venerdì, Settembre 17, 2021
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American Horror Stories, recensione dei primi tre episodi della serie spin-off

La recensione dei primi tre episodi della serie spin-off American Horror Stories. Disponibile su Star, all'interno di Disney+, dall'8 settembre.

Ryan Murphy e Brad Falchuk, due nomi sicuramente noti a larga parte degli appassionati della serialità televisiva, duo dietro a hit del calibro di Glee e American Horror Story. Proprio quest’ultima serie, arrivata ormai alla decima stagione, ha fatto della natura antologica la sua formula vincente; soluzione che ha permesso, ad ogni stagione, di proporre nuove storie dai soggetti orrorifici più disparati (una casa infestata, una congrega di streghe, un ensemble di freak del circo). Una formula che i due autori riprendono e ripropongono, applicandola ad ogni episodio, nello spin-off American Horror Stories, dall’8 settembre su Star all’interno di Disney+.

La serie, infatti, è una raccolta di episodi autoconclusivi, non collegati tra loro da un arco narrativo dal respiro più ampio. Un’antologia dell’orrore composta da sette puntate, la cui durata si aggira intorno ai quaranta minuti. Di questi sette episodi, abbiamo avuto occasione di vedere i primi tre, soggetto in esame di questa recensione.

Biglietto da visita di American Horror Stories è una storia in due parti, l’unica ad occupare lo spazio di due puntate. Gli episodi Rubber(wo)Man Part One e Part Two, scritti dagli stessi Murphy e Falchuk e diretti da Loni Peristere (veterano della serie progenitrice sin da Freak Show), ci riportano sulla scena del delitto: la casa infestata della prima stagione di American Horror Story, Murder House. Il setting non è l’unico ritorno pensato per gli aficionados che vedremo nei due episodi, ma avremo di nuovo a che fare anche con alcune delle inquiete presenze che lo abitano (come avrete dedotto dal titolo, l’inquietante Uomo di gomma avrà un ruolo centrale in tutta la vicenda).

La trama parte dal classico canovaccio della famiglia da poco trasferitasi in una casa infestata (déjà vu?): lo sfortunato nucleo familiare protagonista è composto dai genitori, Michael (Matt Bomer, già interprete di altri personaggi in AHS Freak Show e AHS Hotel) e Troy (Gavin Creel), e dalla irrequieta figlia adolescente Scarlett (Sierra McCormick). Questo scontato incipit porterà ad alcuni sviluppi inattesi, mescolando elementi morbosi, inerenti alla sessualità e al sadomasochismo, a toni più leggeri, quasi da fiaba macabra (il pensiero va a Beetlejuice – Spiritello porcello di Tim Burton).

Il terzo episodio di American Horror Stories, dal titolo Drive In, non ha collegamenti con la serie principale, ma presenta sicuramente una natura più cinefila. Scritto da Manny Coto (Dexter) e diretto da Eduardo Sánchez (The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair), segue le vicende della coppia di adolescenti Kelley (Madison Bailey) e Chad (Rhenzy Feliz), al drive in per passare una serata romantica dal sapore “vintage”. Purtroppo per loro il film proiettato è Rabbit Rabbit, pellicola maledetta che trasforma gli spettatori in assassini assetati di sangue.

Una puntata, come accennato prima, dalla natura cinefila, che cita dichiaratamente film come Dèmoni, del nostro Lamberto Bava, e il bellissimo Cigarette Burns, episodio di Masters of Horror diretto dal leggendario John Carpenter. Presente nel cast anche la scream queen di razza Adrienne Barbeau (Fog, Il mostro della palude).

American Horror Stories si presenta come una piacevole distrazione – ma niente più – in attesa della prossima stagione della serie principale (AHS Double Feature approderà su Disney+ ad ottobre). Una serie antologica non originalissima, sicuramente consigliata ai fan più sfegatati di American Horror Story.

Guarda il trailer ufficiale di American Horror Stories

GIUDIZIO COMPLESSIVO

American Horror Stories si presenta come una serie antologica a tratti piacevole, con riferimenti sia alla serie principale che a classici del cinema horror. Non brilla particolarmente per originalità, ma saprà sicuramente intrattenere i fan in attesa di AHS Double Feature.
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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