giovedì, Agosto 18, 2022
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Una Sirena a Parigi, recensione del film di Mathias Malzieu

La recensione del film Una Sirena a Parigi, scritto e diretto dallo scrittore e musicista Mathias Malzieu. Nei cinema dal 20 Agosto.

Una Sirena a Parigi è il titolo del film scritto e diretto da Mathias Malzieu, cantante, musicista e scrittore francese che ha personalmente adattato per il grande schermo il suo omonimo romanzo. Una storia d’amore impossibile ma travolgente, dipinta con pennellate naïf e romantiche grazie anche alle interpretazioni dei protagonisti Nicolas Duvauchelle e Marilyn Lima coadiuvati dalla presenza costante – e dalla garanzia “cinefila” – di Rossy De Palma, musa per eccellenza di Pedro Almodovar. Il film, a causa dei problemi legati al COVID-19, sarà disponibile nelle ritrovate sale italiane dal 20 agosto grazie a Vision Distribution e Cloud 9 Film.

Nell’estate parigina del 2016 una pioggia torrenziale inonda le strade di Parigi seminando il panico in città. Gaspard Snow, giovane musicista rock-sentimentale dalla vita complicata, viene attratto da un canto melodioso: seguendone il suono, scopre il corpo ferito di una sirena adagiata sotto un ponte. Decide così di condurla a casa sua per curarla ma nel frattempo lei svela a Gaspard il suo potere misterioso: chiunque ascolti il suo canto cade vittima del suo fascino e si innamora perdutamente di lei; il suo è un incantesimo al quale non può sottrarsi neanche Gaspard, così convinto di essere immune all’amore. Nonostante le difficoltà e l’impossibilità di vivere normalmente l’attrazione che provano l’una verso l’altro, cercheranno di superare gli ostacoli consapevoli della natura così preziosa – e pura – del loro sentimento.

In Una Sirena a Parigi Malzieu cerca d’infondere un tocco di realismo magico alla grigia realtà della metropoli, che fin troppo spesso finisce per dipingere di grigio l’umore di chi vi abita, già preda delle difficoltà del quotidiano e della logorante vita quotidiana. Il tentativo dello scrittore-regista, grazie anche alla sua sensibilità musicale, sta nel ritrovare quel ritmo apparentemente perduto, calandosi a sua volta nei panni di un’ammaliante sirena. La commedia romantica-sentimentale che ha realizzato è delicata e accogliente come una carezza al cuore, un toccasana soprattutto in questi ultimi mesi funestati da eventi e notizie che hanno radicalmente sconvolto le esistenze degli spettatori.

Lo sguardo naïf e disperatamente romantico; il recupero post-moderno di un mito antico – le sirene – dal forte impatto immaginifico sono elementi che rimandano subito la mente alla sfera dell’onirico, appunto al “realismo magico” sudamericano che trasfigura in reale in fantastico, la quotidianità grigia in pura stoffa dei sogni. Uno sguardo così ha fatto irruzione, nel cuore degli spettatori, grazie all’universo evocato da Jean-Pierre Jeunet nel cult Il favoloso mondo di Amélie; ma per via degli spunti e degli echi di partenza è impossibile non far correre la memoria al 1984, quando usciva nelle sale americane la rom-com Splash – Una sirena a Manhattan.

Purtroppo, nonostante le premesse e i modelli (volontari o involontari?) di riferimento ai quali strizza l’occhio l’universo creato da Malzieu, Una Sirena a Parigi non riesce a superare i propri limiti, spingendo a fondo il piede sull’acceleratore della fantasia e dell’immaginario, limitandosi a viaggiare con il freno a mano tirato per 102’. La storia di un amore impossibile o le dinamiche conflittuali che comunque separano, prima di unire, i due protagonisti di una love story/rom-com sul grande schermo da sempre affascinano la storia del cinema, gli sceneggiatori a caccia di idee per il grande pubblico e i produttori in cerca di un successo mainstream.

Nel film sentimentale – quanto malinconico – di Malzieu le difficoltà del cuore vengono portate all’estremo: un uomo che ha il cuore spezzato e non vuole più innamorarsi vede crollare le sue convinzioni davanti a una sirena, simbolo – e preludio – di un amore impossibile quanto fatale. Una Sirena a Parigi diventa così una colorata allegoria trasognata della rinascita, tra scenari fiabeschi, scenografie teatrali, spirito anni ’50, canzoni e il fascino sempre immortale della capitale francese, icona incontrastata del romanticismo disperato – e disperante – che le ha permesso di conquistare, con gli anni, l’appellativo di “città dell’amore”.

Una Sirena a Parigi è il film – romantico e sentimentale – giusto per questa lunga estate che volge al termine; la malinconia della fine e l’avvento di settembre trovano un’affinità nello spirito agrodolce dell’opera di Malzieu che, nonostante le incertezze e le incongruenze della sceneggiatura, riesce comunque a sospendere l’incredulità dello spettatore trasportandolo in una dimensione distante ma affine, tanto nello spazio quanto nel tempo.

Guarda il trailer ufficiale di Una Sirena a Parigi

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Una Sirena a Parigi diventa così una colorata allegoria trasognata della rinascita, tra scenari fiabeschi, scenografie teatrali, spirito anni ’50, canzoni e il fascino sempre immortale della capitale francese, icona incontrastata del romanticismo disperato – e disperante – che le ha permesso di conquistare, con gli anni, l’appellativo di “città dell’amore”.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Una Sirena a Parigi, recensione del film di Mathias MalzieuUna Sirena a Parigi diventa così una colorata allegoria trasognata della rinascita, tra scenari fiabeschi, scenografie teatrali, spirito anni ’50, canzoni e il fascino sempre immortale della capitale francese, icona incontrastata del romanticismo disperato – e disperante – che le ha permesso di conquistare, con gli anni, l’appellativo di “città dell’amore”.