È risaputo che unire il sacro con il profano nel contesto di un racconto giallo può rendere il tutto più morbosamente intrigante. Lo sapeva benissimo Agatha Christie, regina indiscussa della narrativa murder mystery, durante la concezione de “La morte nel villaggio” (in originale “The Murder at the Vicarage”, ovvero “Omicidio al vicariato”), avventura d’esordio della geniale zitella risolvi-crimini Miss Marple.
Nel romanzo, un mite vicario di campagna ritrova il cadavere di un membro di spicco della piccola comunità nella sua casa, attigua alla parrocchia locale. Vicario, oltretutto, sposato con una moglie molto più giovane e sospettata di avere una relazione con un pittore della zona. Che questo inciucio amoroso sia collegato in qualche modo al misterioso omicidio? La cara zia Agatha sapeva sicuramente come aggiungere un po’ di pepe ai suoi intrecci investigativi, mettendo anche alla berlina i peccatucci della provincia rurale inglese, popolata da coniugi fedifraghi e vecchiette impiccione.
Un giallo sulla radicalizzazione della classe media
Non è troppo dissimile l’operazione portata avanti da Rian Johnson nel suo Wake Up Dead Man, naturalmente con le dovute differenze storico-culturali e aggiungendo una buona dose di satira beffarda. Il terzo capitolo della serie di film Knives Out, disponibile in streaming su Netflix dal 12 dicembre, porta infatti il brillante detective Benoit Blanc (un Daniel Craig più barbuto e capelluto del solito) in un piccolo paesino dello stato di New York ad indagare su un omicidio avvenuto fra le mura di una chiesa.
Contesto perfetto per il regista e sceneggiatore di Brick – Dose mortale dove prendere di mira, dopo la subdola retorica anti-immigrati di certa borghesia (il primo episodio Cena con delitto – Knives Out) e la stupidità dei moderni tecnocrati (Glass Onion), la radicalizzazione di parte della classe media americana, sempre più in crisi e pronta a farsi ammaliare dalle sirene del neo-conservatorismo più becero.

La trama di Wake Up Dead Man
Ma l’abile e carismatico oratore che urla contro la decadenza della società contemporanea, colpevole di essere troppo liberale e woke, non è in questo caso un opinionista alla Charlie Kirk, ma un prete cattolico: Monsignor Jefferson Wicks (Josh Brolin). Proprio dopo una delle sue prediche infuocate durante il Venerdì santo, il sacerdote stramazza al suolo morto in uno stanzino a lato dell’altare. I sospetti cadono subito su padre Jud (Josh O’Connor), giovane prete progressista in aperto conflitto con le idee di Wicks.
Solo Benoit Blanc, chiamato a collaborare alle indagini dal capo della polizia locale (Mila Kunis), potrebbe essere in grado di scagionare il tormentato sacerdote (l’uomo ha un passato da pugile, dove ha causato la morte di un avversario sul ring). Ma il caso si rivelerà più intricato di quanto appare, un vero e proprio enigma della camera chiusa. Una sfida ghiotta per l’istrionico ed elegante investigatore con l’accento del sud.
Un giocattolone murder mystery
Come i due capitoli precedenti, e nella tradizione di pellicole come Gli insospettabili di Joseph L. Mankiewicz e Trappola mortale di Sidney Lumet, Wake Up Dead Man si conferma un giocattolone mystery squisitamente metatestuale. Un film a cui piace divertirsi con i topoi del giallo, chiamando direttamente in causa le sue ispirazioni letterarie (l’assassino, nell’ideare il crimine, ha preso spunto da una lista di classici del genere proposta dal club del libro della parrocchia, fra cui il più volte citato “Le tre bare” di John Dickinson Carr).
Dimensione ludica espressa anche dal setting scelto da Wake Up Dead Man per la vicenda: una chiesa neo-gotica del XIX secolo la cui moderna fattura la rende più vicina a Disneyland che a Notre-Dame, come affermato in una scena dallo stesso padre Jud. Un divertente, e divertito, luna park che ci porta in luoghi familiari al genere (la cittadina di provincia del Nord Est ricorda a tratti la Cabot Cove de La signora in giallo), però arricchendo il tutto con brillante umorismo post-moderno e i succitati toni satirici.

Un’altra piacevole aggiunta alla serie di Knives Out
Una satira sulla società americana contemporanea popolata da piccoli borghesi arrabbiati, pronti a sfogare la propria frustrazione sui “nemici” indicati dal politico o predicatore di turno (le femministe, i liberali, gli immigrati). Sentimenti d’odio esacerbati, naturalmente, dalla cassa di risonanza dei social (l’influencer e politico fallito Cy, interpretato da Daryl McCormack, che rilancia i sermoni di Wicks su YouTube e TikTok). Persone così chiuse nel piccolo mondo incattivito dell’alt-right da non rendersi conto di essere diventati loro i cattivi della storia (Cy si identifica con i ribelli di Star Wars).
Come negli episodi precedenti, Wake Up Dead Man può contare anche su un all-star cast di tutto rispetto (la grandissima Glenn Close, l’ex Occhio di Falco Jeremy Renner, Kerry Washington, Adrew Scott e l’ormai lanciatissima Cailee Spaeny), riprendendo la tradizione dei prestigiosi adattamenti dai romanzi della Christie degli anni ’70 (Assassinio sull’Orient Express, Assassinio sul Nilo). Spicca Josh O’Connor con il suo giovane prete idealista che, dilaniato dal senso di colpa, cerca di reprimere il suo animo battagliero, sempre in agguato dietro l’angolo e in procinto di esplodere. Un’altra piacevole aggiunta al franchise di Knives Out, sempre cool e dai colpi di scena pirotecnici.


