mercoledì, Maggio 19, 2021
HomeRecensioniWeekend, recensione del thriller di Riccardo Grandi

Weekend, recensione del thriller di Riccardo Grandi

La recensione di Weekend, il thriller di Riccardo Grandi con Alessio Lapice ed Eugenio Franceschini. Dal 17 dicembre su Amazon Prime Video.

Weekend è il titolo del secondo film diretto da Riccardo Grandi, che torna dietro la macchina da presa ancora una volta con una storia corale (dopo il precedente Tutto L’Amore del Mondo) virando però verso i territori del genere, sospeso tra thriller, giallo tradizionale e dramma dalle venature fosche. Il lungometraggio è disponibile dal 17 dicembre su Amazon Prime Video e vede protagonisti Alessio Lapice (Natale in Casa Cupiello), Eugenio Franceschini (Una Vita Spericolata), Jacopo Olmo Antinori (Una Questione Privata), Filippo Scicchitano (Croce e Delizia), Lorenzo Zurzolo (Sotto il Sole di Riccione) e la modella Greta Ferro (Made in Italy).

Nel film quattro amici, dopo un vernissage, si risvegliano improvvisamente isolati in un rifugio di montagna senza sapere né come, quando o tantomeno da chi sono stati portati lì. Hanno un’unica possibilità di salvezza: scoprire chi tra loro è il colpevole di un terribile crimine del passato, ovvero la morte del loro migliore amico Alessandro. Ma la verità si rivela più difficile del previsto da scoprire e ognuno è pronto a difendersi, coinvolti come sono in un crudele gioco al massacro.

Quattro attori, una baita, e un lasso limitato di tempo: Weekend sembra sposare alla perfezione la lezione dell’integrità aristotelica quanto quella della scrittura della suspense, alla base del miglior cinema thriller e giallo della storia della settima arte. Inoltre, l’idea di una sperduta baita isolata in un bosco conduce subito la mente nei territori del cinema horror, tra inquietanti posti isolati abitati solo da creature soprannaturali, mostri e pericolosi assassini a piede libero.

I quattro amici, confinati tra le anguste pareti della baita circondata dalla neve, perdono i freni inibitori e si trasformano progressivamente in animali selvatici, iene che fiutano il sangue e sono pronte a tutto pur di salvarsi o di conquistare la loro preda. Un feroce “cane-mangia-cane” inizia a vederli protagonisti, un gioco al massacro nel quale sopravvivere (e abbandonare quella prigione) diventa l’unico vero obiettivo, capace di soppiantare perfino la ricerca della verità.

La verità è lo scopo finale di un indefinito “qualcuno”, un demiurgo lontano che ha architettato la loro prigionia ma non vuole mostrarsi ai loro occhi; un misterioso “grande fratello” che si ostina ad osservarli attraverso una telecamera, senza mai mostrare segni della propria presenza, anzi, seminando indizi nella casa come in una sorta di sadico Cluedo. Ogni personaggio è ambiguo e sfuggente, vittima e carnefice alla stesso tempo capace di tutto pur di salvarsi e di condannare un altro, nell’ordine di ristabilire uno status quo conquistato dopo anni di lavoro, sacrifici e soldi (ben) spesi.

Weekend è tecnicamente un giallo nel senso classico del termine, con echi dei Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie e sfumature più cupe da thriller contemporaneo, tra neve e sangue. La narrazione al presente è spezzata da bruschi ritorni al passato, flashback spensierati che ricostruiscono le ore antecedenti la tragica scomparsa di Alessandro, permettendo così allo spettatore di scoprire progressivamente la verità che tutti agognano di sapere; nel passato si definiscono i caratteri dei personaggi, le loro sfaccettature emotive e le dinamiche relazionali che potrebbero aver scatenato la furia dell’assassino.

Eppure tutti questi sforzi formali, da parte di Grandi, nel costruire un solido thriller seguendo i canoni del genere si affievoliscono lentamente, fin quasi a scomparire: complice una certa retorica – di scene, situazioni e personaggi – che permea la sceneggiatura, l’alchimia di un cast che non sembra funzionare fino in fondo accordandosi sulle stesse note (in nero), ma Weekend finisce per apparire pigro e stanco agli occhi dello spettatore, un buon prodotto che ritrova una propria identità in alcuni momenti prima di scivolare, tra retorica e stanchezza, tra le spire di un copione già visto sul grande schermo, declinato in innumerevoli varianti.

Weekend è, purtroppo, un giallo dalle ottime premesse – pur se convenzionali – che finisce soffocato dal silenzio, statico ed asettico, della neve. La tensione action dietro le scene più drammatiche non riesce a mantenere un ritmo costante per l’intera durata del film, l’alchimia tra gli attori sembra rarefatta e finisce per recuperare quota soltanto in sporadici momenti carichi di suspense.

Guarda il trailer ufficiale di Weekend

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Weekend è, purtroppo, un giallo dalle ottime premesse – pur se convenzionali – che finisce soffocato dal silenzio, statico ed asettico, della neve. La tensione action dietro le scene più drammatiche non riesce a mantenere un ritmo costante per l’intera durata del film, l’alchimia tra gli attori sembra rarefatta e finisce per recuperare quota soltanto in sporadici momenti carichi di suspense.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

I più letti

- Advertisment -