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Grotesquerie, recensione della nuova serie horror di Ryan Murphy

Ryan Murphy torna all'horror in una serie creata in collaborazione con Jon Robin Baitz e Joe Baken. Grotesquerie è disponibile dal 13 novembre su Disney+.

Cos’è il grottesco? Consultando una fonte autorevole come la Treccani, troviamo questa definizione della suddetta parola: “La particolare situazione, e insieme la sensazione, prodotta da ciò che è paradossale, sproporzionato, strano”. Sul fronte cinematografico e televisivo, questo aggettivo è spesso associato al difficilmente inquadrabile lavoro di David Lynch (Eraserhead – La mente che cancella, I segreti di Twin Peaks), dove elementi fortemente disturbanti, vicini ai territori dell’horror, vanno a braccetto con situazioni bizzarre, a volte messe in scena anche con un’ironia sui generis. Opere a cui spesso non sappiamo bene come reagire, che suscitano sensazioni a metà strada tra il puro terrore e il sorriso. Un cortocircuito emozionale ben noto anche a Ryan Murphy, uno dei più importanti e prolifici autori televisivi delle ultime due decadi, che non si è fatto remore nell’adoperarlo, a sua volta, con un’attitudine smaccatamente pop.

L’incontro tra un approccio sopra le righe, dall’estetica “queer”, e l’orrore è la cifra stilistica di molte delle serie tv del produttore statunitense, con l’antologica American Horror Story in testa, soprattutto durante annate come Freak Show, un mix a base di inquietanti clown assassini e momenti musicali kitsch. Ryan Murphy, insieme ai collaboratori Jon Robin Baitz (FEUD: Capote Vs. The Swans) e Joe Baken (lo spin-off American Horror Stories), riprende proprio questo suo filone grottesco nella serie Grotesquerie – perdonate la strana ripetizione – , disponibile dal 13 novembre in streaming su Disney+. Una prima stagione di dieci episodi per la nuova creatura horror del celebre showrunner, genere questa volta ibridato con il crime procedural e il dramma familiare. Un lieto ritorno all’orrore per i fan di vecchia data di Murphy, dopo produzioni dal soggetto true crime come MONSTERS: La storia di Lyle ed Erik Menendez.

L’orrore incontra il dramma familiare

Una piccola comunità della California è sconvolta dai brutali omicidi a sfondo religioso del serial killer Grotesquerie, assassino che non si fa problemi a sfidare arrogantemente le forze dell’ordine. Il criptico caso è affidato alla detective veterana Lois Tryon (Niecy Nash-Betts), che sta attraversando un periodo molto difficile anche dal punto di vista della sua vita privata. Il marito Marshall (Courtney B. Vance), infatti, è da tempo in un letto d’ospedale in coma, mentre la figlia Merritt (Raven Goodwin) soffre di un disturbo alimentare, che la porta a strafogarsi incontrollabilmente. La stessa Lois, all’apparenza forte e risoluta, ha un evidente problema con l’alcol. Un inaspettato aiuto nelle indagini arriverà da sorella Megan (Micaela Diamond, che assomiglia a una giovane Carol Kane), suora che scrive di efferati casi di cronaca nera per il giornale della parrocchia. Ma la giovane monaca sembrerebbe avere una strana connessione con il sadico omicida.

Ryan Murphy ci porta in un mondo da incubo, nel bel mezzo di un deserto rossastro, avvolto letteralmente dalle fiamme (durante gli eventi della serie, un incendio di un giacimento naturale di gas si propaga per tutta la regione circostante). Una realtà che è uno specchio grottesco di quella in cui viviamo, dove la criminalità, o più genericamente il male, sembrerebbe strangolare qualsiasi cosa. Al centro, una protagonista che condivide più di una caratteristica con una delle classiche figure dell’hard boiled: il rude e disincantato detective, con la sigaretta sempre in bocca e una fiaschetta di alcol alla mano, pronta all’uso. Ma questa volta, anche la dura Lois si troverà davanti a un caso in grado di scioccarla. Infatti, l’antagonista della serie, il nostro Grotesquerie, rientra tra quegli assassini seriali con una propensione per la teatralità. Un maniaco che si diverte a mettere in posa i corpi martoriati delle sue vittime, creando come delle grottesche rappresentazioni pregne di riferimenti all’iconografia cristiana (il pensiero va agli omicidi orrorifici di Seven e della serie Hannibal).

Un accumulo di situazioni e personaggi grotteschi

Oltre a questi due rivali, intorno a cui ruota tutta la vicenda, Grotesquerie popola il suo mondo di comprimari bizzarri e sopra le righe. Personaggi che non rappresentano una novità nella produzione di Ryan Murphy, come la sgradevole e dispotica infermiera Redd (Lesley Manville), non dissimile dalla Ratched vista nella serie prequel di Qualcuno volò sul nido del cuculo. Non mancano le figure religiose, come la succitata sorella Megan, ma anche l’ambiguo padre Mayhew (dopo il ruolo di Lyle Menendez, Nicholas Alexander Chavez torna a collaborare con Murphy), così come erano ampiamente presenti in passati lavori dell’autore televisivo (l’indimenticabile sorella Jude di American Horror Story: Asylum). Mayhew, soprattutto, rappresenta una concentrazione non indifferente di bizzarrie: un prete, ex personal trainer, fissato con la forma fisica – ennesima occasione per Murphy di sfogare la sua nota ossessione per i corpi maschili giovani e aitanti -, ma che condivide anche lo smodato interesse per il true crime di sorella Megan.

Grotesquerie, fra autoflagellazioni e neonati bolliti, procede per accumulo riuscendo anche, in certi frangenti, a risultare abbastanza inquietante, ma perlopiù lasciando con un senso di sterile provocazione. Un catalogo dell’orrore dove lo stile, troppo spesso, prevale sul contenuto. Non aiuta la svolta intrapresa nella seconda metà della stagione; un colpo di scena a effetto che sembrerebbe provenire direttamente da un film uscito a cavallo tra gli anni ’90 e il nuovo millennio. A tutto questo, si aggiunge anche la smodata ambizione di Murphy, che vorrebbe riflettere sugli orrori della nostra contemporaneità, dalla mascolinità tossica alla progressiva perdita di empatia della razza umana, mentre la tensione latita. Problemi che rendono Grotesquerie una serie non del tutto riuscita, consigliata solo ai completisti dell’opera del creatore di American Horror Story.

Guarda il trailer ufficiale di Grotesquerie

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Dopo le derive true crime di MONSTERS: La storia di Lyle ed Erik Menendez, il celebre autore televisivo Ryan Murphy torna all'horror con Grotesquerie. Questa volta l'orrore viene ibridato con il crime procedural e il dramma familiare, in una caccia al serial killer che si trasforma presto in un vero e proprio incubo. Un accumulo di situazioni e comprimari bizzarri, come Murphy ci ha abituato, che arriva presto ad annoiare. La serie, purtroppo, lascia con la sensazione di sterile provocazione. Un catalogo di nefandezza dove lo stile, troppo spesso, prevale sul contenuto. Non aiuta la smodata ambizione di Murphy, che vorrebbe riflettere sugli orrori della nostra contemporaneità, mentre la tensione latita. Consigliato solo ai completisti dell'opera del creatore di American Horror Story.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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