martedì, Settembre 27, 2022
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A casa tutti bene – La serie, recensione della serie tv di Gabriele Muccino

La recensione dei primi due episodi di A casa tutti bene, la prima serie tv di Gabriele Muccino. Dal 20 dicembre su Sky e NOW.

A casa tutti bene – La serie è il nuovo prodotto seriale originale di Sky che è pronto a trasporre, sul piccolo schermo, un adattamento dell’omonimo film di Gabriele Muccino, uscito nelle sale nel 2018.

Con al timone di regia sempre lo stesso regista romano, a cambiare è il cast corale di interpreti: protagonisti di questa nuova versione sono, infatti, gli attori Francesco Scianna, Silvia D’Amico, Simone Liberati insieme a Francesco Acquaroli, Paola Sotgiu, Milena Mancini, Valerio Aprea, Alessio Moneta (tutti protagonisti delle nostre videointerviste), la cantante Emma Marrone (già protagonista del mucciniano Gli anni più belli), Laura Morante, Euridice Axen, Laura Adriani e Antonio Folletto. La serie reboot in otto episodi farà il suo debutto il 20 dicembre su Sky e in streaming su NOW.

La famiglia Ristuccia è da 40 anni proprietaria del ristorante San Pietro, uno dei più rinomati locali della Capitale. Carlo (Scianna) e Sara (D’Amico), fratello e sorella, sono sempre lì, tutti i giorni, ad aiutare i genitori Pietro (Acquaroli) e Alba (Morante) nella gestione dell’attività. Assente da quest’ultima è sempre stato il fratello Paolo (Liberati), andato da tempo a inseguire in Francia il sogno di lavorare nel mondo dello spettacolo, finendo però per fare ritorno a casa dopo un logorante divorzio e una battaglia legale per la custodia del figlio Giovanni.

Anche i suoi fratelli si dividono tra gli affari di famiglia e problemi coniugali, sentimentali ed economici, almeno fino al giorno in cui un avvenimento gravissimo – e rimasto segreto per decenni – torna a sconvolge gli equilibri familiari nel momento più drammatico per i Ristuccia. Ed è in questo frangente che i Mariani, un altro ramo della famiglia, sono pronti a reclamare un posto all’interno dell’attività, minacciando di far riemergere dal passato proprio quel terribile segreto che è pronto ad avere delle drammatiche conseguenze nelle vite dei protagonisti.

A casa tutti bene – La serie è un prodotto televisivo che consolida un genere (il family drama) e un tipo di tradizione audiovisiva attraverso lo sguardo della macchina da presa di uno dei registi che più ha incarnato tutto questo sul grande schermo: Gabriele Muccino. Un nome associato a successi come L’ultimo bacio e Ricordati di me, ma anche a film hollywoodiani come La ricerca della felicità.

Muccino è riuscito a scavare nel cuore dei segreti delle famiglie, quelli che si nascondono sotto la coltre del quieto vivere borghese, ben celati da uno stile di vita agiato e tranquillo ma sottile come ghiaccio pronto a infrangersi sotto il peso di ricordi, nostalgie, fallimenti, desideri inconfessabili e aspettative. Il regista romano mette di nuovo al centro della sua narrazione tutto questo, riprendendo quindi il filo di un discorso che oltrepassa il semplice reboot del suo stesso film ma risale addirittura alla sua intera filmografia, ad un flusso unico di riflessioni nate intorno alla “nuova” borghesia traghettata fin nel cuore del nuovo millennio.

La serie amplia l’universo narrativo dell’omonimo film A casa tutti bene contaminandolo con venature di genere, ammantandolo di un’aura crime che sembra strizzare l’occhio ad un trend molto in voga al momento e capace di intercettare quella lunga onda di un neo-noir italiano che ha trovato in Gomorra e Suburra due capisaldi dall’enorme successo (soprattutto, nel panorama televisivo).

In tal modo l’impianto del family drama si tinge di giallo, di un’oscurità più profonda che insegue gli stessi misteri tenuti sotto chiave (emotiva) dai Ristuccia e dai Mariani, due grandi famiglie all’apparenza solo caotiche e disfunzionali, ma capaci di riservare soprese ai loro stessi componenti. La regia di Muccino, soprattutto nel primo dei due episodi che abbiamo visto, è dinamica e coinvolgente, capace di seguire alla giusta distanza i vari membri delle due famiglie che si riuniscono per celebrare il compleanno del “patriarca” Pietro, uomo burbero e integerrimo sul lavoro, ingombrante nel rapporto con i figli.

A casa tutti bene – La serie è attraversata da esempi di genitorialità differenti, sia sul piano generazionale che emotivo: genitori apprensivi, genitori distanti, genitori assenti, genitori “innamorati” dei propri figli e che farebbero di tutto per loro. Per interpretare nel migliore dei modi l’essenza tematica di questo prodotto televisivo è necessario riflettere sul concetto stesso di umanità, sulle incredibili sfaccettature che attraversano il genere umano e lo inducono a reagire a determinate situazioni presentate dalla vita: “ad azione, reazione”, e il cast corale di questo dramma mucciniano non sembra sfuggire a tale concetto.

Nonostante la regia incalzante e vorticosa, che nel primo episodio trasforma una festa di compleanno in un valzer turbinoso pronto ad interrompersi all’improvviso (proprio come una bomba capace di esplodere senza preavviso); nonostante la presenza di un cast ricco ed eclettico che viene orchestrato da Muccino stesso, direttore nella cavea pronto a debuttare con un grande concerto animato da solisti disfunzionali (e sull’orlo di una crisi di nervi); nonostante tutto questo A casa tutti bene – La serie non riesce a rinnovare il codice di un linguaggio di genere ormai consolidato, cercando di inseguire un canone che, alla fine, non si distacca dai prodotti generalisti che il pubblico è abituato a vedere in chiaro.

Un aspetto che riconferma la necessità, da parte di Sky, di intercettare il gusto di un numero di spettatori via via sempre più ampio, spalancando le porte della serialità a prodotti come Petra, Cops – Una banda di poliziotti, o a film come Tutti per 1 – 1 per Tutti: dopo aver raggiunto una riconosciuta fama grazie a prodotti più “di nicchia” che si sono ormai impressi nell’immaginario collettivo italiano ed internazionale (come Gomorra, giunto ormai alla sua quinta e ultima stagione), Sky cerca di calare il poker d’assi di una serie dall’impianto generalista ma dall’estetica più “intima” per via della sua narrazione e del focus scelto, raccontando le contraddizioni che animano, quotidianamente, ogni singolo nucleo familiare.

Guarda il trailer ufficiale di A casa tutti bene – La serie

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Nonostante la regia incalzante e vorticosa e la presenza di un cast ricco ed eclettico, A casa tutti bene – La serie non riesce a rinnovare il codice di un linguaggio di genere ormai consolidato, cercando di inseguire un canone che, alla fine, non si distacca dai prodotti generalisti che il pubblico è abituato a vedere in chiaro.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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A casa tutti bene – La serie, recensione della serie tv di Gabriele MuccinoNonostante la regia incalzante e vorticosa e la presenza di un cast ricco ed eclettico, A casa tutti bene – La serie non riesce a rinnovare il codice di un linguaggio di genere ormai consolidato, cercando di inseguire un canone che, alla fine, non si distacca dai prodotti generalisti che il pubblico è abituato a vedere in chiaro.