Questo venerdì, 25 marzo, uscirà la seconda e attesissima stagione della serie tv Bridgerton, ancora una volta prodotta da Shonda Rhimes, Betsy Beers e Chris Van Dusen, in collaborazione con la piattaforma di streaming Netflix, composta da otto episodi da un’ora circa ciascuno.
Considerando che Bridgerton è stata la serie televisiva più vista sulla piattaforma dopo Squid Game (basti pensare che ha avuto ben 80 milioni di spettatori solo nel primo mese dall’uscita), è scontato immaginare quanto grande possa essere la voglia dei fan di vedere il continuo delle vicende della nobile famiglia inglese e di tutte le più prestigiose famiglie, soprattutto se raccontate dalla voce fuori campo di quella che per tutta la prima stagione era stata la misteriosa Lady Whistledown. Infatti, la lingua tagliente della donna continua a farla da padrona per il racconto delle nuove vicende della serie, assumendo dei toni ancora più pungenti e talvolta commentando con spietatezza alcuni eventi per tornaconti personali.
Al centro delle vicende c’è ancora l’inizio della stagione dei fidanzamenti e quindi degli sposalizi, con la classica scelta da parte della regina del “diamante della stagione”, cioè della ragazza più incantevole fra tutte le debuttanti. Ma stavolta protagonista della famiglia Bridgerton non sarà una ragazza, ma bensì un uomo, il più grande dei fratelli, il visconte Lord Anthony (interpretato da Jonathan Bailey), deciso a rinunciare alla vita sessuale promiscua che ricordiamo nella prima stagione e pronto a prender moglie. Tra le figure femminili invece ritroviamo l’attrice Simone Ashley (già vista nella serie tv Netflix, Sex Education) nei panni di Kate Sharma, una ragazza appena giunta in città con la madre e la sorella, alla quale vuol combinare un giusto matrimonio.
Anche in questa seconda stagione di Bridgerton ritroviamo la bellezza dei colori, delle forme, delle melodie, uno sfarzo quasi eccessivo, dato da una scenografia impeccabile dove anche il quartiere più degradato della città è comunque sempre un bel quartiere. La ricercatezza dei costumi, dei gioielli, del trucco e delle acconciature (in particolar modo quelle delle parrucche della regina), generano un tripudio di ricchezza tendente allo stile barocco. Questa continua ricerca della perfezione diventa quasi un’ossessione ridondante e stanca sia l’occhio che la mente dello spettatore almeno dal terzo episodio in poi. Tiriamo un sospiro di sollievo quando finalmente riusciamo a vedere qualcosa di non lineare come un capello fuori posto o una macchia su un vestito di un personaggio, ma anche qui la regia e la fotografia tendono a rendere il tutto quasi etereo, per mezzo di luci molto chiare e primissimi piani sui volti degli attori più belli.

La trama è, come per la prima stagione, quella classica della nascita di una storia d’amore che incontra sul proprio cammino qualche ostacolo; ma stavolta manca totalmente l’aspetto seducente del rapporto tra uomo e donna. Non sentiremo parlare di sesso né vedremo labbra carnose appoggiarsi su un cucchiaino da dessert: questa seconda stagione è il racconto più casto di una relazione amorosa.
Tuttavia, novità assai apprezzabile, viene dato più spazio all’introspezione dei personaggi, al racconto della loro psiche e quindi delle loro paure, spesso nate da traumi del passato; insomma, lo spettatore troverà una caratterizzazione dei personaggi più approfondita e matura rispetto alla prima stagione. Viene dato, inoltre, maggior rilievo al ruolo della donna: già nella prima stagione avevamo trovato dei personaggi femminili che iniziavano a battersi per i propri diritti, ma nella seconda stagione tale tematica viene rinnovata e ulteriormente approfondita. Se prima la rivincita delle donne era solamente legata alla possibilità di scegliere un uomo sulla base dei sentimenti e non dei ruoli nobiliari, stavolta alcuni personaggi femminili si faranno portatrici di ideali più alti.
Con la seconda stagione di Bridgerton, Shonda Rhimes continua nel suo audace progetto di creare un mondo nobile in cui il colore della pelle non è assolutamente rilevante: troviamo ancora una volta la regina d’Inghilterra interpretata dall’attrice di colore Golda Rosheuvel e, come lei, tanti altri personaggi. Ancora una volta la sceneggiatrice e produttrice statunitense è riuscita a regalare agli spettatori la seconda stagione di una serie tv ben strutturata, dalla trama avvincente che, sebbene presenti una regia dall’estetica eccessivamente pittoresca, opulenta e barocca, affronta con coraggio e profondità tematiche care a noi spettatori e spettatrici.


