martedì, Agosto 9, 2022
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Baghdad Central, recensione della serie disponibile su Sky e NOW TV

La recensione dell'acclamata serie britannica Baghdad Central, prodotta da Euston Films. Disponibile dal 18 gennaio su Sky Atlantic e NOW TV.

Proprio in questi giorni cade il trentesimo anniversario dell’operazione “Desert Storm”, guidata dagli Stati Uniti e appoggiata militarmente da una trentina di Stati. Un accadimento che, di fatto, segnò ufficialmente l’inizio della Guerra del Golfo. L’obiettivo dichiarato era quello di liberare il Kuwait invaso dalle truppe irachene di Saddam Hussein. Come risaputo, la guerra fu vinta dalle forze di coalizione, e benché gli States intravidero la possibilità di penetrare in Iraq e spodestare il dittatore, scelsero di seguire le indicazioni dell’ONU, evitando così di causare un vuoto di potere in Medioriente. Penetrazione che vi fu, però, poco più di dieci anni dopo, quando gli Stati Uniti di George W. Bush jr. invasero il paese dando il via alla Guerra in Iraq (2003). Un conflitto che funge da ambientazione per la serie Baghdad Central, distribuita in Italia (dal 18 gennaio) su Sky Atlantic in prima serata, e Now Tv. Abbiamo visto in anteprima i primi due episodi (in totale: sei).

Benché famosa per essere sempre stata fautrice di una tv non solo di qualità, ma anche dall’alta carica sperimentale (Tv Dante, andata in onda negli anni ’80), Channel 4 ha con il tempo diversificato i suoi contenuti, mantenendo comunque inalterato il proprio interesse a produrre e distribuire contenuti mai banali. Non stupisce, quindi, che sia stata lei per prima (lo scorso anno) a trasmettere la serie ideata da Stephen Butchard a partire dall’omonimo libro dello storico Elliot Colla. Un’opera, incentrata sulle vicissitudini di un manipolo di personaggi nei mesi successivi al conflitto bellico di inizio anni 2000, che pur essendo di genere (di fatto, è un crime), si avvale di uno stile secco, incisivo, mai gratuitamente spettacolare.

L’ex ispettore di polizia Muhsin al-Khafaji (Waleed Zuaiter) vive a Baghdad insieme alle due giovani figlie: Mrouj (July Namir) e Sawsan (Leem Lubany). La prima, la più piccola, è affetta da un brutto male; la seconda, invece, è un po’ ribelle e guarda con interesse i costumi occidentali. Quando quest’ultima scompare misteriosamente nel nulla, Muhsin si mette sulle sue tracce, cercando di intercettare amici o conoscenti che possano dargli informazioni utili. Durante le ricerche, però, l’ex ispettore scopre che la figlia è diventata collaborazionista degli americani invasori. Come se non bastasse, a causa di uno scambio di persona, l’esercito statunitense fa irruzione nella sua casa e lo arresta, sospettando sia un terrorista. Appianata la sua innocenza, viene interrogato però da Frank Temple (Bertie Carvel), un diplomatico britannico intento a formare un nuovo corpo di polizia locale.

Acclamata in patria, Baghdad Central è una serie di indubbio interesse, anche se non particolarmente innovativa. La struttura drammaturgica è quella classica di ogni crime che si rispetti (oltre alla scomparsa della figlia, Muhsin dovrà indagare anche su alcune morti sospette: tra cui quelle di due occidentali). Nuovi, se vogliamo, sono invece l’ambientazione e la prospettiva dalla quale sono osservati gli eventi. Vista solitamente dal punto di vista degli invasori – siano essi americani (The Hurt Locker ) o italiani (20 sigarette, sulla strage di Nassiryia), la guerra è descritta dalla serie di Butchard attraverso gli occhi della popolazione irachena, certamente non meno vittima degli eventi rispetto ai soldati stranieri giunti fin lì con l’intento di abbattere la dittatura di Saddam.

Tra intrighi, indagini, supposti doppi giochi, Muhsin si troverà a dover fare i conti non solo con una realtà che forse non riesce più a comprendere fino in fondo, ma anche con sé stesso, il proprio passato e i propri sensi di colta: nei confronti della figlia scomparsa, naturalmente, ma anche relativamente al figlio Tarek, la cui tragica morte continua a pesargli come un macigno. Sullo sfondo di un paese logorato da una dittatura e una guerra “lampo” che hanno lasciato segni indelebili non solo sulle palazzine sventrate da pallottole, mortai, missili e granate, ma anche sulle persone. Un paese che vive in un angosciato presente, incapace – forse – di prendere coscienza della possibilità di avere un futuro.

Guarda il trailer ufficiale di Baghdad Central

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Acclamata in patria, Baghdad Central è una serie di indubbio interesse, anche se non particolarmente innovativa. La struttura drammaturgica è quella classica di ogni crime che si rispetti. Nuova, se vogliamo, è invece l'ambientazione. Vista solitamente dal punto di vista degli invasori la serie ideata da Stephen Butchard disloca la propria attenzione sul popolo iracheno, non meno vittima rispetto ai soldati stranieri giunti fin lì per abbattere la dittatura di Saddam.
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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