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Volare, recensione dell’esordio alla regia di Margherita Buy

Presentato alla 18esima edizione della Festa del Cinema di Roma, Volare arriva al cinema il 22 febbraio.

Che strano esordio alla regia quello che sceglie di fare Margherita Buy con Volare. Alla 18esima edizione della Festa del Cinema di Roma – dove è stato presentato in anteprima – non è stata la prima attrice o attore a passare dietro la macchina da presa: ci sono stati infatti anche Paola Cortellesi con C’è ancora domani e Michele Riondino con Palazzina LAF.

Ma se la prima ha scelto la commedia amara sul ruolo della donna nella società di ieri e di oggi, mentre il secondo un film di denuncia sociale, Buy è andata da tutt’altra parte. È rimasta anche lei nei pressi dell’ironia, usandola però per mettersi alla berlina assieme alla paura di volare. La sua prima opera da regista infatti di questo parla: AnnaBì (Buy), così come la chiamano tutti, è un’attrice affermata che non riesce a decidersi a prendere un aereo. Dall’altra parte dell’oceano, in Corea del Sud, l’attende il ruolo che le consentirebbe di fare il salto di qualità fuori dai confini italiani. Qui è relegata a lavorare in progetti di poco conto o scarsa qualità artistica, come la serie Eroi della finanza, scimmiottamento nemmeno troppo velato delle fiction “in divisa” che tanto piacciono a Rai e Mediaset.

Ma l’aereo AnnaBì non lo prende nemmeno questa volta. Chi finisce in Corea al suo posto? Elena Sofia Ricci (che interpreta se stessa), acerrima rivale professionale. Pressata dall’agente (Anna Bonaiuto) e dalla figlia, decide di iscriversi di nascosto ad un corso per cercare di superare la propria fobia. E dopo una prima parte di film elettrica in cui AnnaBì tenta in tutti i modi di sfuggire dalle responsabilità familiari, da quelle lavorative e anche da quelle personali, Volare cambia poi registro. Pare inizialmente andare in una direzione d’umorismo anarchico e quasi morettiano, che Buy conosce molto bene da vicino. All’improvviso però scarta e si chiude, letteralmente, in una stanza.

Uno stralunato confronto corale

Per intraprendere questo percorso tra il terapeutico e l’esorcistico, AnnaBì si ritrova nello spazio di quattro mura assieme ad alcuni estranei che condividono con lei lo stesso timore. Ci sono, tra gli altri, la fan sfegatata (Giulia Michelini), chi insegue il sogno di riacciuffare un vecchio amore (Roberto De Francesco), il critico cinematografico frustrato (Pietro Ragusa) – categoria che la novella regista maltratta e nei confronti della quale si toglie più di un sassolino dalla scarpa. Quella che all’inizio pareva essere un’opera ritagliata su misura sopra la protagonista, nella sceneggiatura di Buy, Doriana Leondeff e Antonio Leotti si apre qui a uno stralunato confronto corale.

A tenere il corso c’è pure un comandante (Francesco Colella) che l’ex moglie (Euridice Axen) sta tentando di riconquistare, e il cui compito principale è illustrare tutte le procedure di volo, la sicurezza degli apparecchi e l’efficienza della compagnia aereo. Quale? Ita Airways. Ecco, ciò che colpisce di più è come tutto questo significativo spezzone di film, che copre una buona parte del corpo centrale e avvia verso l’ultimo atto, assuma a tutti gli effetti l’aspetto di un enorme spot commerciale.

Una scheggia dall’ironia inafferrabile

In questo frangente Volare – in sala dal 22 febbraio – restituisce la stonatissima sensazione di essere quasi un film su commissione, tanto si inoltra nello spingere in superficie il marchio. Tutto il resto viene invece spostato più in basso, con un lavoro sull’ironia che si imbolsisce anche sotto il peso delle tante e troppe voci accavallate. Nel momento in cui Volare si muove in avanti (e non lo fa mai davvero del tutto), è a quel punto difficile scrollarsi di dosso la straniante sensazione di un product placement talmente invadente che arriva a giustificare la funziona stessa dell’opera cinematografica, invece di esserne solo parte della linfa vitale produttiva.

È straniante, a dire il vero, anche il solo ritrovarsi a doverne parlare, ma è davvero un qualcosa che spariglia le carte in tavola e fa perdere il fuoco dell’orizzonte iniziale. Certo, si ride dietro ad alcune fiammate che trovano in AnnaBì una scheggia dall’ironia inafferrabile – e diversi passi in avanti rispetto a tutto ciò che la circonda. Perso dietro a queste differenti necessità, Volare non capisce però mai per davvero come funzionare, quale coordinata seguire per non girare a vuoto tra le nubi. Lascia con un grattacapo in testa, al quale si può tutt’al più rispondere con un’alzata di spalle.

Guarda il trailer ufficiale di Volare

GIUDIZIO COMPLESSIVO

In questo frangente Volare restituisce la stonatissima sensazione di essere quasi un film su commissione, tanto si inoltra nello spingere in superficie il marchio. Tutto il resto viene invece spostato più in basso, con un lavoro sull’ironia che si imbolsisce anche sotto il peso delle tante e troppe voci accavallate. Nel momento in cui Volare si muove in avanti (e non lo fa mai davvero del tutto), è a quel punto difficile scrollarsi di dosso la straniante sensazione di un product placement talmente invadente che arriva a giustificare la funziona stessa dell’opera cinematografica, invece di esserne solo parte della linfa vitale produttiva.

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In questo frangente Volare restituisce la stonatissima sensazione di essere quasi un film su commissione, tanto si inoltra nello spingere in superficie il marchio. Tutto il resto viene invece spostato più in basso, con un lavoro sull’ironia che si imbolsisce anche sotto il peso delle tante e troppe voci accavallate. Nel momento in cui Volare si muove in avanti (e non lo fa mai davvero del tutto), è a quel punto difficile scrollarsi di dosso la straniante sensazione di un product placement talmente invadente che arriva a giustificare la funziona stessa dell’opera cinematografica, invece di esserne solo parte della linfa vitale produttiva.Volare, recensione dell'esordio alla regia di Margherita Buy