martedì, Febbraio 10, 2026
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Amadeus, recensione della miniserie con Will Sharpe e Paul Bettany

Tratta dall'omonima opera teatrale di Peter Shaffer, Amadeus è la nuova miniserie con Will Sharpe e Paul Bettany. Disponibile in streaming su NOW.

Vincitore di ben otto premi Oscar (fra cui miglior film, migliore regia, miglior attore protagonista e migliore sceneggiatura non originale), Amadeus è senza alcun dubbio una delle pellicole più significative nella carriera del regista cecoslovacco Miloš Forman (compito non facile spiccare in una filmografia così ricca, che conta titoli della caratura de Gli amori di una bionda, Qualcuno volò sul nido del cuculo e Man on the Moon, solo per citarne alcuni).

Il film, tratto dall’omonima opera teatrale del drammaturgo inglese Peter Shaffer, non solo è stato capace di ottenere i favori di critica e pubblico, ma anche di lasciare un segno profondo nell’immaginario collettivo, venendo a volte addirittura citato in contesti inaspettati (uno spassoso sketch della sitcom animata I Griffin). La sbilanciata rivalità fra il geniale Mozart e il mediocre Salieri, senza alcun dubbio, è rimasta impressa indelebilmente nella cultura pop, tanto da diventare un modello per ogni cineasta a venire (se ne avvertono echi anche nel recente Oppenheimer di Christopher Nolan, nel modo in cui viene dipinto il rapporto fra il protagonista e Lewis Strauss).

La rivisitazione di un classico

Un classico ancora ampiamente apprezzato, oltretutto che ha rivisto da poco le sale proprio in terra italica. Ma “un ritorno ai successi del passato è ciò che ci vuole in tempi delicati”, come dice l’imperatore Giuseppe di Rory Kinnear al Salieri di Paul Bettany proprio nella miniserie Amadeus, nuovo adattamento televisivo della pièce teatrale in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW. La vita del leggendario compositore Wolfgang Amadeus Mozart è questa volta raccontata in cinque episodi, tutti scritti da Joe Barton (Black Doves, Progetto Lazarus) e diretti da Julian Farino (Ballers, Bambini nel tempo) e Alice Seabright (Non dire niente, Sex Education).

La trama di Amadeus

Vienna, 1823. Dopo aver tentato il suicidio, l’ormai anziano compositore Antonio Salieri (Bettany) decide di confessare a Constanze (Gabrielle Creevy), vedova di Mozart (Will Sharpe), la sua responsabilità nella prematura morte marito, apparentemente stroncato da una malattia anni prima. Il racconto del kapellmeister ci riporta al 1781, con l’arrivo del giovane Amadeus a Vienna, alla corte dell’imperatore Giuseppe II. Un incontro che cambia per sempre la vita di Salieri, geloso dell’ineguagliabile talento musicale dell’esuberante ragazzo. Una gelosia che si trasformerà ben presto in una vera e propria ossessione, portando il compositore di corte a cercare di ostacolare in ogni modo la carriera del brillante rivale.

Nuova trasposizione di una delle rivalità – come sopra accennato – più famose della storia della fiction (il rapporto conflittuale fra i due è stato sicuramente esagerato per esigenze narrative), che mantiene invariato il cuore della vicenda. Un Mozart che, come nell’opera di Shaffer e nel film di Forman, è dipinto come un genio sregolato, dedito a qualsiasi eccesso, contrapposto a un Salieri rigido e represso, che ha perso da tempo la creatività e, soprattutto, la gioia del fare musica. Un mediocre condannato ad avere giusto quel briciolo di talento da comprendere la grandezza del suo rivale, ma senza la minima possibilità di eguagliarlo.

Le variazioni di un prodotto seriale contemporaneo

L’adattamento in un prodotto seriale contemporaneo, naturalmente, ha comportato alcune modifiche, come un cast che sposa la filosofia del colorblind (come in produzioni come Bridgerton, gli attori sono scelti al di là della loro etnia, anche a costo di qualche piccolo anacronismo). Il formato seriale, inoltre, porta a una conseguente dilatazione della narrazione, con più spazio dedicato al rapporto conflittuale fra Amadeus e il padre Leopold (Jonathan Aris) e ad altri dettagli della vicenda, come l’incontro con la futura moglie Constanze.

E proprio il personaggio di Constanze è il maggiore beneficiario di questa narrazione più densa, venendo presentata come una figura con un ruolo più attivo, lo Yin dello Yang di Amadeus; l’unica in grado di quietare, almeno fino a un certo punto, lo spirito caotico e ribelle dell’artista. L’interpretazione di Creevy, in questo senso, ben serve questa nuova versione del personaggio. Per quanto riguarda gli altri due protagonisti, se Bettany riesce ogni tanto, nei momenti migliori, a non far sentire troppo la mancanza del grandissimo F. Murray Abraham, la performance di Sharpe risulta invece depotenziata rispetto a quella di Tom Hulce, portando sullo schermo un Mozart meno gustosamente sopra le righe.

Una miniserie trascurabile

Anche la regia cerca di dare un taglio più moderno al tutto, scegliendo di fare ampio utilizzo di uno dei cavalli di battaglia della serialità: la macchina a mano traballante. Vedere però Mozart eseguire una sonata al pianoforte ripreso da dietro le spalle del pubblico, con questa inquadratura tremante, come se si trattasse della scena di un frenetico medical drama, ha un effetto abbastanza straniante. Altra concessione al gusto contemporaneo è sicuramente l’inclusione di alcune scene di sesso abbastanza esplicite, all’inseguimento di certa prestige tv targata HBO (chi si sarebbe aspettato di vedere un Salieri masochista che ama farsi schiaffeggiare dalle prostitute?!).

Ma nonostante questi tentativi di ammodernamento, la miniserie risulta un prodotto “cotto e mangiato”, che non può minimamente aspirare al confronto con l’immortale capolavoro di Forman. Un rifacimento in chiave minore fatto giusto, come accennato sopra, in virtù di questi tempi con il vezzo del riciclo di cose note. Un mediocre Salieri che non potrà mai aspirare alla grandezza di Amadeus. Non basta la svolta metatestuale dell’ultimo episodio, in cui entra in scena il drammaturgo russo Alexander Pushkin (Jack Farthing), che con il suo “Mozart e Salieri” ha ispirato il lavoro di Shaffer. Non una pessima produzione, ma ampiamente trascurabile.

Guarda il trailer ufficiale di Amadeus

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Joe Barton adatta l'opera teatrale Amadeus di Peter Shaffer per il piccolo schermo, già portata al cinema da Miloš Forman con l'omonimo film premio Oscar. La miniserie, fra colorblind casting e un ruolo più attivo per la moglie Constanze, prova ad ammodernare il materiale di partenza. Il risultato, però, sa di un'operazione “cotta e mangiata”, che non può minimamente aspirare al confronto con l'immortale capolavoro del regista cecoslovacco. Una produzione non brutta, ma ampiamente trascurabile.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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Joe Barton adatta l'opera teatrale Amadeus di Peter Shaffer per il piccolo schermo, già portata al cinema da Miloš Forman con l'omonimo film premio Oscar. La miniserie, fra colorblind casting e un ruolo più attivo per la moglie Constanze, prova ad ammodernare il materiale di partenza. Il risultato, però, sa di un'operazione “cotta e mangiata”, che non può minimamente aspirare al confronto con l'immortale capolavoro del regista cecoslovacco. Una produzione non brutta, ma ampiamente trascurabile.Amadeus, recensione della miniserie con Will Sharpe e Paul Bettany