mercoledì, Maggio 22, 2024
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Christian – Seconda Stagione, recensione dei primi due episodi

La recensione dei primi due episodi della seconda stagione di Christian, la serie con Edoardo Pesce e Claudio Santamaria. Dal 24 marzo su Sky e NOW.

Christian è tornato sui nostri piccoli schermi, e questa volta la posta in gioco è ancora più alta, ambiziosa e complessa: il controllo del potere su Città-Palazzo, microcosmo immaginario (e feudale) nel quale si muovono il protagonista e tutti gli altri personaggi che completano questa seconda stagione, sempre diretta da Stefano Lodovichi (anche produttore creativo, co-ideatore e co-sceneggiatore) e che approderà su Sky e in streaming su NOW dal 24 marzo.

Nei nuovi episodi, dopo la morte del boss Lino (Giordano De Plano) la Città-Palazzo ha bisogno di un nuovo re e per Christian (Edoardo Pesce) arriva il momento di applicare il suo dono e costruire quel regno predetto dal Biondo (Giulio Beranek). Dovrà imparare cosa significhi passare da piccolo delinquente a santo, da uno dei tanti a punto di riferimento di un’intera comunità, diventando “il re” di Città-Palazzo ed imparando a compiere scelte in nome del bene di tutti… mentre Matteo (Claudio Santamaria), a cui verrà chiesto di schierarsi contro il salvatore di suo figlio, scoprirà la tentazione di giocare per sé. Al suo fianco infatti arriva La Nera (Laura Morante), un essere divino determinato ad ostacolare i piani del Biondo. Ma il cuore umano è imprevedibile e nemmeno l’essenza divina del Biondo e della Nera riuscirà a controllare o anche solo immaginare che forma assumerà, tra le mura di Città Palazzo, la lotta per la propria libertà.

Premessa: la serie Christian ha fatto irruzione nelle nostre esistenze da avidi consumatori di serie tv lo scorso anno, segnando un’improvvisa rivoluzione copernicana perfino nel ricco panorama delle piattaforme VOD. Una serie tutta italiana, originale, ispirata da una graphic novel – Stigmate, di Lorenzo Mattotti e Claudio Piersanti – e dalle suggestioni di un cortometraggio diretto da Roberto “Saku” Cinardi che riprendeva le suggestioni da supernatural crime drama mettendo, al centro della storia del “santo picchiatore” della periferia romana, l’attore-regista Gabriele Mainetti.

Un nome non casuale, che segnò nel 2015 già una svolta in questa direzione con l’uscita nelle sale del cult Lo chiamavano Jeeg Robot, film di genere supereroistico capace, però, di raccontare la nostra realtà molto meglio di tanti prodotti audiovisivi fin troppo ancorati alla quotidianità, radicati nelle contraddizioni che viviamo ogni giorno, ben lontane dai brillanti guizzi creativi regalati dal genere, lente (deformante) ideale per narrare il mondo che ci circonda.

Claudio Santamaria in un’immagine tratta da Christian – Seconda Stagione. Foto di Lucia Iuorio.

Di santi di strada e miracoli ambulanti

I primi due episodi di questa seconda stagione di Christian riprendono la narrazione esattamente dove era stata interrotta in precedenza, ma traghettando i personaggi nel cuore di una consapevolezza nuova e completamente diversa: non più “bambini” alle prese con rivoluzionarie scoperte e poteri inediti dai quali derivano grandi responsabilità (parafrasando un celebre “adagio” Marvel), ma giovani adulti che attraversano l’adolescenza della loro vita in un coming of age atipico e rigorosamente di genere, che appartiene appieno al mondo del pulp per la capacità di mescolare tra loro il crime, l’elemento soprannaturale, quello mistico, il dramma e gli elementi da black comedy che affondano nel cuore della tradizione.

Tradizione, appunto, legata proprio alla commedia all’italiana – da sempre incline ad un umorismo tagliente e caustico – che contamina ogni aspetto della serie, spezzando ritmi e suggestioni fino a creare funambolici archi narrativi che vertiginosamente alternano battute sagaci a momenti drammatici e, a tratti, disturbanti, facendo salire lo spettatore su un ottovolante emotivo di reazioni e ipnotiche suggestioni. Il personaggio di Christian, motore immobile e imprescindibile dell’intero progetto, diventa parte di un arazzo più complesso, primo cavaliere di una tavola rotonda più simile ad una corte dei miracoli: meno Artù e più “santo picchiatore” leggendario, l’uomo si circonda di figure di riferimento sulle quali poter contare, sovrano senza corona di un regno da ricostruire e che assume, fin da subito, i contorni incerti e trasognati dell’utopia neo-hippie, basata sull’idea stessa di una comunità felice nella quale tutti vivono insieme, sereni e soddisfatti, sotto lo stesso tetto di stelle.

