Cosa succederebbe se un gruppo di uomini civilizzati si ritrovasse a dover sopravvivere nel bel mezzo della giungla per un periodo indefinito? Riuscirebbero a mantenere la loro razionalità o si lascerebbero andare, con il passare del tempo, ai loro più bassi istinti, fino a commettere azioni prima impensabili? Un tema sicuramente intrigante, esplorato dalla fiction in ogni sua forma, partendo dalla letteratura fino ad arrivare alle più recenti produzioni televisive (Yellowjackets).
Il signore delle mosche e i suoi adattamenti
Un topos popolarizzato dal romanzo “Il signore delle mosche”, classico dello scrittore britannico William Golding datato 1954, portato sul grande schermo ben tre volte (due adattamenti omonimi, rispettivamente del ’63 e del ’90, più il film filippino Alkitrang dugo). Ma le variazioni sul tema che prendono ispirazione dal capolavoro letterario sono innumerevoli, dal twist al femminile della pellicola Ladyworld fino alla parodia animata fatta da I Simpson nell’episodio “Il pulmino per bambini”.
Un’opera seminale di cui non poteva mancare anche un nuovo adattamento seriale pensato per il piccolo schermo. Una nuova incarnazione televisiva della creatura di Golding scritta da Jack Thorne, reduce dallo strepitoso successo di Adolescence (la miniserie Netflix si è portata a casa una caterva di premi agli ultimi Golden Globes), e diretta dalle mani esperte di Marc Munden (Il giardino segreto, Il simpatizzante). Dopo la presentazione in anteprima alla 76ª Berlinale, Il signore delle mosche arriva in Italia in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW a partire dal 22 febbraio.

Disorientati in un ambiente straniante
Anni ’50. Dopo che il loro aereo è precipitato su una non meglio identificata isola del Pacifico, alcuni bambini e preadolescenti di una prestigiosa scuola privata si ritrovano a dover sopravvivere senza l’aiuto degli adulti (sia gli accompagnatori che i piloti sono morti nello schianto del velivolo). L’ambiente è ostile e pieno di pericoli, dalle condizioni climatiche estreme alla possibile presenza di animali selvatici. Ma nessuna minaccia è pericolosa quanto loro stessi…
Piggy (David McKenna) apre gli occhi disorientato e si ritrova nel bel mezzo della giungla. Così si apre il primo dei due episodi su quattro de Il signore delle mosche che abbiamo avuto l’occasione di vedere in anteprima. Come il piccolo protagonista a cui è dedicata questa puntata, lo spettatore si trova sperduto e disorientato, sensazione potenziata dall’ampio utilizzo di obiettivi grandangolari, mentre la cinepresa è in continuo movimento.
I verdi saturi della vegetazione danno all’ambiente un non so che di artificioso, contribuendo, insieme alla colonna sonora dagli archi dissonanti, a una costante sensazione di straniamento. L’isola non è solo un luogo lontano dalla civiltà, ma un vero e proprio spazio metafisico. Un limbo selvaggio senza regole e costrizioni, pronto a far affiorare dagli sperduti personaggi il loro lato peggiore.

Un ottimo cast di giovanissimi
Come nella succitata Yellowjackets e nel capolavoro della serialità degli anni 2000 Lost, si ha il sentore che si nasconda qualcosa di più fra quegli alberi; forse la tanto temuta bestia strisciante di cui parlano alcuni dei bambini più piccoli, naturalmente non creduti e sbeffeggiati dai grandi. Una presenza di natura soprannaturale, ma che in realtà non è altro che l’incarnazione delle loro paure più oscure. Questa nuova trasposizione de Il signore delle mosche punta su un’atmosfera che sconfina, spesso e volentieri, nei territori di certo horror psicologico.
Degna di nota la performance del giovane Lox Pratt – futuro Draco Malfoy nell’adattamento televisivo di prossima uscita della saga di Harry Potter – nel ruolo di Jack, dispotico e arrogante capo del coro che vorrebbe assumere il ruolo di leader del gruppetto di sopravvissuti. Ma tutto il giovanissimo cast adempie egregiamente al proprio dovere, fra cui spicca anche Winston Sawyers nel ruolo di Ralph, imperfetto eroe della storia.
Una trasposizione che promette bene
Giudicando dalla visione di questi primi due episodi, Il signore delle mosche si presenta come un adattamento narrativamente fedele del romanzo di Golding, il cui spirito di fondo è elevato attraverso una messa in scena moderna e disturbante. Uno stile che ricorda da vicino alcune opere acide di registi come Danny Boyle (il pensiero va a The Beach, vista l’ambientazione simile, ma anche al recente 28 anni dopo). Niente da dire, una trasposizione seriale che di sicuro promette bene.


