Waitings for the Barbarians, recensione del film con Johnny Depp

scritto da: Carlotta Guido

In Waiting for the Barbarians il regista Ciro Guerra cerca di manipolare il ritmo del cinema con quello del romanzo, arrivando quasi a sfiorarne le piene possibilità di espressione. Grazie alla sua prima esperienza internazionale – figurano infatti nel cast Mark Rylance, Johnny Depp e Robert Pattinson, mentre al montaggio c’è la firma dell’italiano Jacopo Quadri – Guerra ha partecipato alla 76° Mostra del cinema di Venezia ricevendo la menzione speciale al premio IGNIS. Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 24 Settembre.

La situazione rappresentata è nebulosa: un magistrato (Mark Rylance) incaricato della vigilanza di uno sparuto avamposto di frontiera per conto di un indefinito Impero, affronta la presenza dell’enigmatico colonnello Joll (Johnny Depp) pronto a muovere guerra contro un gruppo di barbari i quali, si dice, siano sul punto di muovere guerra. L’arrivo nel villaggio di una giovane barbara farà sì che il magistrato prenda una posizione stabile nei confronti del suo ruolo verso le autorità.

Quello che si nota di primo acchito in Waiting for the Barbarians è lo stretto legame con la narrazione scritta. Difatti il film è un adattamento dell’omonimo romanzo di J.M.Coetzee che firma anche la sceneggiatura del lungometraggio. Tale coesione rappresenta di per sé un punto di forza ma, allo stesso tempo, un tallone d’Achille.

Se la forza dell’espressione viene veicolata da scene davvero ben congegnate e  interpretate – si veda il momento in cui il magistrato raggira il colonnello Joll mettendo le “sue parole” durante la lettura di alcune tavolette incise in una lingua antica e indecifrata –, di certo il ritmo del film non arriva a trarne giovamento. Il lungometraggio arriva a dilatarsi sotto il peso della fine dizione, e più che al susseguirsi delle scene sembra quasi di assistere allo sfoglio di un lungo romanzo.

Nonostante ciò, Guerra non esita a mettere dichiaratamente in atto quello che è il fine ultimo della sua opera: una riflessione sull’attesa, l’approccio, l’accettazione – o altrimenti – il rifiuto dell’alterità. L’atmosfera è rarefatta, gli accenti degli interpreti principali non fanno intendere una provenienza univoca, i “barbari” citati nel titolo potrebbero essere chiunque in un modo idealizzato. L’Impero si scontra con il mondo al di fuori di sé, unico tassello a fare da connessione è un magistrato affamato di sapere, di indole aperta – al contrario del territorio di cui gli è affidata la tutela, un piccolo villaggio di frontiera perso nel nulla.

Waiting for the Barbarians rappresenta quindi un’occasione ghiotta per gli appassionati degli adattamenti cinematografici dal sapore storico e che siano in grado di estendere la propria riflessione anche al mondo contemporaneo.

Guarda il trailer di Waiting for the Barbarians

Carlotta Guido

Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)


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