venerdì, Aprile 16, 2021
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La Templanza, recensione della nuova serie spagnola Amazon Original

La Templanza è la nuova serie spagnola interpretata da Leonor Watling e Rafael Novoa. Disponibile dal 26 marzo su Amazon Prime Video.

La Templanza è la nuova serie spagnola in dieci episodi pronta ad approdare, dal prossimo 26 marzo, sulla piattaforma VOD Amazon Prima Video. Questo dramma romantico, basato sul romanzo di María Dueñas (The Time in Between, Las Hijas del Capitán) e interpretato da Leonor Watling e Rafael Novoa insieme a un cast internazionale composto da più di 130 attori, si snoda nell’arco di vent’anni alla fine del XIX Secolo, spaziando dalla Spagna dei vigneti al Messico delle miniere, fino alla Londra vittoriana delle contraddizioni sociali e la Cuba vessata dalla piaga della tratta degli schiavi.

La serie Racconta la storia di Soledad Montalvo (Leonor Watling) e Mauro Larrea (Rafael Novoa): la prima è una donna indipendente, costretta però dal destino ad abbandonare la sua famiglia spagnola per sposare un uomo più adulto e seguirlo a Londra; il secondo è invece un “self-made man” spagnolo, scappato dalla sua terra in cerca di fortuna, con due figli piccoli e un lutto tremendo nel cuore. Due personaggi che si sono fatti da soli e i cui destini finiscono per incrociarsi in modo imprevedibile e nel posto più inaspettato. La loro è una storia incentrata sul superamento delle avversità e la ricerca del proprio posto nel mondo, su come viene costruito un impero e su come in un solo giorno tutto può andare perduto, tranne la speranza e la caparbietà.

La Templanza è un suntuoso affresco storico: la ricostruzione dettagliata di un’epoca lontana lo proietta immediatamente nel solco del preziosi period-drama europei, pur conservando una forte identità latina che permette di narrare, a partire da una storia particolare, una vicenda universale capace di trasformarsi in un’epopea romantica. Il romanzo della Dueñas si dipana, complesso, tra i dedali delle vite di innumerevoli personaggi – principali e di contorno – che finiscono per completare un articolato mosaico storico, mescolando insieme la Storia ufficiale al corso delle avventure che compongono il micro-cosmo narrativo nel quale si muovono Soledad e Don Mauro.

Sempre più spesso le serie spagnole più recenti – come, ad esempio, El Cid – stanno dimostrando la grande capacità di aggirare l’ostacolo del mezzo televisivo, immaginando una narrazione dal respiro più ampio e dalla resa più ambiziosa (come ha dimostrato il grandissimo successo mondiale de La Casa di Carta). Se, fino a poco tempo fa, la Spagna veniva associata a produzioni audiovisive che qualitativamente ricalcavano il pattern tracciato dal successo de Il Segreto – feuilleton storici avulsi dalla realtà, dalle moderne logiche dello storytelling e con una messinscena approssimativa e a bassa risoluzione, come sosteneva McLuhan nelle sue teorie massmediologiche – da qualche tempo la penisola iberica ha dimostrato di avere la stoffa per superare i propri stessi limiti, raccontando storie più complesse ma al tempo stesso tradizionali, alzando l’asticella della risoluzione che risulta impeccabile nella sua perfezione.

La Templanza ricorda, negli intenti, i grandi sceneggiati targati Rai che caratterizzarono gli anni ’60-’70; ma allo stesso tempo si ispira alla suntuosità britannica delle miniserie BBC, dilatando i tempi per raccontare grandi storie tratte dalla letteratura. Così le rotte del tempo finiscono per intrecciarsi tra loro, narrando di un mondo al crocevia con un cambiamento radicale (l’avvento del XX Secolo), una realtà manichea dove la povertà è una piaga sociale, la schiavitù un orrore non ancora abolito, le donne delle “ombre” dei loro mariti, ancora ben lontane dal trovare una voce forte e indipendente per conquistare i loro diritti. In questo mondo ad un passo da un cambiamento radicale, La Templanza si concentra su una classica epopea familiare, tra “parenti serpenti”, intrighi, capitali e matrimoni da salvare (come, del resto, le apparenze).

Nel corso di dieci episodi la serie si prende tutto il tempo necessario per raccontare le varie storie, senza fretta: la mancanza di un’estetica post-moderna non inficia però la resa finale del prodotto, che intrattiene lo spettatore prendendolo per mano e conducendolo, lentamente, tra le contraddizioni quotidiane che dilaniano le rocambolesche esistenze di Soledad e Mauro. Come risultato, il pubblico finisce per appassionarsi alle vicende, soprattutto alle lotte portate avanti dai due personaggi: la caparbietà di Soledad, donna sola e straniera in un mondo “diverso” al quale non appartiene, ma anche la forza di Mauro di non tradire i propri principi in nome del denaro, alla ricerca di una stabilità economica faticosamente conquistata ma ardua da preservare.

Mauro e Soledad, i due volti simbolo de La Templanza, sono figli di un’epoca remota eppure così moderna, creature “di carta” rese contemporanee grazie ad una scrittura moderna e, al contempo, tradizionale; una coppia di utopisti, di inguaribili sognatori capaci di scontrarsi con la realtà che li circonda in nome di quegli ideali che li animano e che permettono loro di andare sempre avanti. Perché il passato è passato e non torna mai sotto la stessa forma: un mantra che entrambi hanno ben a mente, ma che sono capaci di superare, senza mai farsi condizionare lungo il loro cammino nella riconquista di una propria identità.

Guarda il trailer ufficiale di La Templanza

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La Templanza è un suntuoso affresco storico: la ricostruzione dettagliata di un’epoca lontana lo proietta immediatamente nel solco del preziosi period-drama europei, pur conservando una forte identità latina che permette di narrare, a partire da una storia particolare, una vicenda universale capace di trasformarsi in un’epopea romantica.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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