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Zootropolis 2, recensione del film d’animazione Disney

Judy Hopps e Nick Wilde tornano in azione dopo nove anni in Zootropolis 2, il 64° classico d'animazione Disney. Dal 26 novembre al cinema.

Zootropolis, si chiama la città in cui vivono i protagonisti dell’omonimo film animato Disney del 2016. Un nome che richiama Metropolis, come la città in cui vive Superman ma, più che altro, come il capolavoro di Fritz Lang, perché Zootropolis non è una distopia ma le divisioni (razziali, in questo caso) ci sono eccome, nascoste sotto un manto di perbenismo che fa brillare ogni cosa di perfezione. E infatti nella versione originale il nome della città (e del film) è Zootopia, un’utopia in cui gli animali convivono in armonia. O almeno dovrebbero.

Due protagonisti, due registi, due film

Questa duplice natura ha sempre fatto parte del substrato concettuale delle avventure dell’intrepida coniglietta Judy Hopps (Ilaria Latini nella versione italiana, Ginnifer Goodwin in originale) e della volpe furbacchiona Nick Wilde (Alessandro Quarta/Jason Bateman), giocando spesso col concetto di doppio: due protagonisti, l’insistenza sul binomio predatore-preda, la presenza di personaggi doppiogiochisti, e via dicendo. 

Ora, guarda caso, siamo al secondo film: dopo nove anni, Disney riporta al cinema una delle sue saghe più amate – la scena post-credit fa pensare a un prosieguo – con Zootropolis 2, diretto da Byron Howard e Jared Bush. Anche qui, una coppia, e non una qualsiasi: il primo era già stato co-regista del primo film, il secondo ne aveva scritto la sceneggiatura (e torna a scrivere anche questa). I due riprendono le fila da dove avevano lasciato i loro protagonisti nel 2016, e fanno l’unica cosa possibile: li mettono in crisi l’uno con l’altro.

La coppia entra in crisi (e va in terapia)

In una delle più felici intuizioni disneyane degli ultimi anni, infatti, in Zootropolis 2 la prima cosa a entrare in conflitto è proprio la coppia. Judy e Nick si stanno godendo i loro cinque minuti di celebrità dopo aver sventato i piani della sindaca Dawn Bellwether e, da appena una settimana, sono colleghi (e partner) nelle forze di polizia della città. La loro avventatezza durante le indagini di un nuovo caso, tuttavia, porta il Capitano Bogo (Roberto Fidecaro/Idris Elba) a minacciare di separarli se non seguiranno un percorso di terapia insieme. 

Facciamo così la conoscenza della Dottoressa Fuzzby (Stefania Andreoli/Quinta Brunson), personaggio che ha uno screen time esiguo eppure memorabile, in quanto emblema della condizione in cui versa la società di Zootropolis (e, di riflesso, la nostra). Tutti hanno traumi irrisolti da elaborare e tutti hanno problemi a comunicare con gli altri, perciò tutti hanno bisogno di andare in psicoterapia, perfino gli inseparabili Judy Hopps e Nick Wilde. 

Ancora più politico, ancora più straordinario

Che fosse proprio Disney a ribadirlo non era affatto scontato, soprattutto visto il pubblico a cui il film si rivolge. Del resto anche il primo capitolo era costellato, forse più della maggior parte dei Classici della Casa di Topolino, di sottotesti politici molto duri verso gli Stati Uniti di quegli anni, che nel nostro presente appaiono ancora più evidenti. Nel 2016 si potevano già notare, per esempio, le preoccupanti somiglianze tra la paura, mai completamente sopita, delle prede verso i predatori – acuita a causa della tossina che li rendeva aggressivi – e quella che l’America di Donald Trump stava instillando, all’epoca ma oggi ancora di più, nei confronti dei cosiddetti “illegal aliens”.  

In Zootropolis 2 Howard e Bush riprendono con prepotenza e urgenza gli stessi discorsi ma fanno un passo ulteriore, andando a scavare alle origini dell’ipocrisia che ha creato la falsa utopia di Zootopia/Zootropolis, che poi è la stessa che su cui si fondano gli Stati Uniti d’America. Il mistero che coinvolge Judy e Nick – e che li porterà a conoscere qualche new entry come Gary il serpente (Max Angioni/Ke Huy Quan), Nipples il castoro (Michela Giraud/Fortune Feimster) e il cavallo Brian Winddancer (Matteo Martari/Patrick Warburton), ex star del cinema diventata politico che sembra un incrocio tra Arnold Schwarzenegger e Dwayne Johnson – riguarda infatti un’intera popolazione emarginata e costretta, dall’avidità e dall’invidia di pochi individui, ad abbandonare la propria terra. Siamo sicuri, insomma, di non essere stati tutti un po’ “alieni” in qualche luogo e in un dato momento della nostra storia?

Già solo così Zootropolis 2 sarebbe un grande film. Ciò che invece lo rende straordinario – o per Disney si tratta ormai di ordinaria amministrazione? – è l’abilità dello studio di rendere tutto questo accessibile a chiunque, confezionando un’opera divertentissima, coraggiosa, emozionante, che riesce anche ad essere estremamente cinefila – gli easter egg sono infiniti, così come le citazioni, da Indiana Jones a Rapunzel a Shining – e che dimostra, ancora una volta, come l’animazione non sia un genere, bensì un veicolo per raccontare storie, una tecnica (anche questa volta impeccabile) al pari di quelle live action. Si può fare di meglio? Forse sì, ma bisognerà aspettare il terzo capitolo per dirlo.  

Guarda il trailer ufficiale di Zootropolis 2 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Zootropolis 2 riporta la coppia Judy Hopps/Nick Wilde in azione all'interno di un'opera coraggiosa e divertentissima, oltre che estremamente cinefila. Un sequel che ci ricorda quanto siamo incapaci di comunicare gli uni con gli altri e che scava ancora di più nei sottotesti politici che rendevano estremamente attuale il primo capitolo.

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