giovedì, Luglio 29, 2021
HomeSerie TvRecensioni Serie TvGenerazione 56K, recensione della serie Netflix dei The Jackal

Generazione 56K, recensione della serie Netflix dei The Jackal

La recensione di Generazione 56K, serie ideata da Francesco Ebbasta dei The Jackal. Disponibile su Netflix dal 1 luglio.

Si parla tanto di millennial (termine alternativo usato dagli studiosi e dai media per indicare la Generazione Y), quella generazione che ha vissuto l’avvento di internet nelle nostre mura domestiche, mentre alla radio passavano continuamente in rotazione La regola dell’amico degli 883. Minuti interminabili passati davanti ad un monitor, in attesa che un ammasso di pixelloni indecifrabile si trasformasse magicamente in una immagine di Dragon Ball, o di un soggetto più pruriginoso (i maschietti sapranno di cosa si parla). Esperienze di vita che accomunano tanti, nati tra la metà degli anni ’80 e i primi anni ’90, pubblico di riferimento di Generazione 56K, serie disponibile dal 1 luglio su Netflix.

Questa nuova produzione italiana del colosso dello streaming, in collaborazione con Cattleya e Ciaopeople Media Group, è probabilmente la prima serie nostrana concepita appositamente per i millennial (la nostra tv, di solito, guarda ad un target più vetusto). La serie è ideata da Francesco Capaldo, alias Francesco Ebbasta (Addio fottuti musi verdi), una delle menti dietro il gruppo comico The Jackal, fenomeno della rete che da diversi anni ha invaso anche il cinema e la tv.

La trama degli otto episodi da trenta minuti – quattro diretti dallo stesso Capaldo, quattro da Alessio Maria Federici (Terapia di coppia per amanti) – racconta la complicata storia d’amore tra Daniel (Angelo Spagnoletti) e Matilda (Cristina Cappelli) alternando due piani temporali, uno ambientato nel presente e l’altro nel 1998. I due ragazzi, cresciuti insieme sull’isola di Procida fino alle scuole medie, si rincontrano per caso a Napoli, ormai entrambi trentenni, a causa di una buffa coincidenza. Un’amore che causerà non pochi tribolamenti, ma anche momenti ironici, soprattutto con il coinvolgimento dei due amici e colleghi di Daniel: Sandro e lo strambissimo Luca (rispettivamente Fabio Balsamo e Gianluca “Fru” Colucci dei The Jackal).

Generazione 56K si presenta come un’operazione nostalgia ben confezionata, dal taglio internazionale, con la giusta dose di hit di quel periodo – diverse dei succitati 883 – ad accompagnare un tripudio di situazioni tipiche degli anni ’90. La ricostruzione d’epoca va al di là delle mere citazioni esornative – dialoghi su film come Space Jam e Terminator 2, un cabinato di Street Fighter II piazzato nel bar frequentato dalle versioni bambine dei nostri – riuscendo a cogliere momenti genuini, presi direttamente dai ricordi di chi – Capaldo e gli altri sceneggiatori – ha vissuto quegli anni. Veri e propri elementi classici della “mitologia” anni ’90, in cui molti di noi ritroveranno ricordi – anche imbarazzanti – della propria giovinezza (il figlio dell’edicolante che si faceva pagare per prestare le videocassette zozze ai compagni di scuola).

Ai sorrisi e alla nostalgia della parte ambientata nel ’98, Generazione 56K ne alterna una nel presente vicina alle dinamiche di una più classica commedia romantica, tra tanti equivoci, tensioni e qualche risata (soprattutto grazie al personaggio disadattato di Fru, indubbiamente lo “Sheldon Cooper” della serie). Seppur più canonico, questo lato rom-com riesce ad evitare alcuni cliché del genere ormai stantii, come il rivale in amore presentato come viscido antagonista, scegliendo soluzioni meno stucchevoli e/o più verosimili.

Generazione 56K non è un capolavoro e, andando avanti negli episodi, mostra qualche momento meno convincente – soprattutto per quanto riguarda la parte nel presente -, ma si rivela comunque una visione leggera e piacevole, capace di strappare più di un sorriso. Una serie che agli occhi di uno spettatore millennial acquisisce anche un valore aggiunto – se siete tra questi, aggiungente pure mezzo punto in più al voto finale -, soprattutto se gustata in compagnia della propria dolce metà.

Guarda il trailer ufficiale di Generazione 56K

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Generazione 56K è un divertente tuffo negli anni '90, che sa andare al di là della mera ricostruzione di maniera. Una parte ambientata nel presente con qualche difettuccio, più vicina ad una canonica commedia romantica, non compromette la resa generale della serie. Ottima da vedere in coppia, soprattutto se si è millennial.
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Recenti

- Advertisment - Aggiungi MGM al tuo Prime Video. Di più dei classici che ami!