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FEUD: Capote Vs. The Swans, recensione della serie di Ryan Murphy

Interpretata da Naomi Watts, Diane Lane, Chloë Sevigny, Calista Flockhart, Demi Moore e Molly Ringwald, FEUD: Capote Vs. The Swans sarà disponibile su Disney+ dal 15 maggio.

Ennesima creatura partorita dalla mente di Ryan Murphy, uno dei più prolifici e instancabili produttori televisivi contemporanei, la serie antologica basata su alcune delle più grandi rivalità del gossip statunitense (la prima stagione parlava dell’epico duello tra Bette Davis e Joan Crawford), Feud è diventata da subito un caso. Un caso così importante che la seconda stagione è rapidamente divenuta uno dei titoli più attesi dal pubblico americano dell’annata odierna, specialmente dopo l’annuncio della rivalità scelta.

FEUD: Capote Vs. The Swans, disponibile in Italia dal 15 maggio su Disney+, è basata sul libro “Capote’s Women: A True Story of Love, Betrayal, and a Swan Song for an Era” e tratta niente poco di meno che dello scontro tra Truman Capote e coloro che lui chiamava “i Cigni”, ovvero le donne più importanti e influenti dell’alta società newyorkese dell’epoca. Il nome di spicco della produzione stavolta è dietro la macchina da presa, dato che è Gus Van Sant (Drugstore Cowboy, Belli e dannati, Will Hunting) a dirigere la maggior parte degli 8 episodi, anche se non sono da sottovalutare i volti sul set.

Troviamo infatti nuovamente il solito ensemble d’eccezione (altra firma dei lavori targati Murphy), stavolta composto da Naomi Watts, Diane Lane, Chloë Sevigny, Calista Flockhart, Demi Moore e Tom Hollander, quest’ultimo nei panni del leggendario scrittore americano. Il titolo conferma i leitmotiv di una serie che vive soprattutto di una messa in scena di grande classe, dalla cura dei dialoghi fino alla fotografia, passando per trucco, costumi e scenografia. In questo caso ancora di più, dato che la maggior parte degli sforzi creativi sono negli negli scambi verbali, nella ricostruzione cronachistica e nell’esaltazione delle varie performance; fra tutte, quella dell’interprete britannico, centro di gravità permanente di una serie innamorata della tragica figura di Capote.

I segreti letali dei Cigni

Lo scambio iniziale tra Babe Paley (Watts) e Truman Capote (Hollander) è rivelatorio di un rapporto che vive di un’attrazione fatale nella misura in cui si anima della condivisone di segreti “per cui si potrebbe uccidere”. Segreti di donne potenti, ma anche incredibilmente fragili. Donne sole in stanze luccicanti, bistrattate da chi le dovrebbe amare, abbandonate in un mondo fatto di un vuoto lussuoso, odiato da chi ci sta dentro, ma invidiato da tutti gli altri. Anime dai denti aguzzi ma, a ben guardare, chiuse in delle gabbie d’orate.

Tutte loro amano Capote perché probabilmente egli è l’unico che riesce a guardarle per quello che sono veramente, amandole e odiandole, ammirandole per poi umiliarle, come può testimoniare Ann Woodward (Moore). I suoi “cigni” sono Paley, Slim Keith (Laine), moglie di Howard Hawks, Lee Radziwill (Flockart), sorella minore di Jackie Kenedy, e CZ Guest (Sevigny), la musa di Andy Warhol. Donne bellissime, donne impeccabili e sgargianti. Donne soprattutto tristi. Forse la caratteristica che le avvicina di più al loro confidente più intimo. Un alieno che le comprende come nessun altro (“Cos’hanno in comune una donna e un omosessuale?”). Loro sono le protagoniste dell’articolo La Côte Basque, assaggio di un libro scandalo più grande, pubblicato su Esquire con la firma di Capote stesso.

Uno scritto che racconta i famosi segreti letali dei “Cigni”, giustificato dal nobile scopo di voler mostrare al mondo il vero volto di queste donne perfette padrone di un mondo perfetto. Una spiegazione, a ben vedere, piuttosto vacua, soprattutto perché l’articolo, nonostante questo “altro intento”, segnò di fatto l’ultima fase (quella risolutiva) dell’autodistruzione dello scrittore, che da quel momento in poi fu abbandonato dal mondo hollywoodiano e trattato come reietto da tutti coloro che gli erano stati vicino. Una cosa forse voluta dallo scrittore, visto che quelli che provarono a resistere alla tempesta sono stati respinti direttamente da lui; lui che, rimasto finalmente solo, decise di autoesiliarsi presso l’unica amica alla quale aveva concesso di rimanere, Joanne Carson (Molly Ringwald), al suo fianco fino alla fine.

