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Dune: Prophecy, recensione della serie prequel ambientata nell’universo di Frank Herbert

Tratta dalla trilogia di romanzi "Great Schools of Dune", la serie prequel Dune: Prophecy ci riporta nel mondo dei film di Denis Villeneuve. Disponibile dal 18 novembre su Sky e in streaming su NOW.

Il mondo della fiction, così come quello dell’arte in generale, non è impermeabile a influenze e interconnessioni, che creano spesso dei percorsi circolari affascinanti, capaci letteralmente di fare il giro del mondo, andata e ritorno. Non è un mistero come l’influenza del western classico hollywoodiano di autori come John Ford sia stata fondamentale per Akira Kurosawa nella realizzazione dei suoi film di samurai, per poi tornare in occidente con i celebri remake, tratti rispettivamente da I sette samurai e La sfida del samurai, I magnifici sette di John Sturges e Per un pugno di dollari del nostro Sergio Leone (quest’ultimo creò anche non poco imbarazzo a causa di una storia, tutta italiana, di diritti non pagati).

Sempre parlando di Kurosawa, è innegabile come l’opera del leggendario regista sia stata una delle principali fonti d’ispirazione per l’universo di Guerre stellari, che ha influenzato, a sua volta, il classico dell’animazione giapponese Mobile Suit Gundam. Come dicevamo, tante interconnessioni affascinanti, fatte di scambi reciproci tra universi narrativi apparentemente molto lontani. Un altro esempio degno di nota è la saga letteraria di “Dune” scritta da Frank Herbert, una delle opere di fantascienza più influenti di sempre, anche questa fra le tante ispirazioni dietro allo Star Wars di George Lucas (prescelti provenienti da pianeti desertici, imperatori galattici, antichi ordini dotati di poteri mistici).

Forse è meno palese l’influenza avuta, sempre da “Dune”, su un’altra epica saga, questa volte dal setting medievaleggiante: le “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R. R. Martin. La serie di libri dietro a Game of Thrones, infatti, mette in scena, allo stesso modo dell’opera di Herbert, un mix di subdole macchinazioni politiche e criptiche profezie (le similitudini non si fermano qui, ma non è questa la sede dove approfondire l’argomento). Un’altra influenza, come le succitate, destinata a tornare al mittente con l’uscita della serie tv Dune: Prophecy, in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW a partire dal 18 novembre.

10.000 anni prima della nascita di Paul Atreides…

Una produzione targata HBO che avvicina il mondo di Herbert proprio a Game of Thrones e House of the Dragon. Basata sulla trilogia prequel di romanzi “Great Schools of Dune”, scritta dal figlio Brian Herbert insieme a Kevin J. Anderson, Dune: Prophecy si svolge più di 10.000 anni prima della nascita di Paul Atreides.

La madre superiora del futuro ordine delle Bene Gesserit, Valya Harkonnen (interpretata principalmente da Emily Watson, mentre da giovane ha il volto di Jessica Barden), cerca di ampliare l’influenza della Sorellanza su tutte le Grandi Case dell’Imperium in modo da prevenire il realizzarsi di una catastrofica profezia, fatta dalla vecchia matriarca Raquella Berto-Anirul (Cathy Tyson) in punto di morte. La Sorellanza ha raggiunto un tale status da assicurarsi l’istruzione dell’erede al trono dell’imperatore Corrino (Mark Strong), la principessa Ynez (Sarah-Sofie Boussnina). Ma l’arrivo a palazzo dell’enigmatico soldato Desmond Hart (Travis Fimmel), che sembrerebbe avere acquisito strane capacità sul pianeta Arrakis, sconvolge drasticamente i suoi piani.

Sviluppata da Diane Ademu-John (Empire, The Haunting of Bly Manor) e Alison Schapker (Altered Carbon, Westworld), Dune: Prophecy si presenta come una sorta di reiterazione in salsa fantascientifica degli intrighi di corte delle serie ambientate a Westeros, mettendo al centro un personaggio femminile ambizioso tanto quanto Cersei e con una rete di informatori degna di Varys (la Sorellanza ha occhi e orecchie ovunque, anche tra le fila dei nemici dell’Impero, sfruttando e manipolando ribellioni e attentati a suo vantaggio). Una serie che quindi predilige lunghi dialoghi, spesso e volentieri ambientati in cupi interni, rispetto all’azione, mettendo l’accento sull’approfondimento psicologico del suo nutrito cast di personaggi (per spiegare le motivazioni di Valya e della sorella Tula, interpretata da Olivia Williams e dalla giovane Emma Canning, sono presenti lunghe digressioni sul loro passato).

