USS Indianapolis recensione del film con Nicolas Cage

scritto da: Gabriele Landrini

Tratto da una storia vera accaduta all’imbrunire della Seconda Guerra Mondiale, USS Indianapolis racconta le dolorose vicende che videro protagonisti quasi 2000 marinai che, dopo l’inabissamento dell’incrociatore della marina sul quale viaggiavano, tentarono di sopravvivere per oltre cinque giorni nel gelido Mare delle Filippine popolato da famelici squali.

Denso di patriottismo nazional-popolare e di eroismo tipico dell’immaginario navale a stelle e strisce, il lungometraggio di Mario Van Peebles ha quindi voluto mettere in scena uno degli episodi più drammatici della storia americana, alternando però la tragedia comune alle vicende personali dei protagonisti: accanto al capitano Charles McVay (Nicolas Cage) si susseguono infatti molte figure secondarie, ognuna con un diverso passato con il quale confrontarsi.

La fredda resa scenica e il rudimentale utilizzo degli effetti speciali rendono il prodotto finale eccessivamente fittizio, trasmettendo allo spettatore un senso di artificiosità complessiva

Nonostante la storia sia in certi frangenti coinvolgente, la fredda resa scenica e il rudimentale utilizzo degli effetti speciali rendono il prodotto finale eccessivamente fittizio, trasmettendo allo spettatore un senso di artificiosità complessiva.

Nel primo caso, le scenografie – soprattutto quelle dell’imbarcazione – appaiono palesemente costruite per l’occasione, risultando irrealistiche e fastidiosamente plastiche. Nel secondo, le sequenze realizzate a computer – ovvero i bombardamenti aerei, i missili marini o i campi lunghi dell’incrociatore – sono evidentemente innaturali, tanto da poterne equiparare la grafica a quella dei b-movies di Asylum.

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USS Indianapolis: trailer italiano del film con Nicolas Cage

Non meno macchinose sono le caratterizzazioni dei personaggi. Nicolas Cage, attore principale che prova a distinguersi dalla coralità dei colleghi, modella il proprio personaggio attingendo alla stereotipata mitologia americana, delineando una figura eroica, altruista e ingiustamente colpevolizzata.

Il suo capitano McVay diventa quindi solo l’ennesima variazione di un modello prefigurato, ormai irrimediabilmente banale se non riproposto seguendo direttive nuove. Non meno artefatti sono i marinai che si muovo alle spalle di Cage: da Matt Lanter a Brian Presley, questi interpreti non sembrano minimamente veritieri, soprattutto in un contesto tragico come quello che li circonda.

Nicolas Cage modella il proprio personaggio attingendo alla stereotipata mitologia americana, delineando una figura eroica, altruista e ingiustamente colpevolizzata

Se come si è detto la trama di USS Indianapolis appare comunque funzionale, è tuttavia innegabile che il latente patriottismo disturbi la visione, soprattutto per un pubblico italiano che non condivide l’edulcorato American dream promosso da questa tipologia di pellicole. Anche la linea amorosa, lasciata per ovvi motivi in secondo piano, è fin troppo semplicistica e sbrigativa, rendendo forse preferibile eliminarla completamente.

Più interessante è invece la sequenza centrale della sopravvivenza in mare aperto: sebbene perfino in questo caso il senso di artificiosità non scompaia, la tensione prodotta dagli eventi favorisce l’immedesimazione nella sofferenza dei personaggi e la curiosità verso la risoluzione dell’intreccio, anche se le vicende sono ormai ampiamente conosciute.

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Gabriele Landrini

Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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