È arrivato finalmente il 2026, data dalle cifre futuristiche, almeno per chi ha già una certa età ed è cresciuto a pane e classici del cinema di fantascienza. L’odissea di kubrickiana memoria, per esempio, è ambientata in un ipotetico 2001, con viaggi spaziali molto più evoluti di quelli del nostro presente, mentre i cieli del 2015 immaginato in Ritorno al futuro – Parte II sono popolati da autovetture volanti. In Blade Runner, veniamo catapultati in una Los Angeles del 2019 perennemente avvolta dall’oscurità, dove i replicanti sono una concreta realtà.
Dovremmo essere ormai una società evoluta che aspira al cielo, allo “spazio, ultima frontiera”, non più una razza meschina dominata dal pregiudizio e da stupide divisioni interne. E invece, la nostra realtà quotidiana è purtroppo ben diversa. Ancora oggi, per esempio, non è facile per le persone di orientamento sessuale diverso da quella che è considerata “la norma” compiere il fatidico coming out. Condizione che si complica ulteriormente in alcuni contesti dominati da certo machismo tossico, come quelli legati ad alcuni sport professionistici.
Il machismo tossico degli sport professionistici
Se ne possono trovare esempi eclatanti anche nel nostro calcio. Il “son f***i, problemi loro” pronunciato da Antonio Cassano, all’epoca attaccante della nazionale italiana, alla domanda se fossero presenti omosessuali in squadra è rimasto negli annali dell’omofobia sportiva. La situazione non cambia di molto anche spostando l’attenzione su altri contesti agonistici, soprattutto quando si parla di discipline molto fisiche come il football americano e l’hockey.
E proprio nel mondo della NHL, la lega di hockey professionistico americana, è ambientata la storia d’amore clandestina fra due giocatori omosessuali di Heated Rivalry, serie tv canadese disponibile su HBO Max a partire dal 13 febbraio. Basata sulla serie di romanzi “Game Changers” dell’autrice Rachel Reid, la prima stagione dello show è scritta e diretta da Jacob Tierney, già co-sceneggiatore de La mia vita con John F. Donovan dell’ex enfant prodige del cinema canadese Xavier Dolan.

Di cosa parla Heated Rivalry
Shane Hollander (Hudson Williams) e Ilya Rozanov (Connor Storrie) sono due giovani promesse dell’hockey, prime scelte delle loro rispettive squadre, i Montreal Metros e i Boston Raiders, all’annuale draft di inizio stagione. Ma sin dal loro primo incontro, i due ragazzi provano un’irresistibile attrazione l’uno per l’altro. Attrazione che si trasforma presto in una relazione passionale, consumata di nascosto in stanze d’albergo quando, durante le varie stagioni, le due squadre, acerrime rivali, sono chiamate a fronteggiarsi. Passano gli anni e il rapporto fra Shane ed Ilya diventa presto una tormentata storia d’amore, sempre più difficile da tenere nascosta.
Fra I duellanti e I segreti di Brokeback Mountain
Una rivalità che perdura nel tempo, punteggiata da vari incontri fra i due contendenti che avvengono nel corso degli anni. Strutturalmente Heated Rivalry ricorda a tratti I duellanti, folgorante esordio cinematografico di Ridley Scott che metteva in scena la lunga rivalità fra due soldati dell’epoca napoleonica, il nobile Armand d’Hubert e il plebeo Gabriel Feraud, rispettivamente interpretati da Keith Carradine e Harvey Keitel. Solo che qui la contesa non è all’ultimo sangue, ma di natura prettamente agonistica. Animosità, oltretutto, riservata al campo di gioco, a favore delle telecamere, mentre sotto si nasconde una passione inconfessabile.
In questo senso, Heated Rivalry ricorda anche un altro capolavoro del grande schermo: I segreti di Brokeback Mountain. Nel film diretto da Ang Lee, veniva smantellato il mito machista dei cowboy, vaccari cristallizzati nell’immaginario collettivo come fra i massimi esempi di “maschi veri”. Qui, invece, il bersaglio è il mondo dell’hockey, sport per “uomini duri”, dove spesso il contatto fisico si fa pericoloso, causando anche pesanti infortuni (il nostro Hollander, dopo un violento contrasto, riporterà una brutta concussione).

Due caratteri all’apparenza agli antipodi
Al centro due caratteri, almeno all’apparenza, agli antipodi. Ilya è sicuramente quello con più esperienza della coppia; un playboy, che non disdegna anche l’altro sesso, sempre sicuro di sé, sebbene, alla fine, sarà lui il primo dei due ad innamorarsi perdutamente, non riuscendo a controllare la sua gelosia nei confronti della fidanzata di copertura del suo amante (Sophie Nélisse di Yellowjackets, nel ruolo di un’attricetta con cui Shane ha una breve storia). Dall’altra parte, Shane è quello più ritroso e insicuro, con una paura matta di essere scoperto e rovinare per sempre la sua immagine pubblica.
La loro relazione diventa ben presto importante, un rifugio sicuro non solo dalle pressioni del campionato, ma anche dalle preoccupazioni di derivazione familiare. Le famiglie dei due, sebbene molto diverse, sono infatti entrambe fonte di problemi. Ilya è il secondogenito di un ex colonnello di polizia russo, che ha impartito al figlio una rigida educazione militare, senza concedergli il minimo sconto. Ma l’anziano genitore è anche un uomo malato, affetto da demenza senile, che il ragazzo è stato costretto a lasciare alle cure dello scapestrato fratello maggiore, un parassita alla costante ricerca di soldi. Shane, invece, ha una pretenziosa madre-manager molto attenta al brand del figlio, che si preoccupa sempre di compiacere i lucrativi sponsor.
Una prima stagione riuscita
Il coinvolgimento fra i due protagonisti parte da un’attrazione prettamente fisica, fatta di incontri segreti in stanze d’hotel buie, dove il loro corpi atletici sono illuminati sollo dalla flebile luce che filtra dalle finestre. Un desiderio carnale che si trasforma, come anticipato, in un amore quasi fondamentale per la sopravvivenza di entrambi, ma la cui rivelazione potrebbe fargli perdere tutto quello per cui hanno lavorato durante la loro carriera sportiva. Situazione che Heated Rivalry riesce a raccontare non solo con drammaticità e tensione, ma anche con ironia e romanticismo (quando i due fanno l’amore chiamandosi per cognome sono di una dolcezza unica). Una prima stagione riuscita, capace di creare aspettative nello spettatore per il proseguo della storia.


