domenica, Ottobre 24, 2021
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Just Beyond, recensione della serie Disney+ tratta da R.L. Stine

La recensione di Just Beyond, serie antologica horror tratta da R.L. Stine. Disponibile su Disney+ dal 13 ottobre.

R.L. Stine colpisce ancora. Dopo il recente successo della trilogia di Fear Street, il prolifico scrittore statunitense firma (in qualità di produttore esecutivo) un nuovo progetto televisivo. Just Beyond, adattamento dell’omonima raccolta di graphic novel pubblicata dallo stesso Stine nel 2019, è una serie antologica composta da 8 episodi, tutti disponibili su Disney+ a partire dal prossimo 13 ottobre.

Le otto storie si soffermano sulle svariate problematiche che possono contraddistinguere l’età adolescenziale, focalizzandosi di episodio in episodio su un diverso giovane protagonista: c’è chi si ribella al sistema, chi ha un rapporto conflittuale con gli adulti, chi si difende dal bullo di turno, chi soffre di ansia e depressione, chi deve imparare a gestire in maniera equilibrata i rapporti di amicizia, chi è dipendente dai social network, chi cerca di venire a patti con l’assenza di un genitore. Il tutto – come sempre, quando c’è lo zampino di Stine – condito dai più elementari topoi horror/fantasy: alieni, streghe, mostri, fantasmi sono presenza costante, elementi eccezionali che si insinuano nelle esistenze, altrimenti ordinarie, dei personaggi.

Proprio a questo si riferisce, infatti, il titolo della serie: Just Beyond, cioè appena “oltre” la linea di confine che separa ordinario e straordinario. Da questo punto di vista e quindi in maniera quasi programmatica, la serie creata da Seth Grahame-Smith (Dark Shadows, La leggenda del cacciatore di vampiri) sembra voler rievocare le atmosfere perturbanti tipiche di Ai confini della realtà, riportandole però ad una dimensione prettamente adolescenziale. Un tentativo, questo, non necessariamente votato all’insuccesso: si pensi, ad esempio, a film come Scream o Carrie – Lo sguardo di Satana, dove la tensione veniva mantenuta dall’inizio alla fine, giocando intelligentemente sulle molte ombre del sistema scolastico statunitense. Le high school americane, per chi è considerato un loser, sono luoghi irti di ostacoli e avversità, e questo noi europei lo abbiamo appreso per lo più al cinema o di fronte ad uno schermo televisivo. Ma un conto è scegliere di ambientare una storia fantasy in un contesto giovanile, un altro è inserire un tot di stilemi horror all’interno di una commedia teen e poi spacciarla per quello che, di fatto, non è.

Già dal primo episodio, che racconta la storia di Veronica, ragazzina ribelle che viene spedita dai genitori in una struttura “correttiva” per essere educata all’omologazione, capiamo dove la serie andrà a parare. Ci troviamo di fronte a tradizionali racconti di formazione, costruiti in modo da risultare allettanti per il target a cui ci si rivolge. La sceneggiatura (apparentemente) vivace, la recitazione stereotipata, la colonna sonora ammiccante sembrano costruite ad hoc per ricevere il plauso degli adolescenti. Ma siamo sicuri che questo basti?

Just Beyond enumera, episodio dopo episodio, una serie di tematiche potenzialmente “calde” agli occhi di un pubblico di giovanissimi, ma si limita a questo: non c’è alcuna indagine psicologica, né qualsivoglia tentativo di andare un po’ più a fondo nelle questioni trattate. Si tratta di favole moraleggianti, che sembrano scritte da un adulto convinto di saperla lunga sui teenager e sui problemi che li affliggono. Non è da escludere che un giovane spettatore, abituato a fronteggiare certe problematiche nella vita reale, possa cogliere facilmente questo cortocircuito, decidendo di interrompere la visione. Proviamo a metterci nei suoi panni e immaginiamo quanto possa essere deludente aspettarsi un racconto horror e trovarsi poi di fronte ad una storia disneyana (nell’accezione peggiore del termine)

Un adulto, dal canto suo, deve essere minimamente avvezzo ad opere di questo tipo per comprenderne fino in fondo la superficialità. Perché, parliamoci chiaro, è difficile che un individuo al di sopra dei 16 anni decida spontaneamente di guardare un prodotto del genere, nella sua interezza: lo fa perché è costretto dalle circostanze. Un episodio isolato può risultare gradevole – perché, in effetti, lo è -, se ne può apprezzare la fattura, fino ad arrivare addirittura a lodarne la sensibilità e l’intelligenza nella trattazione di argomenti delicati; ma nel momento in cui, per qualsivoglia motivo, ci si addentri un po’ di più nel panorama delle odierne teen comedy, iniziando a notare i tratti (sempre i soliti) che le accomunano, prendiamo atto che si sta assistendo ad un’unica, grande, variazione sullo stesso tema. Si pensa di colmare questa assenza di originalità con un sovraccarico di buoni sentimenti: in certi casi, questa scelta può funzionare, ma in altri (e Just Beyond appartiene a questa categoria), essa si risolve in una stucchevolezza di fondo, che a lungo andare annoia, a prescindere dall’età.

Gli episodi più riusciti di Just Beyond, non a caso, sono quelli che trattano tematiche universali, senza perdersi in divagazioni – più o meno mascherate – sui turbamenti dell’età adolescenziale. La trattazione del tema dell’ansia (episodio quattro) e del tema dell’esaltazione di una bellezza estetica fasulla perché letteralmente filtrata dai social (episodio cinque), per quanto non originale, è a suo modo coinvolgente. Un discorso simile possiamo farlo per i due episodi conclusivi, incentrati rispettivamente sul bullismo e sul tema del lutto: le invenzioni narrative (per quanto non particolarmente sofisticate) conferiscono al racconto un barlume di imprevedibilità. Sarebbe stato auspicabile riuscire a mantenere questo standard per l’intera serie, sfruttando in maniera più consapevole i punti forti dell’operazione, sia a livello di sceneggiatura che a livello di scelta tecnica.

Da un lato, infatti, la durata contenuta di ciascun episodio (circa trenta minuti) risulta efficace per i racconti più solidi, che rifuggono in questo modo un’eccessiva prolissità, risultando quindi tutto sommato gradevoli, dall’altro lato, quando la scrittura è meno brillante, essa contribuisce a rafforzare ulteriormente l’alone “didattico” che permea la maggior parte delle storie narrate. Quando i difetti sono predominanti, si tende a fare meno caso agli eventuali pregi: è proprio ciò che avviene in Just Beyond che, nel suo complesso, si presenta come un’opera didascalica, priva di quel guizzo di originalità necessario a non farla cadere nel dimenticatoio.

Guarda il trailer ufficiale di Just Beyond

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Gli episodi più riusciti di Just Beyond sono quelli che trattano tematiche universali, senza perdersi in divagazioni - più o meno mascherate - sui turbamenti dell’età adolescenziale. Sarebbe stato auspicabile riuscire a mantenere questo standard per l’intera serie, sfruttando in maniera più consapevole i punti forti dell’operazione, sia a livello di sceneggiatura che a livello di scelta tecnica. 
Annalivia Arrighi
Appassionata di cinema americano e rock ‘n’ roll | Film del cuore: Mystic River | Il più grande regista: Martin Scorsese | Attore preferito: due, Colin Farrell e Sean Penn | La citazione più bella: “Questo non è volare! questo è cadere con stile!” (Toy Story)

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