venerdì, Marzo 1, 2024
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Wonka, recensione del film con Timothée Chalamet

La recensione di Wonka, il film con Timothée Chalamet nei panni del protagonista de "La fabbrica di cioccolato", il romanzo per bambini più iconico dell’autore Roald Dahl. Dal 14 dicembre al cinema.

Mai così magico e canterino, il mondo del cioccolato si tinge di nuovi brillanti colori. Wonka, dal 14 dicembre al cinema con Warner Bros. Discovery, regala un passato al personaggio ideato da Roald Dahl, e lo fa con cura e tanta passione.

Un prequel che brilla per originalità e grazie a Paul King – già regista della serie di film Paddington – mette sotto l’albero di natale una delle migliori prove di Timothée Chalamet (Chiamami col tuo nome, Bones and All). Il giovane attore, nei panni che furono di grandi come Gene Wilder (1971) e Johnny Depp (2005), evita il paragone e dona corpo e voce a una performance variopinta, inanellando prestazioni in pieno stile Broadway.

Giovane Wonka, dove vai?

Questo musical pieno di vita e trovate ha il suo cuore in un giovane Wonka ancora tutto da formare. Certo, è già il geniaccio del cioccolato, ma non ne è di certo l’indiscusso Re. Per diventarlo, e realizzarsi come il Wonka che conosciamo, scopriamo che il giovane ha dovuto affrontare il temibile cartello dei venditori di dolciumi. Nessuno spazio per la sua fantasia, tanto infinita quanto pericolosa, prova di follia e irriverenza che ha reso questo personaggio un simbolo di libertà.

Paul King ci mette dentro tutto, omaggiando i capolavori del genere (non solo Cantando sotto la pioggia) e trovando un carattere vivo al suo film. Il cast di Wonka è un ensemble di talenti, tra cui Keegan-Michael Key, Paterson Joseph, Matt Lucas, Matthew Baynton, Sally Hawkins, Rowan Atkinson e Jim Carter. Sono tutti sopra le righe, parte di un’orchestra colorata che deve molto alle canzoni originali di Neil Hannon (dei The Divine Comedy) e al montaggio di Mark Everson, molla finale con cui King vortica il film da inizio a fine.

La menzione speciale è però per l’Umpa Lumpa di Hugh Grant (visto quest’anno anche in Dungeons & Dragons – L’onore dei ladri). Sembrava impossibile rilanciare i personaggi vestiti alla perfezione dalla regia di Tim Burton, eppure l’essere brontolone, futuro assistente del Signor Wonka, torna in vita sotto una nuova e felice stella.

King e Chalamet: il cult natalizio è servito!

Lo stile familiare e avvolgente di King, capace di innovare dove serve, ma anche di centrare alcuni punti fermi, dona al film un’aura di dolcezza perfetta per le feste. Attingendo al mondo colorato e immaginifico del film del 1971 e al linguaggio semplice ma diretto dei romanzi di Dahl, Wonka si rivolge a un pubblico di tutte le età, senza stancare davvero nessuno. L’atto centrale del racconto subisce solo un piccolo rallentamento e non sempre tutte le canzoni riescono a trainare la sala.

Eppure, quel che c’è e funziona è sufficiente a rapire lo spettatore per due ore di buon intrattenimento, esasperazione mai volgare di una produzione che ha saputo mettere a frutto scenografie, costumi e cast. La chiave si chiama Timothée Chalamet, ricetta segreta dell’intera operazione. Ammantato di un fascino senza tempo, il giovane attore si slancia di balli e canti, trovando sfumature in un personaggio difficile da riproporre ancora una volta al grande pubblico. Con tutto se stesso, Chalamet racconta una storia semplice e universale, firmando un nuovo cult natalizio.

Il giovane Willy non vuole solo appagare il palato dei clienti, vuole di più: scuotere le esistenze con un tocco di magia. Un’ambizione da Re che affascina sin dai primi minuti e che raramente lascerà il protagonista, sempre illuminato come chi ha un sogno da realizzare. Chalamet riscopre un volto ottimista capace di trainare chiunque lo osservi, spargendo entusiasmo ed energie persino nello spettatore più dubbioso.

Guarda il trailer ufficiale di Wonka

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Lo stile familiare e avvolgente di King, capace di innovare dove serve, ma anche di centrare alcuni punti fermi, dona al film un’aura di dolcezza perfetta per le feste. Attingendo al mondo colorato e immaginifico del film del 1971 e al linguaggio semplice ma diretto dei romanzi di Dahl, Wonka si rivolge a un pubblico di tutte le età, senza stancare davvero nessuno. L’atto centrale del racconto subisce solo un piccolo rallentamento e non sempre tutte le canzoni riescono a trainare la sala. Eppure, quel che c’è e funziona è sufficiente a rapire lo spettatore per due ore di buon intrattenimento, esasperazione mai volgare di una produzione che ha saputo mettere a frutto scenografie, costumi e cast.

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Lo stile familiare e avvolgente di King, capace di innovare dove serve, ma anche di centrare alcuni punti fermi, dona al film un’aura di dolcezza perfetta per le feste. Attingendo al mondo colorato e immaginifico del film del 1971 e al linguaggio semplice ma diretto dei romanzi di Dahl, Wonka si rivolge a un pubblico di tutte le età, senza stancare davvero nessuno. L’atto centrale del racconto subisce solo un piccolo rallentamento e non sempre tutte le canzoni riescono a trainare la sala. Eppure, quel che c’è e funziona è sufficiente a rapire lo spettatore per due ore di buon intrattenimento, esasperazione mai volgare di una produzione che ha saputo mettere a frutto scenografie, costumi e cast.Wonka, recensione del film con Timothée Chalamet