Una Giusta Causa, recensione del film con Felicity Jones e Armie Hammer

scritto da: Gabriele Landrini

Tra i vari esclusi della awards season di quest’anno, uno dei più chiacchierati è On the Basis of Sex, in prossima uscita in Italia con il titolo di Una Giusta Causa. Prima della sua distribuzione oltreoceano, il biopic con Felicity Jones e Armie Hammer era tra i più papabili protagonisti nelle varie cerimonie di premiazione invernali ma, una volta arrivato in sala, è stato totalmente dimenticato, tanto che ora, a ridosso appunto dell’uscita tricolore, sembra doveroso chiedersi: cosa ha portato a questo rovesciamento di aspettative?

La storia è fin dalla sinossi quella classica di un tradizionale film biografico. Abbracciando un arco temporale molto vasto, che va dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, lo sceneggiatore Daniel Stiepleman ha voluto infatti raccontare la formazione a Harvard, la carriera lavorativa e il primo importante caso seguito da Ruth Bader Ginsburg (Felicity Jones), avvocatessa nota per aver più volte combattuto contro la discriminazione di genere e per essere stata la seconda donna a essere nominata giudice alla corte suprema di Washington.

Nonostante l’argomento sia estremamente attuale e indubbiamente interessante, soprattutto alla luce della battaglia tardo-femminista che sta coinvolgendo Hollywood dopo il tanto chiacchierato scandalo Weinstein, il principale problema della storia è l’estrema canonicità della struttura narrativa. Sebbene il biopic propriamente detto possa solo limitatamente giocare con la realtà di partenza, Una Giusta Causa non si caratterizza per soluzioni particolari, apparendo semplicemente come una concatenazione di eventi posti l’uno dopo l’altro.

A questo, si aggiunge una superficialità di fondo con il quale sono indagate le questioni di genere, che appaiono più volte semplicistiche e altrettante volte farraginose. Naturalmente, un film destinato al grande pubblico non deve indagare nel dettaglio questioni giuridiche o fortemente dibattute come quelle qui introdotte, ma spesso la chiave di lettura che vi è data durante il film appare troppo minimale e incapace di convincere anche i neofiti.

Le problematiche narrative si accompagnano poi ad una messa in scena non criticabile ma comunque dimenticabile: la regista Mimi Leder è indubbiamente abile, ma asservita alle logiche di produzione che non gli permettono di far emergere alcuna firma autoriale. Al contrario, buona è l’interpretazione di Felicity Jones che, padroneggiando perfettamente anche un accento non suo, convince nel ruolo di una donna sensibile ma combattiva, proiettata verso il futuro ma inesorabilmente legata al passato nel quale si è trovata a crescere.

Sfortunatamente, la mancata chimica con il collega Armie Hammer è evidente, tanto che l’attore non riesce generalmente ad apparire adatto al ruolo che interpreta, ovvero quello del marito della protagonista. Sebbene nasca quindi da un’ottima idea di partenza, affine al clima culturale in cui si immerge il cinema statunitense da pochi anni a questa parte, Una Giusta Causa (qui il trailer italiano ufficiale) si riduce ad essere essenzialmente solo un buono spunto che, nel momento in cui arriva sullo schermo, risulta mal sviluppato su molteplici fronti.

Guarda il trailer ufficiale di Una Giusta Causa

Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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