martedì, Agosto 9, 2022
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Valerian e la Città dei Mille Pianeti recensione del film di Luc Besson

Con due mesi di ritardo rispetto all’uscita internazionale, ai margini di un’estate cinematografica da dimenticare, esce finalmente anche nelle sale italiane Valerian e la Città dei Mille Pianeti, al cinema dal 21 settembre. L’ultima fatica di Luc Besson, regista di Leon, Il Quinto Eemento e Lucy, tratto da una serie di fumetti creati dai francesi Pierre Christin e Jean-Claude Mézières negli anni Sessanta, è il film indipendente nonché la produzione francese più costosa di sempre, con i suoi oltre 180 milioni di euro di budget.

Girato interamente in sette dei nove teatri di posa della Cité du Cinéma, enorme complesso a nord di Parigi ideato dallo stesso Besson nel 2000 e inaugurato 12 anni dopo, Valerian è al momento uno dei flop più clamorosi della scorsa stagione cinematografica: massacrato dalla critica, con un’insufficienza sia su Rotten Tomatoes e Imdb; penalizzato da una distribuzione sbagliata e una data di uscita in sala infelice, troppo ravvicinata a War For The Planet Of The Apes e contemporanea a Dunkirk di Nolan (qui la dettagliata analisi di Deadline); ignorato dal pubblico, sempre meno incline a dar fiducia a grosse produzioni fantasy o fantascientifiche che, nonostante elementi di sicuro richiamo, si discostano eccessivamente dai modelli preimpostati attualmente in voga (qualche esempio: Cloud Atlas, Jupiter Ascending, Gods of Egypt e King Arthur: Legend of the Sword) o non investono sufficienti capitali nella promozione. I 220 milioni di dollari di incasso attuale, ben 240 in meno rispetto alla “safe zone” indicata da Besson a maggio, sembrano non lasciare dubbi sull’esito fallimentare di Valerian che comprometterà il progetto, paventato in più occasioni dal regista, di una trilogia cinematografica.

Valerian è una delle più spettacolari esplosioni di creatività che si siano viste negli ultimi anni su grande schermo

Un vero peccato perché, al di là delle strategie economiche e di mercato, il film è una delle più spettacolari esplosioni di creatività che si siano viste negli ultimi anni su grande schermo. L’inventività maniacale di George Lucas e la visionarietà monumentale del James Cameron di Avatar convergono e detonano in mano a un Besson armato delle più moderne tecnologie digitali; migliaia di razze aliene, una moltitudine di scenari differenti uno dall’altro, battaglie e inseguimenti spaziali fanno da scenario alle avventure dei due protagonisti, con una straordinaria attenzione al dettaglio e una ricchezza visiva che avrebbe potuto far benissimo a meno del 3D. Lontano anni luce dalla staticità cui ci hanno abituato i cine-comics o gli ultimi Star Wars, Valerian stupisce ad ogni inquadratura in un caleidoscopico viaggio che amplifica senza tradire la bellezza dell’opera a fumetti.

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Luc Besson a Roma per Valerian e la Città dei Mille Pianeti

Sul fronte invece dei contenuti Besson reinterpreta in modo intelligente la storia da cui prende spunto per il film (L’ambasciatore delle ombre, pubblicato nel terzo volume della pregevole serie edita da 001 edizioni), di cui vengono conservati molti punti di forza e amplificati gli aspetti più affini ai temi cari al regista. Troviamo così un richiamo importante seppur non centrale alle tematiche ambientalistiche e un personaggio femminile centrale, forte e determinato, che ruba la scena al coprotagonista maschile (al quale nel fumetto originario viene assegnato il compito di dover essere salvato!) e rende omaggio, vent’anni dopo, all’iconica Leeloo interpretata da Milla Jovovich ne Il Quinto Elemento. Infine, in assoluta controtendenza rispetto ai messaggi guerrafondai propugnati da tanti cine-comics (come ha ben spiegato in conferenza stampa), Besson costruisce una storia edificante che ruota attorno ai concetti di fratellanza e perdono, indirizzata principalmente a un pubblico di giovanissimi ma altrettanto fruibile e godibile dai tanti spettatori stanchi delle formule trite e ritrite del bellicoso cinema mainstream americano.

L’assenza di un antagonista vero e proprio (c’è ma non si vede, una delle mancanze più percepibili del film) e il rispetto di un andamento avventuroso tipico della space opera e proprio del fumetto originale, che organizza l’azione in piccoli atti piuttosto che in grandi battaglie, fanno sì che in Valerian il ritmo non sia sempre omogeneo, ulteriormente penalizzato dalla musica Alexandre Desplat, assolutamente anonima e forse una delle pecche maggiori dell’intero film. Ciononostante le oltre due ore di durata trascorrono senza troppo pesare, inframezzate da un’ironia ben dosata e da alcuni momenti epici, tra cui spicca senza dubbio la lunga e originale sequenza nel mercato virtuale.

Un’opera pienamente inscrivibile nel cinema di Luc Besson: ricca, divertente, piena di fascino e humour, sensibile, ipercinetica, alternativa

Non brillano particolarmente i personaggi e i loro interpreti ma è apprezzabile l’attenzione con cui Besson ne ha delineato i caratteri: ne è conferma l’evoluzione sensibile compiuta dal protagonista maschile (interpretato da Dane DeHaan) durante il film, la resa fedele al carattere irruento e determinato della Laureline del fumetto (su grande schermo una discreta Cara Delevingne) e l’introduzione di due personaggi determinanti, il comandante Arün Filitt (Clive Owen) e l’aliena Bubble, la cui magnifica parabola “shakespeariana” fa dimenticare il fatto che ad interpretarla ci sia, un po’ forzatamente, Rihanna. Altrettanto degni di nota sono i magnifici costumi, curati da Olivier Bériot, e una fotografia cangiante, realizzata dallo storico DP di Besson, Thierry Arbogast, che è riuscito a caratterizzare in modo diverso ogni ambiente del film.

Nel complesso Valerian è un’opera pienamente inscrivibile nel cinema di Luc Besson: ricca, divertente, piena di fascino e humour, sensibile, ipercinetica, alternativa. Per gli amanti della fantascienza una boccata d’aria fresca che non potranno far a meno di vedere e, quasi sicuramente, apprezzare; per le famiglie un film di avventura che per una volta veicola dei messaggi non violenti e costruttivi.

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