sabato, Novembre 27, 2021
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Cowboy Bebop, recensione della serie Netflix tratta dall’omonimo anime

La recensione di Cowboy Bebop, la serie di fantascienza con John Cho basata sull'omonimo anime. Disponibile su Netflix dal 19 novembre.

L’appuntamento settimanale con la MTV Anime Night – contenitore trasmesso dal famoso canale musicale tra il 1999 e il 2010 – ha fatto entrare in contatto un’intera generazione con alcune classiche serie dell’animazione giapponese. Veri e propri cult come Trigun, Slam Dunk e il celebre Neon Genesis Evangelion hanno raggiunto una discreta popolarità, anche nel territorio italico, proprio grazie all’Anime Night. Uno degli anime più amati tra quelli trasmessi era sicuramente Cowboy Bebop, un riuscito mix di fantascienza, noir e western sulle note di una magnifica colonna sonora, prevalentemente jazz.

Questo immaginario davvero affascinante non poteva sfuggire a Netflix, che dopo le varie produzioni basate sui comics americani (Jupiter’s Legacy, Locke & Key, Sweet Tooth) ha rivolto le sue attenzioni sul mondo dei manga e degli anime (sono previsti prossimamente anche adattamenti di One Piece e Yu Yu Hakusho). La serie live action tratta da Cowboy Bebop, primo di questi rifacimenti ad approdare sulla piattaforma di streaming, sarà disponibile dal 19 novembre.

L’adattamento dell’anime ideato da Hajime Yatate – pseudonimo dello staff creativo dello studio nipponico Sunrise – vede nel ruolo di head writer Christopher Yost, sceneggiatore con una lunga esperienza nel mondo dei cartoni animati (Wolverine e gli X-Men, Star Wars Rebels), che in seguito si è dedicato anche a progetti cinematografici e televisivi (Thor: Ragnarok, The Mandalorian). Nei dieci episodi, dalla durata variabile, si alternano dietro la macchina da presa i registi Alex Garcia Lopez (Daredevil, The Witcher) e Michael Katleman (Una mamma per amica, Rizzoli & Isles), due professionisti della serialità televisiva.

Cowboy Bebop ci porta nel 2071, un futuro dove la vita umana si è spostata ormai nello spazio, in alcune colonie sparse per il sistema solare. La trama segue le disavventure dei cacciatori di taglie Spike Spiegel (John Cho) e Jet Black (Mustafa Shakir), a cui si aggregherà in seguito anche la bella e intrigante Faye Valentine (Daniella Pineda). Il passato di Spike, legato al cartello criminale Red Dragon, purtroppo tornerà a tormentare sia lui che i suoi nuovi compagni.

cowboy bebop
COWBOY BEBOP (L to R) JOHN CHO as SPIKE SPIEGEL, MUSTAFA SHAKIR as JET BLACK, DANIELLA PINEDA as FAYE VALENTINE and EIN in Cowboy Bebop Cr. GEOFFREY SHORT/NETFLIX © 2021

Le note di Yoko Kanno – storica compositrice della serie originale, le cui musiche sono state riutilizzate anche qui – ci accompagnano in un live action che riprende diverse suggestioni ed elementi della trama direttamente dal prototipo. Cowboy Bebop è un “remix” alla occidentale dell’anime giapponese, che rivisita alcuni degli episodi più iconici dando più spazio alla trama orizzontale (nell’originale la maggior parte delle puntate era di natura autoconclusiva). Una modifica dovuta, e aspettata, per meglio adattare l’opera alla struttura della serialità contemporanea. Le cacce all’uomo dei nostri bounty hunter spaziali si alterneranno alle macchinazioni di Vicious (Alex Hassell), l’antagonista principale, occupato nella scalata al potere della sua organizzazione criminale.

Purtroppo il ritmo del racconto, soprattutto nella prima metà della stagione, non sarà dei migliori. Un difetto che va a sommarsi ad una realizzazione tecnica per niente all’altezza, con costumi e acconciature troppo sopra le righe – la ricerca dell’eccessiva fedeltà ai personaggi dell’anime crea un effetto straniante, come se si stesse guardando un video tributo realizzato da cosplayer più che un prodotto professionale – e scenografie posticce e/o povere (a volte si ha l’impressione che alcune scene siano state girate in una zona industriale dietro l’angolo). Nota dolente sono anche le scene d’azione, tra i cavalli di battaglia della serie animata, qui poco dinamiche e molto modeste.

Nonostante vengano riprese parti della trama e inquadrature direttamente dal cartone, questa versione live action delude anche nel taglio generale dato all’opera: l’originale Cowboy Bebop era cinema noir animato, questo invece sembra un fumettone filmato. Lo stile ricorda quello pulp cartoonesco del peggiore Robert Rodriguez, oltretutto con una propensione per un umorismo pieno di puerili allusioni sessuali.

Cowboy Bebop è una serie poco riuscita in quasi ogni aspetto, che rischia di deludere non solo i fan, ma soprattutto il pubblico più casual. Mentre i primi potranno almeno godere della colonna sonora originale e divertirsi a riconoscere i vari riferimenti all’anime; gli ultimi si troveranno davanti solamente un prodotto cheap ed eccessivamente sopra le righe, creato solo per capitalizzare sul nome familiare.

Guarda il trailer ufficiale di Cowboy Bebop

GIUDIZIO COMPLESSIVO

L'adattamento live action di Cowboy Bebop non centra l'obiettivo, mettendo in scena una serie eccessivamente sopra le righe e con valori produttivi non all'altezza. Poche cose funzionano in questo noir di fantascienza, soprattutto dal punto di vista del pubblico generalista; i fan almeno potranno gustarsi la colonna sonora di Yoko Kanno e alcuni riferimenti all'anime originale.
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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