giovedì, Febbraio 22, 2024
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Volevo Nascondermi, recensione del film con Elio Germano

Volevo Nascondermi, il nuovo film di Giorgio Diritti (che arriva a otti anni di distanza da Un giorno devi andare), vede Elio Germano – premiato di recente al Festival di Berlino con l’Orso d’argento al migliore attore – nel ruolo del pittore e scultore italiano Antonio Ligabue.

Toni Laccabue (questo in origine il cognome), figlio di un’emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura e per farsi riconoscere e amare dal mondo. Sulla sponda del Po, in breve riprende a dipingere. Le continue entrate e uscite dall’ospedale psichiatrico diventato un punto di svolta per un riscatto e un riconoscimento pubblico del suo talento, che gli consente di raggiungere benessere e di far diventare le sue opere un dono per l’intera collettività.

Volevo Nascondermi è un film che emoziona ed appassiona, sorretto dalla grande prova attoriale di Elio Germano, dal quale lo spettatore risulta rapito, divenendo partecipe del destino di un uomo, prima che di un artista. Lo stile del pittore ricorda Van Gogh, ma la personalità bizzarra e schizofrenica lo rendono unico nel genere.

Il film, che a tratti potrebbe risultare non lineare per i continui salti nel tempo (e per questo apparentemente slegato), è una grande sfida per Giorgio Diritti e anche per lo stesso Germano, che segue la linea già tracciata con Il giovane favoloso: siamo di fronte al ricordo dello sceneggiato televisivo del 1977 di Salvatore Nocita, che lasciò un segno indelebile nella storia della televisione italiana, grazie anche all’interpretazione del recentemente scomparso Flavio Bucci, e quindi il confronto potrebbe risultare impietoso.

Ma l’allestimento così autentico, curato nei minimi dettagli, soprattutto per quanto riguarda gli ambienti di un’Emilia portata con padronanza indietro nel tempo grazie alle scenografie, fa vincere la sfida al regista, evocando per certi versi le ambientazioni tipiche di Ermanno Olmi, anche nella scelta dei figuranti e delle varie comparse.

Guardando il manifesto, o anche solo il trailer di Volevo Nascondermi, il viso di Elio Germano si rivela già trasformato e trasfigurato: è riuscito nell’impresa di rubare gli occhi e lo sguardo dell’artista, dando sempre l’idea di continua confusione e di smarrimento. La potenza del film si spartisce equamente tra un attore magnifico e un regista abile a creare una struttura narrativa attorno al protagonista.

Raramente si vedono opere di questa portata al cinema in Italia: basti pensare ai dialoghi in dialetto stretto di Gualtieri (il paese dove l’artista ha vissuto per la maggior parte della sua vita), riportati con talento e grazia, che danno quell’impronta che aggiunge valore, facendo letteralmente viaggiare nel tempo lo spettatore. La scena in sella ad una delle sue tante moto, in cui schizza nella campagna emiliana, con in sottofondo “l’Inno alla gioia” è tra i passaggi più emozionanti del film.

Il risultato finale è moderno, audace, più forte dell’intero cinema di fiction presente in Italia in questi anni, con l’interpretazione di Elio Germano oltre lo stupefacente. Il suo operato è da far studiare nelle migliori scuole di recitazione, in cui non solo il viso, lo sguardo e le labbra, ma l’attenzione data al portamento e al passo risultano sorprendenti, dando proprio l’idea di portare sulla schiena l’intero peso del cosmo.

Guarda il trailer ufficiale di Volevo Nascondermi

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