martedì, Aprile 16, 2024
HomeSerie TvRecensioni Serie TvHunters, recensione della seconda e ultima stagione della serie con Al Pacino

Hunters, recensione della seconda e ultima stagione della serie con Al Pacino

La recensione della seconda e ultima stagione di Hunters, la serie con Al Pacino e Logan Lerman, prodotta da Jordan Peele. Dal 13 gennaio su Prime Video.

Era il 2020, un “lontano” tempo pre-pandemico, quando gli Amazon Studios annunciarono l’uscita della seconda stagione della loro nuova creatura originale intitolata Hunters: una serie creata da David Weil e prodotta da Jordan Peele, Premio Oscar per Scappa – Get Out e regista del recente Nope. Due menti creative alle prese con una creatura ibrida, a tratti forse “scandalosa” per via della spregiudicata natura con cui si approccia ad un tema drammatico e impegnativo come quello dell’Olocausto, ma anche – di riflesso – a quello della memoria e della sua persistenza nell’immaginario collettivo.

Quando la prima stagione (qui la recensione) approdò su Prime Video, il Covid-19 sembrava solo una minaccia lontana e l’industria dell’intrattenimento aveva un altro volto, forse più spensierato e bulimico, interessato a rimirare – proprio come Narciso – la propria immagine riflessa in un’estetica ricercata, eccessiva e sempre virata verso il pulp e il fumetto. Certo, non mancarono le critiche: soprattutto oltreoceano, molti accusarono il prodotto finale di un’eccessiva leggerezza nei confronti di un dramma che richiedeva, proprio sul piano storiografico, un altro tipo di approccio.

Ma l’avvento del Covid ha sparigliato le carte (e anche i piani), costringendo il progetto ad un lungo stand by forzato che si concluderà solo a partire dal 13 gennaio, quando gli ultimi otto episodi che compongono questo secondo ciclo approderanno sulla piattaforma streaming, riproponendo la stessa squadra vincente capitanata da Al Pacino, Logan Lerman, Jerrika Hinton, Josh Radnor e Lena Olin, sempre alle prese con un’importante missione da compiere: scovare tutti i nazisti che si nascondono dietro la facciata perbene degli Stati Uniti degli anni ’70.

In questa seconda stagione, trovare Hitler si rivela un’impresa ardua e pericolosa perfino per i cacciatori, ed è per questo motivo che Jonah (Lerman) coinvolge sia i suoi vecchi compagni che nuovi alleati – come la new entry Chava Apfelbaum, nei cui panni si cala Jennifer Jason Leigh – in una missione rischiosa e ambiziosa tra agguati, sparatorie, inseguimenti, esplosioni, scazzottate e segreti inconfessabili, come quelli che riportano in vita il fantasma di Meyer Offerman (Pacino), pronto a rivelare chissà quali scioccanti verità sul proprio conto, minacciando l’esistenza degli stessi cacciatori.

Hunters S2 arriva decisamente fuori tempo massivo: lontana dai fasti sconsiderati e dagli eccessi della prima stagione, questo secondo ciclo di otto episodi addolcisce la propria vena politicamente scorretta allontanandosi, pian piano, da quegli elementi barocchi che avevano costituito il cuore inimitabile e pulsante dell’intero progetto. Se all’inizio era proprio quella commistione tra settima e nona arte a colpire – e sedurre – il piacere retinico dello spettatore, questa volta il fumetto non viene scomodato, tradito in nome di un gusto action che punta all’intrattenimento di massa e ad una ricca abbuffata da binge watching.

Il pulp che permeava l’intera operazione ed era basato proprio sulla contaminazione tra i generi (thriller, action, black comedy, drama: tutto questo aleggia sull’operazione Hunters) lascia spazio ad un modo di narrare più convenzionale; superati gli eccessi patinati precedenti, la seconda stagione riflette uno storytelling più canonico, alla continua ricerca di una chiave convenzionale per narrare i fatti che si avvicendano sul piccolo schermo.

