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Tutti tranne te, recensione della rom-com con Glen Powell e Sydney Sweeney

La recensione di Tutti tranne te, rom-com con protagonisti Glen Powell e Sydney Sweeney. Dal 25 gennaio al cinema.

Coincidenze e destino, un po’ d’erotismo e tanto sentimento. Gli ingredienti sono i soliti, e Will Gluck li conosce bene. Già regista di commedie romantiche di successo –  – aka rom-com – come Easy Girl e Amici di letto, con Tutti tranne te Gluck cerca un nuovo posto per il genere, negli ultimi anni messo a dura prova da nuove sensibilità e, forse, dagli immensi cataloghi streaming in cui è stato disperso. Tutti tranne te esce in sala, dal 25 gennaio, e può contare su due nuovi volti noti al giovane pubblico, Sydney Sweeney e Glen Powell, segnati da un fascino irresistibile e un buon impegno interpretativo, che restituisce tutti i crismi delle rom-com con qualche adeguato ammodernamento.

Il risultato è vincente e il film si lascia godere mettendo a segno un intrattenimento rispettoso del tempo del pubblico e abile nell’alternare ironia con qualche passaggio sorprendentemente esuberante. Lo spunto lo fornisce Shakespeare, da sempre fonte imprescindibile per parlare di rapporti sentimentali, per quanto poi distante possa risultare il materiale d’origine rispetto l’adattamento. “Qui c’è molto a che fare con l’odio, ma più con l’amore” leggiamo su un muro in una delle prime scene. Una citazione a Romeo e Giulietta, presa in prestito al Bardo per introdurre un racconto che guarda in realtà più dalle parti di Molto rumore per nulla, a cui il film di Gluck prende in prestito il canovaccio per comporre una versione moderna e rivista (dimentichiamoci ovviamente gli aspetti più tragici) di temi eterni, come l’amore e l’incontro – e il rifiuto – del destino.

Anche i nomi dei nostri protagonisti hanno matrice shakespeariana. Benedetto e Beatrice, al centro di Tanto rumore per nulla, diventano Be e Bea, legati da forze superiori che si riveleranno a loro solo al momento della più sincera e imprevista epifania sentimentale. D’amore e altri misteri, dunque, con qualche accenno d’odio mai fuori posto. Il film prodotto dalla Columbia, distribuito in Italia da Eagle Pictures, cerca uno spettro completo dei sentimenti, abbozzando una panoramica impossibile ma pur sempre avvincente, soprattutto grazie alla coppia al centro dello schermo.

Uno schema noto ma composto a dovere

La struttura è nota. Lui e lei si conoscono, scoppia la scintilla, ma dopo una notte magica si perdono di vista per via di una lite che fa seguito alle prime incredibili ore trascorse insieme. Bea sogna l’amore, Ben la libertà. Incompatibili ma attratti l’uno dall’altra, si incontrano ancora una volta per un gioco del destino a un matrimonio in Australia. Una promessa li spinge a un gioco delle parti che è il palco su cui Tutti tranne te svela le sue carte migliori, mettendo in scena diverse maschere dell’attrazione, in un primo momento rifiutata. Tutti tranne te colpisce prima di tutto per una forma ben composta e accogliente. Tutto è allineato con attenzione.

L’idea della rom-com come genere di serie b, opinione diffusa nei primi anni 2000 (perlopiù uno stereotipo), non può che farsi da parte, per quanto ossessivo sia lo sguardo sui corpi degli attori, troppo spesso ridotti al semplice oggetto di scena ben vestito tra un cambio d’abito e l’altro. In questo, Gluck mostra il suo animo più anni ‘80, a volte perfetto, altre fuori luogo. L’insieme però regge grazie al duo “Poweeney”, come è già stato nominato. Le due giovani star resistono all’oggettificazione e oltre che vetrine si fanno corpi parlanti, agenti, capaci di reggere le aspettative della cinepresa e del pubblico. Una prova di forza che li conferma materiale importante per il futuro dello star system hollywoodiano.

Glen Powell e Sydney Sweeney sono infatti i fiori all’occhiello dell’operazione, sempre pronti a cambiare tono adattandosi al momento. L’erotismo si stringe ai siparietti più votati alla risata, per quanto appena accennato – è un eros di facciata, una patina che ammanta tutto ma non si realizza quasi mai in pulsazioni capaci di far proprio lo schermo – vivendo dell’alchimia magnetica dei due protagonisti. Da nemici ad amanti: il percorso è quello, ma i passi sono tutti da gustare grazie a interpretazioni convincenti che si scambiano battute da segnare sul taccuino in attesa di un San Valentino arrivato in anticipo. La commedia degli equivoci c’è, e di certo la sorpresa non abbonda negli occhi dello spettatore.

