giovedì, Luglio 29, 2021
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Un Altro Giro, recensione del film di Thomas Vinterberg con Mads Mikkelsen

Un altro Giro è il titolo italiano tradotto dall’originale danese Druk, ben più evocativo visto l’argomento trattato: l’ebbrezza e i suoi effetti, l’eterna lotta della vita in bilico tra apollineo e dionisiaco che Thomas Vinterberg rielabora in un’ottica puramente nordeuropea, intrisa di filosofia e modernità. A dare vita e corpo ai personaggi protagonisti sono gli attori danesi Thomas Bo Larsen, Lars Ranthe, Magnus Millang, Maria Bonnevie, Susse Wold ma soprattutto Mads Mikkelsen, famoso a livello internazionale per i film diretti da Nicolas Winding Refn, per la serie tv Hannibal e per il ruolo del villain Kaecilius in Doctor Strange. Il film, presentato alla Festa del Cinema di Roma, approderà prossimamente nelle sale italiane grazie a Movies Inspired.

Esiste una teoria – coadiuvata anche da alcuni studi condotti dallo psicologo norvegese Finn Skårderud – secondo la quale nasciamo con una piccola carenza di alcol nel sangue (pari allo 0,5%) e una moderata ubriachezza spalancherebbe le nostre menti al mondo che ci circonda, riducendo i nostri problemi e aumentando la creatività e la capacità d’esprimersi in modo più disinibito. Incoraggiati da questa teoria, Martin e tre suoi amici, tutti demotivati insegnanti delle scuole superiori, intraprendono un esperimento mirato a mantenere un livello costante di alcol nel sangue per tutta la giornata lavorativa. Inizialmente i risultati sono positivi e il piccolo progetto si trasforma in un vero studio accademico: ma più si avvicino al picco di non ritorno, più l’esperimento causerà conseguenze inattese.

Un Altro Giro è un inno alla vita: ne è convinto Vinterberg stesso, sempre più lontano dalle regole stringenti della scuola Dogma 95 e sempre più vicino ad un cinema personale complesso ed affascinante, figlio del percorso fatto fino ad oggi ma pronto a riflettere con maggior profondità e uno stile più personale sull’essenza stessa della realtà che ci circonda. Come in Festen, suo folgorante esordio mondiale, torna quello sguardo critico e tagliente sulla società nordeuropea, che mette alla berlina grazie al suo sguardo tagliente: qui il focus della macchina da presa sono i quattro professori protagonisti, pronti a lanciarsi in un’indagine antropologica e scientifica dai risvolti… (in) attesi.

Ad aleggiare sull’intero film è la lunga ombra della filosofia: Nietzsche, ma soprattutto Kierkegaard, l’amato/odiato filosofo precursore di un esistenzialismo disperato e disperante, capace di riflettere tanto sull’alcol (In Vino Veritas) quanto sulla religione (Timore e Tremore) e sul fallimento della vita estetica (Diario di un Seduttore). Un Altro Giro si apre con una citazione di Kierkegaard prima di ritrovarlo, ancora una volta, verso la fine del film; nel frattempo scorrono sullo schermo immagini di giovinezza ed ebbrezza, voglia di vivere, tragedia e morte che fluttuano costantemente sulle vicende dei protagonisti rincorrendosi in una macabra danza vitalistica.

È il ballo della vita quello che Vinterbeg costruisce sullo schermo, una riflessione profonda e contraddittoria che mette al tempo stesso in luce le ombre nascoste di un paese (e di una cultura nordeuropea) che individua fin troppo spesso nell’alcol e nella droga un “vizietto” capace di garantire un’evasione dalla realtà. Martin, Tommy, Nikolaj e Peter, i quattro professori, partono da una base scientifica – dimostrare una teoria – per poi incappare in un’antitesi mai scontata quando superano il punto di non ritorno: ed è proprio quest’ultimo a garantire loro una svolta inedita e inattesa, capace di rimettere in discussione le loro vite.

Perché al di là del bene o del male Un Altro Giro rappresenta, sul grande schermo, l’essenza contraddittoria della vita: beffarda, sardonica, caustica e dolorosa, ci ricorda quanto Nietzsche avesse ragione a riflettere sull’apollineo e il dionisiaco che ci dominano e che, indipendentemente dalle nostre scelte, determinano il corso delle nostre caotiche ed imprevedibili esistenze.

Guarda il trailer ufficiale di Un Altro Giro

Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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