sabato, Novembre 27, 2021
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Diavoli, recensione della serie con Alessandro Borghi e Patrick Dempsey

Diavoli è il titolo dell’attesa nuova serie targata Sky Original: una nuova produzione che irrompe nella confusione del caotico stallo imposto dalla pandemia di COVID-19. Un prodotto innovativo e spregiudicato, pronto a debuttare grazie a un’intesa sinergica – e produttiva – tra Sky Italia e Lux Vide in collaborazione con Sky Studios, Orange Studio e OCS.

La distribuzione internazionale è affidata alla NBC Universal Global Distribution per conto di Sky Studios: ancora una conferma nella possibilità di creare interessanti commistioni – come già accaduto con la serie di Stefano Sollima ZeroZeroZero – tra il talento italiano e le potenzialità del mercato internazionale, sottolineato dal team di sceneggiatori anglo-italiani (Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Guido Maria Brera, Chris Lunt, Michael Walker, Ben Harris, Daniele Cesarano, Ezio Abate e Barbara Petronio) e dai due registi che si sono avvicendati dietro la macchina da presa, Nick Hurran e Jan Michelini.

Tratta dal best seller omonimo scritto dall’imprenditore Guido Maria Brera, la serie è incentrata sul profondo legame che intercorre tra i due protagonisti: da un lato l’italiano Massimo Ruggero (Alessandro Borghi), perfetto esempio di self-made man e spregiudicato Head of Trading di una delle più importanti banche di investimento del mondo, La New York – London Investment Bank (NYL); dall’altro, Dominic Morgan (Patrick Dempsey) uno degli uomini più potenti della finanza mondiale, CEO della banca e mentore di Massimo. Il sodalizio tra i due uomini inizierà a sgretolarsi quando, a causa dei segreti di Dominic, Massimo si troverà coinvolto in una guerra finanziaria intercontinentale e dovrà scegliere se fidarsi del suo mentore o se provare a fermarlo.

Con la sua ricetta perfetta a base di alta finanza, intrighi, chiaroscuri fatali e ombre che aleggiano sul passato – quanto sul presente – degli inafferrabili personaggi, Diavoli è un cocktail perfetto da servire sul mercato internazionale, avido di nuovi contenuti e sempre più competitivo; un elegante Dry Martini dalla confezione asciutta, essenziale ma elegante, che trova proprio nello stile la propria cifra identitaria. Trasformare il mondo dell’alta finanza in un argomento appetibile per il palato di fruitori più avvezzi alla pop culture televisiva è un grande rischio; il pericolo maggiore, poi, diventa quello di scivolare rovinosamente su una buccia di banana.

Ma il team Sky ormai presenta dei prodotti finali collaudati, garanzie inequivocabili ed accattivanti dalle quali è difficile staccare gli occhi di dosso durante la visione. Se il primo episodio si dimostra più rarefatto e complesso, una struttura in cemento e vetro nella quale è difficile fare emotivamente breccia, è nel secondo episodio – contravvenendo ad ogni regola non-scritta sulla serialità – che si gioca la partita: la storia decolla, come un’auto dall’accelerazione folgorante ruggisce portando con sé, nell’occhio sempre più cieco ed oscuro di un illimitato torbido magma, lo spettatore rapito dalle vicende mostrate sul (piccolo) schermo.

I personaggi, ben delineati e tridimensionali, rifuggono da qualunque tradizionale cliché: in questo complesso gioco delle parti, affidare il ruolo del “buono” di turno o del “cattivo” a qualcuno è praticamente impossibile. Tutti sono colpevoli, tutti hanno commesso dei peccati indicibili da scontare e che hanno ormai macchiato la loro anima. Il titolo, Diavoli, non evoca solo l’immagine spregiudicata e tagliente del mondo dell’alta finanza; piuttosto rimanda ad un profondo sotto-testo legato al concetto di libero arbitrio, di libera scelta del male (volontario) che finisce per intossicare, e dal quale è difficile tanto fuggire quanto difendersi.

Su un ottimo cast – selezionato perfettamente su parte – brillano i due protagonisti Alessandro Borghi e Patrick Dempsey: due attori distanti quanto diversi tra loro, ma quanto mai assortiti perfettamente nell’armonia distorta di questa torbida vicenda. In Diavoli i loro volti diventano i simboli di un conflitto più antico, dell’eterno mito di Caino e Abele (o del più classico “cane-mangia-cane”) che dilania da sempre l’animo umano; volti contrapposti ma affini, immortalati in un sottile ping pong mentale, in una schermaglia crudele che ha in palio soldi, benessere mondiale, equilibri sociali e infine vite umane.

Borghi, alle prese con un ruolo in una grande produzione internazionale in lingua inglese, cela dietro lo specchio cristallino dei suoi occhi i segreti laceranti di un self-made man; Dempsey, complice la presenza altera e intrigante di Kasia Smutniak nei panni di sua moglie, restituisce invece il ritratto sfaccettato di uno “squalo” della finanza talmente esperto da riuscire sempre a prevedere la prossima mossa, impedendo al suo regno di crollare rovinosamente sotto il peso di segreti, bugie, vendette e ambiguità.

Guarda il trailer ufficiale di Diavoli

Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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