lunedì, Ottobre 3, 2022
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Un Uomo Tranquillo, recensione del film con Liam Neeson

Un Uomo Tranquillo è il titolo dell’action-thriller che il regista Hans Petter Moland ha adattato per il mercato in lingua inglese dalla propria commedia nera (anzi, nerissima) In Ordine di Sparizione, un originale ambientato tra le nevi della Norvegia oggetto di questo nuovo remake.

Con un cast capitanato dal “vendicatore” moderno per eccellenza Liam Neeson, che divide la scena con volti più o meno celebri come quelli di Emmy Rossum, Laura Dern, Tom Bateman e Julia Jones, il film cerca di adattare le torbide storie narrate – intrise di black humour – dai ghiacci della Norvegia al bianco accecante della neve del Colorado, che fa da sfondo alle vicende che vedono protagonista “l’uomo qualunque” Nels Coxman, nei cui panni l’irlandese Neeson sostituisce l’originale Stellan Skarsgård, sodale di Moland in numerosi film.

Nels Coxman è un uomo semplice, fiero di essere un diligente cittadino della sfavillante città nel Colorado nella quale vive e dove ha vinto il premio dell’anno per il suo impegno nel suo lavoro di spazzaneve. Improvvisamente, la sua vita viene sconvolta quando il figlio viene ucciso da un potente boss della droga locale soprannominato il Vichingo (Bateman): alimentato dal bisogno di vendetta e armato con artiglieria pesante, questo improbabile eroe si propone di smantellare il cartello con estrema precisione, nel tentativo di arrivare al vertice della catena che ha ucciso suo figlio.

Un Uomo Tranquillo è un film “inaspettato”: già dal titolo la distribuzione sembra giocare con l’ormai mitica figura del granitico Neeson, il vendicatore irlandese, il padre della saga di Taken (Io Vi Troverò) pronto a farsi giustizia ad ogni costo in nome dell’amore paterno; ma contro ogni aspettativa, pur essendo un remake edulcorato dell’originale questo film sa comunque sorprendere, con un Moland dietro la macchina da presa che ride sornione dei cliché che allo stesso tempo inserisce per poi screditare.

Neeson è un everyman dall’imbarazzante cognome pronto a trasformarsi in un letale assassino per vendicare la memoria del figlio; il cattivo di turno – soprannominato Il Vichingo – è il classico antagonista pazzo, ricco, squilibrato, “gigione” ed eccessivo come solo certo cinema anni ’90 ha saputo così ben tratteggiare; basta poi aggiungere una coltre di neve perenne che richiama subito le atmosfere dei Coen di Fargo; pellerossa a capo del narcotraffico, vendette incrociate, ancora altri cattivi con improbabili soprannomi (coinvolti in morti ancor più sopra le righe) e due agenti a loro volta surreali per completare il quadro.

Il cocktail finale, una volta miscelati con cura tutti gli ingredienti, è una pasticciata commedia nera con echi degli anni ’90 e un’estetica da fumetto: bidimensionale tanto nella struttura narrativa quanto nella complessità psicologica dei personaggi, vive della divisione manichea tra buoni e cattivi, dove però i buoni hanno qualche macchia sul curriculum e i cattivi sono senza speranze, tanto da suscitare ilarità. Moland sfrutta la grafica a proprio piacimento, confeziona un grande giocattolo per intrattenere il pubblico coinvolgendo una produzione internazionale tra Canada, Inghilterra, Stati Uniti e Norvegia e costruisce un action-thriller venato d’umorismo nero.

Un Uomo Tranquillo (qui il trailer italiano ufficiale) è un pasticcio pulp: non un capolavoro, ma un film godibile, che intrattiene strizzando l’occhio allo spettatore, giocando con lui nel buio della sala e muovendo i personaggi come pupazzi in un teatro delle marionette, figure alla mercé di un Destino che risponde al cognome di Moland, Demiurgo creativo capace di flirtare tanto con la macchina da presa quanto con la pop culture più recente.

Guarda il trailer ufficiale di Un Uomo Tranquillo

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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