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Un peu avant minuit, recensione del film di Nicolas Pariser

Nicolas Pariser torna al cinema con Un peu avant minuit, interpretato da Melvil Poupaud e Chiara Mastroianni. In Concorso a Venezia 83.

A un pranzo con una vecchia fiamma di quando era ventenne, Léo (Melvil Poupaud) le chiede se all’epoca si era comportato in maniera inopportuna. E la scena che descrive sembra il tipico finale di una commedia romantica di almeno vent’anni fa: lei non rispondeva ai suoi messaggi, così lui si è presentato alla porta di casa sua per riconquistarla. La donna, interdetta e sorpresa dalla domanda, gli risponde che all’epoca lo considerava un comportamento normale, essendo cresciuta con quell’esatta idea di figura maschile, prevaricatrice e dominante rispetto alla libertà femminile. Ora, invece, riesce a vedere quanto la situazione fosse ben lontana dalla normalità. 

Si tratta di un brevissimo scambio, verso l’inizio di Un peu avant minuit, che però più il film procede più appare rilevante per connettere le varie tappe del viaggio parigino intrapreso da Léo. Quanto di quel romanticismo classico e puro tra uomo e donna che il cinema ci ha sempre propinato e venduto come autentico, può ancora davvero esistere in quest’epoca di ridefinizione dei rapporti di genere e di emancipazione femminile? 

Lo stesso interrogativo se lo è posto anche il regista Nicolas Pariser, che ha dichiarato: “Volevo raccontare una storia d’amore tra personaggi della mia età. […] Ma dopo il #MeToo, quel tipo di storia era ancora credibile, o il movimento aveva permanentemente demistificato il desiderio e quei primi momenti di attrazione romantica?”. La risposta che si è dato deve essere stata evidentemente negativa, perché Un peu avant minuit tutto è tranne che una storia d’amore. 

Un viaggio nel passato…

Léo ha 49 anni e, all’inizio del film, si trova a Parigi, dove vive la figlia Emma (Clara Pacini). Ha da poco scoperto che il padre biologico mai conosciuto è deceduto e deve recarsi in Italia per la lettura del testamento, ma una telefonata del notaio gli comunica che l’appuntamento è rimandato di qualche giorno. L’uomo in realtà vive a Nancy, nel nord-est della Francia, ma è in procinto di separarsi dall’attuale compagna, così invece di tornare a casa decide di trascorrere la settimana nella capitale. 

A quel punto, inizierà a rintracciare vecchie conoscenze, in particolare le donne che ha amato. Un tentativo di ricostruire la sua “vita amorosa”, sostiene lui, che però lo porterà a mettere in discussione le sue azioni e a confrontarsi con esse. Incontro dopo incontro, scopriamo in lui un dongiovanni di prima categoria, uno che forse ha davvero vissuto sulla propria pelle una romcom vecchio stile (o più di una), tra passioni fugaci e passeggere e desideri latenti mai sopiti. 

Pariser non ci mostra alcun flashback, ma dai confronti che si svolgono durante lunghe passeggiate in mezzo ai parchi e alle vie parigine, o tra le stanze di un appartamento, emerge la natura della tossicità di Léo: mai violenta o molesta, nemmeno verbalmente, ma comunque manifesta in modo più sottile. In altre parole, non siamo di fronte a un Harvey Weinstein, ma a un uomo che ha assorbito un pensiero culturale comune e si è comportato aderendo ad esso, senza malizia o cattive intenzioni. 

…alla ricerca di una riconciliazione con sé stessi

Nel momento in cui tale pensiero viene smantellato e svelato per ciò che era, improvvisamente si ritrova in cerca di redenzione, anche se con ogni probabilità ha solo bisogno di riconciliare le due immagini di sé che si danno battaglia nella sua coscienza: l’io che era convinto di essere, e quello che nella realtà è stato. Tutto questo in Un peu avant minuit è raccontato con grande eleganza di scrittura, senza retorica né appelli o giustificazioni, sviluppandosi quasi sempre sul campo e controcampo – ideologico, più che registico – che mette ogni volta Léo di fronte a un nuovo fantasma del passato. 

Non sempre, tuttavia, il film rimane a fuoco, soprattutto quando tenta di creare una cornice socio-politica (addirittura semi-distopica) in cui la Francia entra in una crisi tale da forzare l’instaurazione di una dittatura temporanea. Ma è una scelta narrativa troppo concreta e troppo poco sviluppata perché si sposi bene con il percorso interiore e psicologico del protagonista, e finisce per servire solo a rafforzare l’idea della nascita di una nuova, agguerrita generazione – incarnata dalla figlia di Léo, convinta attivista – che ha imparato dagli errori di quelle precedenti.

Meglio, allora, quando Un peu avant minuit si concentra sulle donne più vissute, quelle che non sono tenute a perdonare, né a concedere una seconda occasione, ma scelgono di andare semplicemente avanti, in totale indipendenza, sulla strada che da sole si sono forgiate. 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Senza appelli, giustificazioni o retorica, Un peu avant minuit racconta il viaggio interiore di un uomo in cerca di una riconciliazione con il sé stesso del passato. Anche se non sempre il film rimane a fuoco, Nicolas Pariser riempie le vie di Parigi di fantasmi e mette in discussione l'ideale romantico classico con grande eleganza di scrittura.

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Senza appelli, giustificazioni o retorica, Un peu avant minuit racconta il viaggio interiore di un uomo in cerca di una riconciliazione con il sé stesso del passato. Anche se non sempre il film rimane a fuoco, Nicolas Pariser riempie le vie di Parigi di fantasmi e mette in discussione l'ideale romantico classico con grande eleganza di scrittura.Un peu avant minuit, recensione del film di Nicolas Pariser