martedì, Agosto 9, 2022
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X-Men Dark Phoenix, recensione del film di Simon Kinberg con Sophie Turner

Arriva nelle sale da domani 6 giugno X-Men Dark Phoenix, attesissimo capitolo finale della saga basata sui personaggi dei fumetti Marvel, diretto questa volta da Simon Kinberg, storico produttore e sceneggiatore del franchise dal lontano 2006, anno di uscita di uno degli episodi più contestati, Conflitto Finale, ispirato al medesimo arco narrativo di Dark Phoenix, ossia “La Saga di Fenice Nera”.

L’approccio di Kinberg agli amatissimi mutanti nati dalla mente e della mano di Stan Lee e Jack Kirby appare questa volta, almeno per certi aspetti, inedito: mettendo da parte le complesse strutture narrative che avevano caratterizzato i precedenti capitoli (su tutti Days of Future Past), il regista si orienta in maniera decisamente meno intricata e sorprendentemente più dipanata nei confronti della storia che vuole raccontare, realizzando l’episodio più drammatico e indulgente del franchise riavviato nel 2011 con First Class.

La storia di Dark Phoenix è ambientata nel 1992, quasi un decennio dopo gli eventi narrati in Apocalisse. Gli X-Men sono adesso degli eroi nazionali che vengono reclutati per avventure sempre più rischiose. Durante una missione di salvataggio nello spazio, Jean Grey viene colpita da una misteriosa forza cosmica che la renderà, al suo rientro sulla Terra, non solo infinitamente più potente, ma anche spaventosamente più instabile. Costretta a lottare contro la dirompente e minacciosa identità della Fenice che alberga dentro di lei, alla fine Jean liberà i suoi nuovi poteri, andando inevitabilmente a minare il legame che la unisce agli altri mutanti.

Come si evince dal titolo, X-Men Dark Phoenix si concentra su uno dei personaggi più affascinanti dell’universo degli X-Men, ossia Jean Grey, interpretata ancora una volta da Sophie Turner. La trasformazione nell’entità cosmica Fenice consente a Simon Kinberg – autore anche della sceneggiatura del film – di scandagliare ancora di più quella che è stata (e che si spera sempre sarà!) l’autentica benzina forte di questo franchise, ossia i personaggi e le loro relazioni, mettendone ancora di più a nudo l’intimità e la fragilità.

I tormenti che il personaggio di Jean vive lungo tutto l’arco narrativo della pellicola servono a Kinberg per mettere nuovamente in risalto le complessità dell’essere umano che lotta per affermare la sua natura di mutante, che questa volta intraprende un cammino verso l’accettazione che non è solo nei confronti di se stesso o da parte del mondo che lo circonda, ma che riguarda anche il consenso e l’approvazione da parte dei propri “simili”, ossia degli altri mutanti. Le drammatiche conseguenze della trasformazione di Jean in Fenice affliggono tutti gli X-Men, a partire da Charles Xavier (James McAvoy), spinto a fare i conti con il senso di protezione nei confronti della sua “famiglia” e al tempo stesso con il proprio egoismo, diviso tra la necessità di sentirsi parte integrante del mondo e il bisogno di proteggere quegli “esseri speciali” che lui considera a tutti gli effetti come dei figli.

Tutto questo si traduce, da un punto di vista narrativo, nel capitolo più lineare dell’intera saga: idealmente diviso in tre atti, il film risulta fortemente strutturato, nonostante in più di qualche passaggio lo spettatore percepisca l’assenza di un reale coinvolgimento, soprattuto emotivo, rispetto agli eventi che gli vengono proposti. Dal punto di vista prettamente registico, invece, Kinberg si avvale di una regia essenzialmente didascalica per costruire momenti d’azione puliti, bilanciati e mai caotici, impastendo l’immagine di una formalità poco entusiasmante e conferendo all’intero prodotto un aspetto più grezzo rispetto alle protuberanze visive del passato (e che probabilmente avrebbero soffocato la storia).

Un aspetto decisamente interessante del film è la capacità di Kinberg di essere riuscito a non trasformare l’ambientazione in un fardello ingombrante, sulla scia di alcune recenti operazioni nostalgiche che ci hanno restituito gli anni ’80 e ’90 sotto forma di irragionevoli feticci, mentre tra quelli meno riusciti è innegabile quanto il villain interpretato da Jessica Chastain soffra, a malincuore, di un trattamento scialbo e approssimativo, incastrato nelle inevitabili – visto il momento storico – derive femministe della storia, nonostante la dose di fascino e carisma che l’attrice riesca comunque ad infondere al personaggio.

X-Men Dark Phoenix (qui il trailer italiano ufficiale) non sarà probabilmente la conclusione più epica a cui si poteva auspicare, e probabilmente neache quella più degna. Il film paga una produzione travagliatissima, ma è tutto sommato un discreto prodotto d’intrattenimento. Pur non aggiungendo nulla di nuovo ad un franchise ormai ventennale, ne sancisce ufficialmente la chiusura (in attesa di scoprire ciò che accadrà sotto l’egida della Disney) non tradendone lo spirito e non alterandone le tematiche, quelle che per anni ci hanno fatto appassionare alle vicende di questi mutanti dalla grande forza, ma anche dal grande cuore.

Guarda il trailer ufficiale di X-Men: Dark Phoenix

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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