Un Viaggio Indimenticabile, recensione del film con Nick Nolte e Matt Dillon

scritto da: Ludovica Ottaviani

Un Viaggio Indimenticabile è il titolo della dramedy che vede tornare sul grande schermo l’attore Nick Nolte, pluri-nominato agli Oscar e sulla cresta dell’onda negli anni ’80, che qui ritorna nei toccanti panni di un malinconico – quanto sardonico – vedovo alle prese con l’elaborazione del lutto e la malattia. Al sua fianco, l’esordiente Sophia Lane Nolte, Matt Dillon, Emily Mortimer, Jacqueline Bisset, Greta Scacchi, Eric Roberts, Claire Forlani, Giampiero Judica e Til Schweiger.

E proprio quest’ultimo, che nel film compare in un breve cameo, è però anche l’autore e il regista non solo di questo film ma anche del suo originale tedesco, Honig Im Kopf, il cui successo in patria (e non solo) ha incentivato la realizzazione di un remake in chiave americana con protagonisti hollywoodiani, segnando per l’attore tedesco – indimenticabile nel tarantiniano Bastardi Senza Gloria – il suo debutto in lingua inglese.

Amadeus (Nolte), un ex veterinario americano, è da poco rimasto vedovo dell’amata moglie; la sua forte personalità, il fascino rude e il senso dell’umorismo non sono sufficienti a mascherare i devastanti (e progressivi) sintomi dell’Alzheimer. Non potendo più vivere da solo, viene convinto dal figlio Nick (Dillon) a trasferirsi alle porte di Londra, dove vive insieme alla moglie Sarah (Mortimer) e alla figlioletta di dieci anni Tilda (Lane Nolte). Mentre la malattia di Amadeus si aggrava creando tensioni all’interno della famiglia, la nipotina decide di regalare al nonno un’ultima grande occasione per ricordare: un viaggio insieme a Venezia, una fuga sui luoghi dove conobbe e si innamorò del suo grande amore.

Un Viaggio Indimenticabile (qui il trailer italiano ufficiale) crea, in partenza, un interessante set-up che preme con vigore l’acceleratore delle emozioni umane: è difficile non emozionarsi di fronte al lento, incessante, inesorabile declino psico-fisico di un uomo che prima ha subito un tiro mancino della sorte – la perdita dell’amata moglie – e poi, sempre da quest’ultimo, viene perfino privato del ragionamento lucido. La riflessione sull’incedere del tempo che ne scaturisce è amara e malinconica, struggente quanto puntuale nel catturare subito lo spettatore tra le maglie strette del dramma.

Gli attori restituiscono grandi prove di talento: Nick Nolte torna in gran spolvero davanti alla macchina da presa, accusa il peso degli anni ma lo usa a proprio vantaggio. Invece di ricercare il “successo perduto” ad ogni costo, si cala anime e corpo in un ruolo crepuscolare, struggente, vestendo i panni di un gigante fragile che lentamente sta perdendo frammenti di realtà; a duettare con lui è Matt Dillon, involontariamente coinvolto in dinamiche familiari che ha sempre cercato di evitare e infine la giovanissima Sophia Lane Nolte, che nella vita è la figlia di Nolte.

Nonostante le premesse tradizionali, forse un po’ scontate, ma rassicuranti del set-up, sembra quasi scontato pensare allo sviluppo di Un Viaggio Indimenticabile secondo i canoni classici della dramey: ma contro ogni pronostico, a partire dal secondo atto di una sceneggiatura sempre più confusa, si ha la netta sensazione di assistere a uno sbandamento fuori pista del ritmo, che rallenta in modo repentino ed esagerato; il viaggio del titolo si dilata fin quasi ad esplodere per l’improbabile crogiuolo di coincidenze ed episodi che lo animano e che permettono a Schweiger di mettere in scena una teoria d’improbabili situazioni e personaggi, completamente avulsi dai luoghi e dal tempo.

L’Italia che attraversano Tilda e suo nonno è provinciale, retrograda, ancorata a un immaginario da cartolina del dopoguerra; le situazioni affrontate dalla coppia sono improbabili come pure i bagni fuori programma nel Canal Grande e gli incontri fortuiti per le stradine veneziane. I toni si tingono d’improbabilità e caos vanificando l’emotività accumulata all’inizio, che si stempera via via in una girandola di paradossi grotteschi – e a tratti involontariamente comici – che sortiscono un effetto soporifero sullo spettatore in sala.

Guarda il trailer ufficiale di Un Viaggio Indimenticabile

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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