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Un bel giorno, recensione del film di e con Fabio De Luigi

Fabio De Luigi torna al cinema con Un bel giorno, commedia romantica dove il comico fa coppia con Virginia Raffaele. Dal 5 marzo al cinema con 01 Distribution.

“Chiudi il mondo fuori”, recita lo slogan dell’attività di Tommaso (Fabio De Luigi): una frase decisamente azzeccata, per un venditore di finestre, ma forse ancora di più per un padre di quattro figlie vedovo da otto anni. “Quattro figlie!”, esclama infatti l’uomo, disperato, in quella che con tutta probabilità è una seduta di “Genitori Anonimi” (non li rivedremo mai più, pertanto anonimi resteranno), mentre una carrellata veloce di montaggio presenta le ragazze in questione nel modo più stigmatizzato possibile: l’eterna indecisa, la ribelle gotica, l’estetista e la bambina che usa i propri familiari come bersagli per allenare la sua smodata ossessione verso il tiro con l’arco. Sì, avete letto bene. 

Oltretutto, le frecce che usa sono vere e potenzialmente letali, cosa di per sé non molto sensata – chi rischierebbe davvero l’incolumità della propria famiglia in questo modo? – ma che perlomeno assolve al proprio compito, ovvero diventare fonte di alcune delle gag più riuscite di Un bel giorno. Anche se, in realtà, di riuscito, in questo quarto lungometraggio diretto (e interpretato) da Fabio De Luigi, c’è poco altro. 

Fabio De Luigi e Virginia Raffaele (di nuovo) insieme

Prima della seduta terapeutica, la sequenza iniziale introduce il protagonista, il quale, se non lo fosse già capito, è rassegnato, abbattuto e demotivato rispetto a qualsiasi stimolo esterno. La sua azienda di finestre pare avere meno clienti di quanti siano i suoi dipendenti – pardon, dipendente: è solo uno, si chiama Italo (Antonio Gerardi) ed è (parole sue) “l’unico disposto a lavorare” per Tommaso. Le cose cambiano quando le figlie – che possono solo agire insieme, perché in quattro non fanno un personaggio completo – lo fanno partecipare con l’inganno a una festa.

Lì, Tommaso incontra Lara (Virginia Raffaele), banchiera anch’essa single, e scatta subito la scintilla. O meglio, ad essere scattate sono più che altro le foto con cui il loro flirt e la loro prima notte insieme viene raccontata, a posteriori, senza che ci si possa fare un’idea della loro chimica, della loro intesa. Ma, come si scoprirà da lì a poco, tale intesa non esiste: messa da parte l’euforia dell’alcol, l’imprenditore di sé stesso Tommaso e la banchiera Lara non sembrano avere grandi cose in comune. Lui, inoltre, è riluttante a rivelare l’esistenza delle figlie, per paura di allontanare lei. Il risultato è presto detto: silenzi, pause imbarazzanti, conversazioni aride e macchinose. 

È chiaro che l’intenzione di Un bel giorno è di costruire esattamente quel tipo di dinamica, lasciando intendere che l’unico ostacolo affinché il rapporto tra i due possa svilupparsi ulteriormente è la mancanza di onestà, e sia De Luigi che Raffaele sono perfetti nell’interpretare due persone di mezza età del tutto impreparate al mondo del dating. Forse fin troppo, perché subito dopo il loro primo appuntamento la sceneggiatura fa un salto temporale di qualche mese, senza che la situazione sia cambiata di una virgola. E viene spontaneamente da chiedersi: com’è possibile che due individui  – adulti, non ragazzini in piena tempesta ormonale – possano stare insieme così tanto tempo senza avere argomenti di cui parlare? Ma soprattutto: il povero Italo, al quale Tommaso “prende in prestito” la casa ogni volta che ne ha bisogno, per non dover rivelare a Lara il suo segreto, dove passa le notti? 

Un bel giorno. Foto di Loris T. Zambelli

Una commedia confusa e disorientante

Ecco, Un bel giorno è tutto così: procede convinto in una direzione, per poi cambiare totalmente senso di marcia e lasciare sì spiazzati, ma anche profondamente disorientati. Ad un certo punto il film arriverà addirittura a sembrare completamente diverso da ciò che era all’inizio, cambiando faccia così tante volte da diventare quasi irriconoscibile. I punti fermi, allora, restano le performance di Raffaele e De Luigi (ancora una volta, dopo Tre di troppo, alla prese con una prole eccessiva e inaspettata), ma anche di Gerardi, che ruba la scena ogni volta; resta il tentativo di raccontare, seppur in maniera superficiale, le difficoltà della neurodivergenza negli adolescenti e nei genitori che li devono crescere; infine, resta il tono leggero e scanzonato tipico di De Luigi che, battute poco ispirate a parte (“Coldplay” invece di “cosplay”, per dirne una), permette di non prendere niente troppo sul serio. 

Non basta tutto questo, tuttavia, a sopperire a una narrazione così fuori fuoco. Non che un film non possa rimodellare sé stesso in corso d’opera – basti vedere Anora, che contiene tre film in uno, o Marty Supreme, che ne contiene almeno quattro o cinque – ma nel caso di Un bel giorno sembra proprio che il risultato sia frutto di una sventurata fatalità e non di una precisa visione autoriale; e che De Luigi, insieme a Giulia Calenda e Furio Andreotti in fase di sceneggiatura, abbia faticato a districare la matassa di elementi, personaggi, generi diversi, e ne abbia fatto un calderone confuso e poco centrato. Come le frecce della figlia minore, che (per fortuna) fanno pochi danni e molto ridere.  

Guarda il trailer ufficiale di Un bel giorno

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Al suo quarto lungometraggio da regista, con Un bel giorno Fabio De Luigi punta ancora una volta su gag e situazioni al limite del credibile, oltre che sulla propria performance e della coprotagonista Virginia Raffaele. Il risultato però è un film confuso e poco centrato, che cambia faccia così tante volte da diventare quasi irriconoscibile e lascia spesso disorientati.

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Al suo quarto lungometraggio da regista, con Un bel giorno Fabio De Luigi punta ancora una volta su gag e situazioni al limite del credibile, oltre che sulla propria performance e della coprotagonista Virginia Raffaele. Il risultato però è un film confuso e poco centrato, che cambia faccia così tante volte da diventare quasi irriconoscibile e lascia spesso disorientati.Un bel giorno, recensione del film di e con Fabio De Luigi