Un Game of Thrones in salsa sci-fi

Naturalmente, essendo la serie ambientata nel medesimo universo narrativo, vengono ripresi i toni eterei e l’estetica essenziale, a tratti vicina al brutalismo, delle due pellicole cinematografiche dirette da Denis Villeneuve (trovate le nostre recensioni qui e qui). Forse anche troppo, portando spesso a domandarci come sia possibile che tecnologia e costumi non siano tanto cambiati in oltre 10.000 anni di storia; un difetto da cui non sono esenti anche prequel e sequel di altre saghe di fantascienza.

Ma Dune: Prophecy ci porta anche su nuovi mondi, come l’oscuro Wallach IX, sede della Sorellanza; dietro le cui porte viene portato avanti, in gran segreto, anche un inquietante progetto eugenetico di miglioramento e controllo della classe dirigente dell’Imperium. Ma a colpire particolarmente è il dorato Salusa Secundus, florido pianeta dove risiede la famiglia Corrino, capace di regalare scorci di paesaggi davvero evocativi. Proprio sul pianeta capitale, la serie offre una visione inedita della vita nel mondo di Dune; quella della dissoluta esistenza dei rampolli imperiali, la succitata principessa Ynez e suo fratello Constantine (Josh Heuston), fatta di club notturni, droghe ricreative e attività sotto le coperte (tornano i paralleli con Game of Thrones e compagnia).

Dune: Prophecy può contare, senza ombra di dubbio, su valori produttivi di buon livello e sulle solide fondamenta di uno dei mondi d’immaginazione più iconici e affascinanti di sempre, ma lascia comunque non pienamente soddisfatti. Una scrittura non sempre incisiva, a volte, lo fa apparire come un GOT o un HOD sci-fi senza mordente, a tratti perfino noioso. Non si riesce mai davvero ad affezionarsi ai personaggi protagonisti delle intricate vicende, complice forse anche la breve durata di questa prima stagione, di soli sei episodi. Mutuando una classica frase da professore durante i colloqui con i genitori “è brava, ma non si applica”. Non una brutta serie, ma ci si poteva aspettare qualcosina di più.

Guarda il trailer ufficiale di Dune: Prophecy

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Dune: Prophecy ci riporta nell'iconico mondo fantascientifico creato da Frank Herbert, in una serie prequel basata sui romanzi scritti dal figlio Brian insieme a Kevin J. Anderson. Uno show che riprende i toni eterei e l'estetica essenziale delle due pellicole dirette da Denis Villeneuve, usandole per raccontare intrighi di palazzo molto simili a quelli visti in Game of Thrones e House of the Dragon (anche questa è una produzione targata HBO). Nuove parti di quell'affascinante mondo da esplorare, messe in scena con valori produttivi sicuramente all'altezza. Purtroppo la scrittura, a volte, risulta senza mordente e incapace di farci davvero affezionare ai protagonisti della storia, complice forse anche la breve durata della stagione. Non una brutta serie, ma ci si poteva aspettare qualcosina di più.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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Dune: Prophecy ci riporta nell'iconico mondo fantascientifico creato da Frank Herbert, in una serie prequel basata sui romanzi scritti dal figlio Brian insieme a Kevin J. Anderson. Uno show che riprende i toni eterei e l'estetica essenziale delle due pellicole dirette da Denis Villeneuve, usandole per raccontare intrighi di palazzo molto simili a quelli visti in Game of Thrones e House of the Dragon (anche questa è una produzione targata HBO). Nuove parti di quell'affascinante mondo da esplorare, messe in scena con valori produttivi sicuramente all'altezza. Purtroppo la scrittura, a volte, risulta senza mordente e incapace di farci davvero affezionare ai protagonisti della storia, complice forse anche la breve durata della stagione. Non una brutta serie, ma ci si poteva aspettare qualcosina di più.Dune: Prophecy, recensione della serie prequel ambientata nell'universo di Frank Herbert