Si sa come il rapporto fra il franchise di Star Wars e i suoi fan possa essere, in certi casi, a dir poco complicato, soprattutto da quando Lucasfilm è passata sotto l’egida di Disney. Un fandom appassionato che si sente sempre in diritto di criticare qualsiasi cosa sia percepita come un grave affronto al “sacro canone”, studiato per anni sulle sudate carte dell’universo espanso.
Dissenso che, nell’epoca di internet e dei social, si manifesta anche attraverso pratiche ignobili, dal review bombing (il caso di The Acolyte: La Seguace) fino a veri e propri atti di bullismo online (la triste storia dell’attrice Kelly Marie Tran). Comportamenti infantili e deplorevoli, anche di fronte all’innegabile pochezza qualitativa di alcune delle proposte dell’era Disney (The Book of Boba Fett, Obi-Wan Kenobi), molto spesso triggerati dalle ragioni più sbagliate (protagonisti non caucasici e/o di sesso femminile).
Andor torna su Disney+
Una delle poche produzioni del nuovo corso della Galassia lontana lontana ad aver convinto al cento per cento sia critica che pubblico, oltre alle prime due stagioni di The Mandalorian, è sicuramente Andor, serie tv dell’universo di Guerre stellari dai toni political thriller. Dopo l’ottima accoglienza riservata alla sua precedente annata (trovate qui la nostra recensione), lo show, preludio agli eventi narrati nell’amata pellicola Rogue One: A Star Wars Story, si appresta a tornare sui nostri schermi a partire dal 23 aprile.
Dodici puntate nuove di zecca della serie creata da Tony Gilroy (Michael Clayton, State of Play) pronte ad accompagnarci fino al 14 maggio, con il rilascio di ben tre episodi alla settimana, naturalmente in esclusiva sulla piattaforma di streaming Disney+.

Dove eravamo rimasti…
La seconda stagione di Andor riprende un anno dopo la precedente; ne mancano, quindi, solo quattro alla fatidica battaglia di Yavin, epilogo di Una nuova speranza. Dopo aver rubato un caccia sperimentale dal laboratorio di Sienar, Cassian (Diego Luna) si ritrova bloccato su un pianeta sperduto, ostaggio di un gruppo di spaventati naufraghi intergalattici.
Bix (Adria Arjona) e gli altri compagni dei disordini di Ferrix, nel mentre, si nascondono fra i braccianti del pianeta contadino Mina-Rau. Su Chandrila, la senatrice Mon Mothma (Genevieve O’Reilly) sta organizzando le sfarzose celebrazioni per il matrimonio della figlia Leida (Bronte Carmichael) con il primogenito del viscido Davo Sculdun (Richard Dillane), in modo da garantire fondi all’Alleanza Ribelle. Ma l’ambiziosa Dedra Meero (Denise Gough), ufficiale dell’ISB, è ancora sulle loro tracce.
Un film sulla Resistenza
Questa nuova annata di Andor ci riporta nel cuore della ribellione contro il malvagio Impero, sempre raccontata mettendo l’accento anche sulle sue ambiguità, distanziandosi dalla semplice dicotomia fiabesca di gran parte del franchise. Più che a un altro tassello dello sconfinato affresco narrativo di Star Wars, a volte sembra di assistere a un film sulla Resistenza, dove i partigiani, costantemente braccati dai nazi-fascisti, sono costretti a darsi alla macchia (in questo senso, la parte che segue le sorti dei personaggi su Mina-Rau è esemplare).
Un mondo in cui il pericolo si nasconde sempre dietro l’angolo e dove chiunque, per convenienza o per paura, potrebbe essere una spia imperiale. Dove la morte non è sempre eroica, a bordo di un Ala-X lanciato contro uno Star Destroyer, ma avviene spesso per caso, magari a causa di un disgraziato incidente.

Un Impero Galattico subdolo e spietato
Una storia in cui ci sono tensioni e divisioni anche tra le fila dei buoni (Andor che si scontra con l’approccio risolutamente machiavellico di Luthen, come al solito perfettamente incarnato da Stellan Skarsgård) e dove si cerca di umanizzare gli antagonisti (il buffo incontro tra Dedra e la suocera). Non aspettatevi, però, un Impero Galattico più morbido del solito.
Anzi, in questo nuovo appuntamento con Andor la dittatura imperiale mostrerà la sua faccia più subdola e spietata; un’efficiente macchina della propaganda pronta a seminare odio e a coprire e giustificare i crimini più abietti (l’episodio 8 ambientato sul pianeta Ghorman, scritto dal Dan Gilroy de Lo sciacallo – Nightcrawler). Una seconda stagione dove, sullo sfondo, aleggia costantemente l’ombra della Morte Nera, terrore tecnologico sempre più concreto.
La produzione di Star Wars più complessa e matura
Ci stiamo celermente avvicinando, infatti, agli eventi narrati in Rogue One e Una nuova speranza, visto che le vicende di questi nuovi episodi si svolgono nel corso di anni (rivedremo anche facce conosciute come il direttore Krennic, sempre interpretato da Ben Mendelsohn, e il droide K-2SO, in originale doppiato da Alan Tudyk). Oltre ad una narrazione più articolata dal punto di vista temporale, la seconda stagione di Andor punta anche su una coralità più pronunciata, lasciando spesso il titolare fuori scena.
Scelte che rendono questa nuova annata ancora più riuscita della precedente, tanto da farci affezionare anche ai diversi comprimari, spesso regalandoci momenti dal forte impatto emotivo a loro dedicati (l’episodio 10, dove ci viene raccontata la backstory di Luthen e Kleya). Andor si conferma la più complessa e matura fra le produzioni legate al nome Star Wars, un appuntamento imperdibile per tutti i fan del mondo creato da George Lucas.


