Sono passati pochi giorni dall’anniversario della morte di James Dean, stella di prima grandezza del firmamento hollywoodiano, la cui luce si è spenta troppo presto. Il giovane attore, appena ventiquattrenne, trovò infatti la morte il 30 settembre del 1955 in un incidente, mentre sfrecciava sulla sua spider verso una gara automobilistica a Salinas. Una morte tragica che ha contribuito ad immortalare per sempre la figura del “ribelle senza causa” nella leggenda, rievocata anche in un’iconica scena del Crash di David Cronenberg.
La valle dell’Eden e i suoi adattamenti
Ironia della sorte, proprio nella zona di Salinas è ambientato il primo dei soli tre film da protagonista in cui l’attore ha recitato durante la sua breve vita: l’adattamento della tragica saga familiare “La valle dell’Eden”, romanzo del premio Nobel per la letteratura John Steinbeck. Una parabola sul complicato rapporto fra padri e figli, infarcita di echi biblici, che è anche un disincantato ritratto dell’America a cavallo tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, con il tramonto definitivo dell’epoca dei pionieri e dei loro sogni proiettati verso Ovest.
Una di quelle storie senza tempo, dai temi universali, che ha ancora tanto da dire oggi, offrendo anche la possibilità di nuove letture rispetto a quella dell’adattamento cinematografico diretto, più di settant’anni fa, da un grandissimo Elia Kazan. Ed è proprio la nipote del leggendario regista, Zoe Kazan, a sobbarcarsi il peso dell’ardua impresa con un nuovo adattamento per il piccolo schermo in sette episodi, che la vede nelle vesti sia di sceneggiatrice principale che di produttrice esecutiva. La nuova miniserie de La valle dell’Eden è disponibile in streaming su Netflix dal 1 ottobre.

Una saga familiare che attraversa le decadi
Una giovane donna ridotta in fin di vita viene ritrovata dal possidente terriero, e veterano delle guerre indiane, Adam Trask (Christopher Abbott) sulla soglia della casa paterna, che condivide con il fratellastro Charlie (Mike Faist). Dopo un’iniziale amnesia, la moribonda si rivela essere Cathy Ames (Florence Pugh), di cui l’uomo presto si innamora e convola a nozze. Ma l’oscuro passato della moglie è pronto a segnare per sempre il destino della famiglia Trask, non solo dei due fratelli, ma anche della generazione a venire.
Mentre la pellicola di Kazan decideva di dedicarsi esclusivamente all’ultima parte del romanzo, quella che vede protagonisti i gemelli Caleb e Aaron, figli dei succitati Adam e Cathy, questa nuova incarnazione de La valle dell’Eden recupera la coralità dell’opera letteraria di Steinbeck. Da una parte, un adattamento che sa di intimo dramma privato; dall’altra, una saga familiare che attraversa le decadi. Una scelta sicuramente agevolata dal maggiore spazio offerto dal formato seriale (il film non durava nemmeno 120 minuti, qui abbiamo sette episodi da circa un’ora. Fate un po’ i conti).
Zoe Kazan aggira intelligentemente il confronto con l’adattamento precedente e soprattutto con l’ingombrante Cal di James Dean, la cui sofferta interpretazione è il cuore di tutto il film. Il Cal della miniserie (Joseph Zada) non si palesa fino al penultimo episodio, rimanendo uno dei tanti protagonisti di un grande ensemble, che non ha più peso nell’economia del racconto di personaggi come Charlie o Aaron. Anzi, il punto di vista privilegiato è quello di Cathy, la cui figura è resa più simpatetica. Non più una Gezabele il cui peccato è destinato a portare alla rovina chiunque si avvicini a lei, ma una donna libera, che per sopravvivere e ottenere l’indipendenza in una società dominata dagli uomini utilizza l’unica arma che le è stata concessa: il fascino.

Una miniserie di valore
La valle dell’Eden ha tutti i pregi di quelle produzioni Netflix che si allontanano dal mainstream per avvicinarsi alla prestige tv di HBO (Unorthodox, La regina degli scacchi): una messa in scena di qualità indubbiamente cinematografica – da intendersi più nel senso della profondità che della spettacolarità – e grandi attrici attorno a cui è costruita tutta l’operazione, pronte a regalare interpretazioni con la “I” maiuscola (in questo caso, una eccellente Florence Pugh).
La scrittura è perlopiù all’altezza, mostrando il fianco solo in alcuni didascalismi, ormai costante nella maggioranza delle grosse produzioni contemporanee, come dialoghi in cui i temi della storia vengono comodamente apparecchiati, non lasciando che sia lo spettatore a fare quel piccolo sforzo in più. Per il resto, La valle dell’Eden si conferma una miniserie indubbiamente di valore. Un altro modo di vivere l’immortale storia nata dalla mente di Steinbeck e, se vogliamo, anche un valido companion piece da affiancare al capolavoro diretto da Elia Kazan.


