domenica, Ottobre 2, 2022
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Un Giorno all’Improvviso, recensione del film con Anna Foglietta

Un Giorno all’Improvviso è il titolo dell’opera prima del regista Ciro D’Emilio: giovane e promettente, dopo l’esordio con il cortometraggio Piove debutta nel panorama della cinematografia nostrana con un dramma potente e diretto, arricchito dalle intense interpretazioni del giovane Giampiero De Concilio e di Anna Foglietta, che si riconferma come una vera garanzia.

Il film, presentato nella sezione Orizzonti dello scorso Venezia 75, uscirà nelle sale il 29 novembre distribuito dalla No.Mad Entertainment, che anche durante la conferenza stampa ha analizzato la genesi che ha portato alla realizzazione del film, in tandem con la Lungta Film che lo ha prodotto.

Un Giorno all’Improvviso ruota intorno ad Antonio (De Concilio), un diciassettenne intenzionato a inseguire il proprio sogno: diventare un calciatore professionista in una grande squadra di calcio. Il ragazzo, per il momento, si accontenta di militare in una piccola squadra locale della provincia campana dove vive, arrangiandosi e lavorando come benzinaio; tutto pur di aiutare la madre Miriam (Foglietta), dolce e affettuosa ma fortemente problematica, che il figlio ama in modo incondizionato nonostante le difficoltà emotive della donna, abbandonata anni prima da Carlo (Fabio De Caro), il padre di Antonio.

Quando il ragazzo viene notato durante una partita, intravede l’unica – e forse ultima – buona occasione per lasciare la provincia e ricominciare tutto da zero, in un’altra città, da solo insieme alla madre Miriam: ma dovrà lottare anche per raggiungere questo sogno.

L’opera prima di D’Emilio è intensa, impegnata e sofferta: pur collocandosi nel panorama italiano dell’analisi delle periferie, sempre pronto a scandagliare – attraverso l’occhio meccanico della MdP – le contraddizioni sociali di quelle aree “al limite”, il film del giovane regista è atipico proprio per via del linguaggio utilizzato, così schietto, asciutto, senza furbi sentimentalismi.

A parlare sono le azioni dei personaggi, le loro scelte, che portano avanti l’azione e la narrazione: ciò che si sussegue sullo schermo altro non è che la vita stessa, nel caso specifico quella complicata di un adolescente costretto a crescere troppo in fretta. Il nodo nevralgico di Un Giorno all’Improvviso è il rapporto madre–figlio portato sullo schermo dalla Foglietta e da De Concilio: bellezza e fragilità si rincorrono negli sguardi e negli abbracci che si scambiano i due, coinvolti in un complesso valzer tra leggerezza e pesantezza, anime contraddittorie che segnano queste due complesse esistenze.

La Foglietta si concede un assolo di bravura nei panni della fragile madre Miriam: non è dato sapere al pubblico quale sia, nel dettaglio, la malattia che affligge la donna e che la porta a vivere costantemente in bilico sull’instabilità emotiva; a farle da controcanto è lo sguardo affettuoso e l’espressione da “ragazzo della porta accanto” di De Concilio, il suo sguardo pulito, che permette al pubblico di scendere progressivamente nel cuore travagliato di questa storia atipica d’amore materno.

Echeggiando il cinema impegnato di Ken Loach quanto quello dei fratelli Dardenne o, più semplicemente, quello che accomuna la corrente più felice del giovane cinema italiano d’essai, Un Giorno all’Improvviso conquista subito grazia al proprio linguaggio diretto, privo di retorica e furbi sentimentalismi festivalieri: quelli che contano, agli occhi di D’Emilio, sono i rapporti umani, le relazioni e l’indagine delle cause quanto delle conseguenze provocate da determinate scelte.

Come nella teoria del caos, il battito d’ali di una farfalla può provocare uno tsunami: così decidere di dare una svolta radicale alla propria esistenza, nonostante la bontà delle premesse di partenza, può portare a delle svolte del tutto inaspettate e costare un prezzo davvero molto alto.

Guarda il trailer di Un Giorno all’Improvviso

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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