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1993 recensione della serie Sky Atlantic con Stefano Accorsi

Il 1993 è alle porte; quell’anno rivoluzionario e sconvolgente che ha minato l’Italia stravolgendone la costituzione geo-politica per sempre (e permettendo, al Belpaese, di lasciarsi traghettare fin nel cuore della seconda Repubblica e dell’Italia di oggi) è approdato sul nostro piccolo schermo grazie a Sky Atlantic e ad un’idea di Stefano Accorsi, qui nella duplice veste anche di protagonista nei panni del pubblicitario Leonardo Notte: 1993 La Serie è terminata da poco, dopo otto episodi da un’ora ciascuno, chiudendosi con un inquietante cliffangher che proietta già lo spettatore verso il capitolo finale della trilogia televisiva, intitolato 1994.

Cambiamento rivoluzionario, periodo di terrore e restaurazione: tre anni cruciali per immortalare la discesa della vecchia Repubblica – e della politica della “prima guardia” – e l’ascesa del nuovo corso popolato da facce diverse e nomi mai sentiti prima, coloro che poi colonizzeranno la scena per più di un ventennio, passando attraverso le ceneri travagliate di Tangentopoli e del Processo Mani Pulite, senza dimenticare epici scandali come quello del sangue infetto negli ospedali.

1993 La Serie è terminata da poco, chiudendosi con un inquietante cliffangher che proietta già lo spettatore verso il capitolo finale della trilogia televisiva, intitolato 1994

Giuseppe Gagliardi si è ritrovato, ancora una volta, al timone di regia pronto a mescolare reale con immaginario, la nuda verità con elementi fictional che permettono di avere un punto di vista privilegiato ed ottimale sugli eventi, punto di vista che spesso coincide con un’affinità elettiva tra “narratore” ideale e personaggio vissuto e vivente, pronto a trasmigrare dalle pagine dei quotidiani e della Storia fin nelle case degli italiani.

In questa nuova stagione Gagliardi, Accorsi, gli altri membri del cast (tra cui figurano Miriam Leone, Tea Falco, Domenico Diele, Guido Caprino, Antonio Gerardi e new entry come Laura Chiatti e Vinicio Marchioni) e gli sceneggiatori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo virano dal un tono all’altro, rincorrendo l’utopia titanica di intercettare il giusto compresso tra un respiro internazionale del prodotto – sulla falsariga del Gomorra di Stefano Sollima o della prossima fatica targata Netflix (Suburra) – delle sfumature sempre più noir e torbide, insieme alla necessità di raccontare esclusivamente la realtà e le esigenze del prodotto, appunto, fictional.

1993 la serie 1

1993 La Serie recensione della serie di Sky Atlantic con Stefano Accorsi

Dopo i travagliati eventi della precedente stagione, lo spettatore può ritrovare Leonardo Notte alle prese con una nuova, più pericolosa, sfida: accompagnare l’imprenditore Silvio Berlusconi durante la propria ascesa politica, una possibilità che lo porterà ad occupare posti in parlamento, stravolgendo la propria vita.

Al contempo, il politico leghista Pietro Bosco (Caprino) continua la propria discesa nel maelstrom della perdizione ottenendo però l’effetto contrario, ovvero un insperato rilancio della propria carriera minata dall’alcol e dallo sfuggente desiderio che lo lega a Veronica (Leone), sempre più incline ad abbandonare le luci della ribalta da starlette – che vede così effimere e soggette al mutare del tempo – per avvicinarsi, invece, proprio a Berlusconi e alla sua campagna politica.

Nel frattempo, il poliziotto sieropositivo Luca Pastore (Diele) continua a scavare nel torbido della malasanità appoggiando il programma “Mani Pulite” portato avanti dal magistrato Antonio Di Pietro (Gerardi). Beatrice “Bibi” Mainaghi, dopo la separazione da Notte, decide di prendere in mano le redini dell’azienda di famiglia a costo di gestire i redivivi demoni che tormentarono anche suo padre.

1993 La Serie costituisce un tentativo prezioso quanto raro, nell’odierno panorama televisivo italiano, al quale bisogna augurare una lunga vita per poter così raccontare le luci, le ombre e le contraddizioni del nostro Belpaese

Insieme ai sei personaggi fictional che costituiscono i protagonisti – e il motore immobile della serie – si muovono sulla scena i veri personaggi principali di quegli anni: i già citati Berlusconi e Di Pietro, ma anche Massimo D’Alema, Umberto Bossi e molti altri nomi “chiave” per la svolta politica del 1993. Una svolta non senza il suo caro prezzo, capace di stravolgere la vita di tutti loro che ne sono rimasti coinvolti, abbattendosi come uno tsunami irrefrenabile sulla Storia e sui suoi attori.

Premesse tanto positive rischiano, però, di dissiparsi nelle resa effettiva del prodotto audiovisivo: il ritmo c’è ma supportato da una voyeuristica forma di curiosità storica; le difficoltà di bilanciare il reale con l’immaginario trasformandoli in un’unica voce costituiscono un prezioso valore aggiunto e una sfida a tutti gli effetti, ma i dialoghi non sono abbastanza forti, provocando l’effetto inverso di sminuire il lavoro degli attori sui loro personaggi quanto quello degli sceneggiatori, palesemente in difficoltà nell’articolare quella magmatica materia incandescente.

Ciononostate, 1993 La Serie costituisce un tentativo prezioso quanto raro, nell’odierno panorama televisivo italiano, al quale bisogna augurare una lunga vita per poter così raccontare le luci, le ombre e le contraddizioni del nostro Belpaese.

1993

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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