Molte interazioni le vediamo arrivare ben prima della loro realizzazione, ma mosse dal tontolone Ben e dalla sognatrice Bea si fanno più leggeri, offrendo, oltre alla perfezione dei loro movimenti, anche interessanti diatribe linguistiche abbastanza ritmate in fase di montaggio. La forma di Tutti tranne te è perciò lo spazio che intercorre nel vuoto tra gli sguardi di Powell e Sweeney. Sappiamo che la coppia mostrata a schermo lo è anche nella vita vera. E per molti sono state le riprese del film a segnare l’inizio di questa relazione. Poco importa la verità di queste voci, perché reale è invece l’intensità che regalano al film.

Tra i due fuochi, il film trova se stesso

In occasione del matrimonio in cui i due si ritrovano, Ben e Bea si fingono marito e moglie. La commedia degli equivoci è così pienamente inserita nella tradizione, cercando un’identità tra romanticismo e qualche azzardo di troppo nell’inquadrare, come detto, i corpi dei protagonisti. Mai volgare, ma a volte un po’ facile, Tutti tranne te trova una terza via, che richiede qualche sospensione dell’incredulità (l’amore e gli incontri, d’altronde, non si scrivono con la penna della logica), abbastanza facile da concedere. Per gli appassionati del genere non mancano le citazioni più sfrenate e ovvie, a tal punto che persino Titanic viene rivisto e ritoccato. Powell in particolare sembra a suo agio in queste scene, confermando una certa agilità nell’interpretare personaggi inseriti in un contesto romantico, come già visto in Set It Up nel 2018.

La performance non è ai livelli di Hit Man di Richard Linklater (manca un regista altrettanto abile con il ritmo dei dialoghi), ma l’attore apparso anche in Top Gun: Maverick conferma un talento che negli anni a venire non dovrà essere sprecato. I cliché da rom-com, in bocca ai due protagonisti, pesano meno e sanno persino tornare ad avere un certo effetto sullo spettatore, come se non avesse mai sentito battute e modi di dire parte di una tradizione lunga decenni. Non c’è la profondità di Shakespeare (chi se l’aspettava?), ma non per questo a Tutti tranne te manca la capacità di parlare allo spettatore contemporaneo, che si ritrova nelle difficoltà dei personaggi (soprattutto quando entrano in scena le famiglie) e riconosce la patina, figlia di Instagram, con cui spesso vengono inquadrati.

Gluck prende formule già note, le veste bene e li intinge nella nuova sensibilità moderna: questioni generazionali, confronti tra generi e paradigmi delle coppie  – rivisti e rimescolati –  fanno di Tutti tranne te un film checkpoint, a cui guardare in futuro per comprendere lo stato dell’arte del racconto, un po’ serio e un po’ faceto, dell’attrazione tra uomo e donna e delle emozioni interrotte da una società che si reincarna nei rapporti individuali troncandone la libertà. Non è perfetto, ma racconta il tentativo di rinvigorire un genere morente con ancora qualcosa da dire. Alle rom-com manca un pubblico, un pubblico raccolto dal grande schermo e non distribuito tra milioni di tv private. Visto in sala, tra risatine, commenti sussurrati agli amici e qualche sbuffo (che è comunque partecipazione), Tutti tranne te ci ricorda perché il “semplice” racconto di due star inarrivabili, ma per qualche ragione vicine a chi li guarda, ha dominato per anni indisturbato.

“Ho avuto paura perché sono stata bene”, dice Bea. Tante le frasi che ritagliate dal contesto perdono di potenza ma che inserite nella cornice offerta da Gluck restituiscono una delle migliori rom-com degli ultimi anni: un po’ per tutti, ma nata sotto la stella del tempo presente. Senza Powell e Sweeney Tutti tranne te non sarebbe lo stesso film. Ma ciò non è da inserire nella lista dei contro. Anzi. Un’operazione così centrata attorno alle sue star conferma che c’è ancora modo di lavorare sul giovane star system senza dover chiedere aiuto ogni volta a franchise già avviati.

Guarda il trailer ufficiale di Tutti tranne te

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Tutti tranne te vive del magnetismo irresistibile di Sydney Sweeney e Glen Powell. Una dimostrazione per Hollywood che scommettere sul giovane star system figlio delle serie tv e di Instagram può essere ancora una strategia vincente. Rivisitazione dei tropi più comuni delle rom-com, Tutti tranne te intrattiene, spesso diverte, e a tratti convince. Un’ora e quaranta che scorre e che visto in gruppo, o con la propria dolce metà, potrebbe rivelarsi ancor più divertente.

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