capacità di legare le immagini filmiche alle dinamiche emotive dei personaggi, adattando la realtà alla percezione dei caratteri.

L’amica geniale – Storia del nuovo cognome, pur cambiando nei tempi e talvolta nei luoghi della narrazione, si configura a tutti gli effetti come un secondo capitolo: di passaggio, funzionale a gettare un ponte con il futuro, ma capace di affermare, in totale autonomia, la propria complessità nel raccontare grandi cambiamenti che investono la sfera emotiva (l’adolescenza) quanto la Storia stessa, tra barlumi del ’68 e rivoluzioni dettate dal boom economico dei ruggenti anni ’60.

Il trailer de L’amica geniale – Storia del nuovo cognome

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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