L’enigma di Truman Capote

Dal punto di vista tecnico FEUD: Capote Vs. The Swans conferma allo spettatore di trovarsi di fronte ad una serie essere praticamente ineccepibile, sia nella ricostruzione storica che nella regia, stavolta affidata ad una firma d’eccezione come Van Sant, il quale ha la sapienza di adattarsi al titolo piuttosto che stravolgerlo, insinuando comunque il suo tocco. Lo si vede specialmente nella capacità di lavorare costantemente in ambienti chiusi, alzando ed abbassando la tensione a suo piacimento, o nei cambi di registro riconoscibili dall’inserimento di un suadente bianco e nero.

La scrittura vive invece di due forze contrarie, ma non proprio uguali, nella cui commistione si cerca di trovare la chiave per il confezionamento di un intreccio solido e leggibile. Si opta infatti per una ricostruzione a mosaico della vicenda, con dei salti temporali ad hoc che danzano intorno all’evento clou della storia, in modo da arrivare ad una comprensione a 360 gradi della stessa, guardando sempre verso la medesima direzione. Questa scelta la si nota anche nel modo in cui i pesi dei vari personaggi vengono distribuiti, dal momento che, nonostante il titolo e il cast importante, la stagione ruota soprattutto intorno all’analisi della tragica figura di Truman Capote.

Lui è il mistero di FEUD: Capote Vs. The Swans: nonostante la serie viva dei segreti dei “Cigni”, infatti, è il suo enigma a tenere banco per tutti gli episodi; i suoi eccessi, i suoi improvvisi cambi d’umore, la sua incomprensibile (di primo acchito) voglia di autodistruzione. L’interpretazione di Tom Hollander (The White Lotus) acquisisce dunque un’importanza cardinale nella riuscita del titolo (non ce ne vogliano le altre, meravigliose, attrici). Un’interpretazione figlioccia di quella impareggiabile che fu del compianto Philip Seymour Hoffman nel film di Bennett Miller del 2005, ma encomiabile soprattutto per il lavoro sulla mimesi. Più “Capote” che “The Swans”, insomma, per una stagione che conferma la qualità altissima dei lavori di Murphy, sempre più iconico nel panorama seriale.

Guarda il trailer di FEUD: Capote Vs. The Swans

GIUDIZIO COMPLESSIVO

FEUD: Capote Vs. The Swans è la seconda stagione della serie antologica sulle rivalità storiche ideata da quel genio instancabile che è Ryan Murphy, il quale ha stavolta dalla sua, oltre ad un cast stellare composto da Naomi Watts, Diane Lane, Chloë Sevigny, Calista Flockhart, Demi Moore e Tom Hollander, anche un Gus Van Sant in più dietro la macchina da presa. Questa nuova stagione conferma l’eleganza dei titoli di Murphy, soprattutto nel lavoro di ricostruzione storica, in primis trucco, costumi e scenografia. La bravura della regia d’autore sta nella sua capacità di adattamento alla serie, cercando di mostrarsi chirurgicamente. La scrittura, tutta costruita sul verbale e su un’apparente anarchia cronachistica, ha il suo fulcro in Capote, vero centro di gravità permanente perché portatore del mistero più grande in una stagione sui misteri.

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FEUD: Capote Vs. The Swans è la seconda stagione della serie antologica sulle rivalità storiche ideata da quel genio instancabile che è Ryan Murphy, il quale ha stavolta dalla sua, oltre ad un cast stellare composto da Naomi Watts, Diane Lane, Chloë Sevigny, Calista Flockhart, Demi Moore e Tom Hollander, anche un Gus Van Sant in più dietro la macchina da presa. Questa nuova stagione conferma l’eleganza dei titoli di Murphy, soprattutto nel lavoro di ricostruzione storica, in primis trucco, costumi e scenografia. La bravura della regia d’autore sta nella sua capacità di adattamento alla serie, cercando di mostrarsi chirurgicamente. La scrittura, tutta costruita sul verbale e su un’apparente anarchia cronachistica, ha il suo fulcro in Capote, vero centro di gravità permanente perché portatore del mistero più grande in una stagione sui misteri.FEUD: Capote Vs. The Swans, recensione della serie di Ryan Murphy