Ma Homo homini lupus dicevano i latini (ripresi brillantemente da numerosi filosofi, tra i quali Thomas Hobbes), e mai come in questa seconda stagione ci si addentra a fondo nel cuore dei dilemmi morali che dilaniano l’anima, in quegli archetipi immortali che trasformano ben presto Christian in una rilettura shakespeariana involontaria e affascinante, nella quale è possibile scorgere in ogni personaggio la grande tragicità (e l’impotenza nei confronti dell’ineluttabile esistenza) già messa in luce dal Bardo di Stratford-upon-Avon.

Tra Falstaff, Riccardo III, Calpurnia, Amleto, Shylock e Re Lear, c’è spazio per ogni personaggio dell’immaginario del drammaturgo britannico, traslando però quelle avventure goliardiche, picaresche e dolenti al giorno d’oggi e in una Roma altrettanto malinconica e beffarda, in un non luogo – come Città-Palazzo – che si trasforma ben presto in un simbolo universale di tutte le periferie e di tutti quei microcosmi affascinanti, nei quali l’umanità che vi abita finisce per muoversi esattamente come pesci in un acquario. Christian non è più solo nel suo coming of age mistico-soprannaturale fuori tempo massimo, ma c’è spazio narrativo sufficiente per coprire gli archi di trasformazione anche degli altri personaggi, non più figure sullo sfondo ma attori alla ribalta, funzionali alla creazione di uno storytelling più ampio e stratificato: in questa nuova stagione nessuno è secondario, ma tutti contribuiscono alla creazione di un immaginario di riferimento ben specifico.

I primi due episodi di questa seconda stagione, ovviamente, servono solo a traghettare lo spettatore di nuovo nel cuore di un mondo, immergendolo fin dentro le sue contraddizioni e marcando, ancor di più, il confine tra i generi: le due trame – quella più soprannaturale e la versione in salsa crime – procedono lungo due binari paralleli che forse, andando avanti, si incroceranno fino a deflagrare violentemente in un crescendo senza esclusione di colpi di umorismo dark, violenza grafica ed eccessi funambolici da fumetto; al momento si limitano a costruire un setup affascinante, arricchendo le sfumature emotive già presenti nella prima stagione e alzando, notevolmente, la posta in gioco.

Il pubblico che ha già seguito le precedenti avventure conosce già l’universo di Christian, quindi non verrà travolto dal fascino indiscreto della novità assoluta quanto, piuttosto, dalla curiosità impertinente di capire dove porterà questa improbabile storia di santi di strada, miracoli ambulanti, lotte sanguinarie di potere e contrasti lancinanti, pronti ad appassionare con la potenza semplice di uno standard blues che mette in scena l’eterno conflitto tra bene e male, peccato e redenzione, libero arbitrio e bene superiore, sullo sfondo dello scenario più complesso e sfaccettato di sempre: la vita stessa.

Guarda il trailer di Christian – Seconda Stagione

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Il pubblico che ha già seguito le precedenti avventure conosce già l’universo di Christian, quindi non verrà travolto dal fascino indiscreto della novità assoluta quanto, piuttosto, dalla curiosità impertinente di capire dove porterà questa improbabile storia di santi di strada, miracoli ambulanti, lotte sanguinarie di potere e contrasti lancinanti, pronti ad appassionare con la potenza semplice di uno standard blues che mette in scena l’eterno conflitto tra bene e male, peccato e redenzione, libero arbitrio e bene superiore, sullo sfondo dello scenario più complesso e sfaccettato di sempre: la vita stessa. 
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Il pubblico che ha già seguito le precedenti avventure conosce già l’universo di Christian, quindi non verrà travolto dal fascino indiscreto della novità assoluta quanto, piuttosto, dalla curiosità impertinente di capire dove porterà questa improbabile storia di santi di strada, miracoli ambulanti, lotte sanguinarie di potere e contrasti lancinanti, pronti ad appassionare con la potenza semplice di uno standard blues che mette in scena l’eterno conflitto tra bene e male, peccato e redenzione, libero arbitrio e bene superiore, sullo sfondo dello scenario più complesso e sfaccettato di sempre: la vita stessa. Christian - Seconda Stagione, recensione dei primi due episodi