venerdì, Aprile 16, 2021
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Yes Day, recensione della commedia con Jennifer Garner

La recensione di Yes Day, la commedia con protagonisti Jennifer Garner ed Édgar Ramírez. Dal 12 marzo disponibile su Netflix.

Qualche anno fa l’attrice Jennifer Garner pubblicò sul proprio account Instagram una foto che la ritraeva esausta dopo aver concesso ai propri figli di organizzare il cosiddetto “Yes Day”. Si tratta di un fenomeno – manco a dirlo – tutto americano, teorizzato per la prima volta nel libro scritto da Amy Krouse Rosenthal e Tom Lichtenheld, che prevede che i genitori lascino i loro figli liberi di fare ciò che vogliono per 24 ore. Chissà se proprio grazie al suo post la Gardner è riuscita a farsi scritturare per la nuova commedia Netflix Yes Day, dal 12 marzo disponibile sulla piattaforma.

Allison (Garner) e Torres (Édgar Ramírez) un tempo erano due giovani scapestrati che amavano l’avventura. Con il passare degli anni, però, sono diventati i noiosi e intransigenti genitori di tre ragazzi: Katie (Jenna Ortega), Nando (Julian Lerner) ed Ellie (Everly Carganilla). I vivaci figli non li sopportano e stentano a credere che in gioventù i genitori fossero davvero così divertenti come vogliono far credere loro. A seguito dell’ennesima discussione familiare – e su suggerimento di un tutt’altro che affidabile professore di educazione fisica (Nat Faxon) -, Allison e Torres concedono ai ragazzi un giorno di totale libertà. Riusciranno a dire di “sì” a tutte le richieste dei loro pargoli?

È risaputo che crescere e diventare adulti è dura, ma è assai difficile anche diventare genitore e saper interpretare il proprio ruolo in modo equilibrato. I protagonisti di Yes Day, Allison e Torres, non sono propriamente dei cattivi genitori, nonostante il figlio Nando dipinga la madre come una novella Hitler. Il loro essere rigidi nei confronti dei figli nasce da un eccesso di tutela nei loro confronti, da un naturale istinto di protezione che è deragliato in una forma di “totalitarismo genitoriale”, nonché dall’incapacità di accettare che i figli crescono e che a un certo punto è necessario lasciarli andare (Katie, ad esempio, è un’adolescente che – come giusta che sia – ha bisogno di ritagliarsi i propri spazi e soprattutto di fare esperienze).

Tutti temi molto nobili e decisamente evergreen, anche se visti e rivisti al cinema decine (se non centinaia) di volte, che Yes Day di Miguel Arteta (anche un passato in Walt Disney) declina in chiave comico-demenziale. Caratteri dei personaggi e dinamiche familiari sono tagliate con l’accetta, e a farla da padrone sono soprattutto le esilaranti situazioni in cui la famiglia Torres è costretta a confrontarsi: dal mangiare una coppa gelato gigante al partecipare a una “paint war” senza esclusione di colpi. Naturalmente alla fine a vincere sarà soprattutto l’equilibrio famigliare: i genitori riscoprono una parte di loro dimenticata per troppo tempo, riuscendo ad entrare in sintonia con i propri figli, e i bambini/ragazzi capiscono la necessità di fare affidamento sui loro “vecchi”.

Non sempre tutto funziona, ma è innegabile che Yes Day sia – con tutti i limiti di un’operazione di questo tipo, rivolta ad un pubblico specifico e circoscritto – un film efficace nel divertire senza chissà quali pretese. A volte fin troppo sciocco, spesso eccessivamente retorico, però supportato da due primi attori, la Garner e Ramírez, che si sono sicuramente divertiti a girarlo – forse attingendo, come nel caso dell’attrice, dalla propria esperienza di vita – e che proprio per questo “coinvolgimento” riescono comunque sempre a strappare un sorriso.

Guarda il trailer ufficiale di Yes Day

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Non sempre tutto funziona in Yes Day, ma è innegabile che il film sia - con tutti i limiti di un'operazione di questo tipo, rivolta ad un pubblico specifico e circoscritto - un film efficace nel divertire senza chissà quali pretese. A volte fin troppo sciocco, spesso eccessivamente retorico, però supportato da due primi attori, la Garner e Ramírez, che si sono sicuramente divertiti a girarlo e che proprio per questo "coinvolgimento" riescono comunque sempre a strappare un sorriso.
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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