Una stagione decisamente fuori tempo massivo

Consapevole forse anche delle critiche ricevute, Hunters S2 ha abbandonato la leggerezza scanzonata ed iperbolica precedente per virare verso un’eccessiva serietà che guarda, con ammirazione, al revisionismo storico che di recente domina tanto il cinema quanto la tv: inaugurato e celebrato dal Tarantino della trilogia, appunto, del revisionismo storico (Bastardi senza gloria, Django Unchained e C’era una volta a Hollywood), è stato in seguito imitato da altri prodotti più contemporanei (e dagli esiti altalenanti) che spaziano attraverso i generi e i paesi di provenienza, passando dal western di The Harder They Fall fino al neo-peplum di The Woman King (fino all’italiano C’era una volta il crimine).

Anche Hunters S2 mette le mani sul continuum della Storia sovvertendolo e modificandolo in modo forzato, creando infine un passato alternativo – e plausibile – in cui Hitler è ancora vivo e minaccia di rifondare un Quarto Reich negli States. Ma non basta l’immaginazione per sospendere l’incredulità (attonita) dello spettatore: la serie scivola in una prevedibile banalità con un tono serio e austero, con la speranza che il revisionismo possa istigare ad una catarsi collettiva (e ad un’espiazione da parte della serie stessa); le risate ghignanti si assottigliano fino a scomparire, il fumetto perde la bidimensionalità giocosa della carta patinata acquisendo la serietà del quotidiano e della Storia, fino a sfumare i contorni ben definiti della ricostruzione storica, con degli anni ’70 sempre meno dettagliati e più “funzionali” allo storytelling, evocativi prima ancora che scenografici, secondari rispetto all’interesse primario che sembra essere uno solo: il riscatto artistico (mancato).

Questo clima rapsodico e frammentario attraversa l’intero corso degli otto episodi di Hunters S2, riflettendosi tanto nella forma quanto nei contenuti e nelle loro coordinate: il tempo della narrazione diventa caotico e disfunzionale, con flashback continui (e ripetitivi) che spezzano il continuum del presente narrativo disorientando la percezione; a livello spaziale, i cacciatori attraversano i continenti alla ricerca di Hitler ma, soprattutto, di una risposta alla domanda che sembra perseguitarli, esattamente come uno spettro: è giustificato tutto quel male in virtù di un bene superiore? Qual è il confine tra il mostro e il cacciatore, la vittima e la preda?

E pur trattandosi della stagione finale, Hunters S2 sembra non trovare risposte definitive, perdendosi tra giustizia e revisionismo, catarsi ed espiazione, colpa e pena, azione e lunghi dialoghi che rallentano – ancora una volta – il ritmo dello storytelling; e l’exploitation tipico degli anni ’70 cinematografici, figlio del pulp e della commistione creativa tra i generi, si stempera fin quasi a scomparire, esplodendo in sporadici barlumi “innocui” (e dal valore puramente grafico) che si spengono subito, come fuochi d’artificio in pieno giorno.

Guarda il trailer ufficiale di Hunters S2

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Hunters S2 arriva decisamente fuori tempo massivo: lontana dai fasti sconsiderati e dagli eccessi della prima stagione, questo secondo ciclo di otto episodi addolcisce la propria vena politicamente scorretta allontanandosi, pian piano, da quegli elementi barocchi che avevano costituito il cuore inimitabile e pulsante dell’intero progetto. E pur trattandosi della stagione finale, sembra non trovare risposte definitive, perdendosi piuttosto tra giustizia e revisionismo storico, catarsi ed espiazione, colpa e pena, azione e lunghi dialoghi che rallentano – ancora una volta – il ritmo dello storytelling.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -
Hunters S2 arriva decisamente fuori tempo massivo: lontana dai fasti sconsiderati e dagli eccessi della prima stagione, questo secondo ciclo di otto episodi addolcisce la propria vena politicamente scorretta allontanandosi, pian piano, da quegli elementi barocchi che avevano costituito il cuore inimitabile e pulsante dell’intero progetto. E pur trattandosi della stagione finale, sembra non trovare risposte definitive, perdendosi piuttosto tra giustizia e revisionismo storico, catarsi ed espiazione, colpa e pena, azione e lunghi dialoghi che rallentano – ancora una volta – il ritmo dello storytelling.Hunters, recensione della seconda e ultima stagione della serie con Al Pacino