lunedì, Aprile 22, 2024
HomeRecensioniTutti i Soldi del Mondo recensione del nuovo film di Ridley Scott

Tutti i Soldi del Mondo recensione del nuovo film di Ridley Scott

Tutti i Soldi del Mondo approda finalmente nelle sale: l’atteso – quanto controverso – nuovo film diretto da Ridley Scott debutta il 4 gennaio dopo mesi di polemiche legate alla scelta di regista e produttori di estromettere definitivamente l’attore Kevin Spacey dal progetto.

Fu infatti l’attore americano la prima scelta di Scott per interpretare il ricco magnate del petrolio J. Paul Getty, definito l’uomo più ricco del mondo negli anni ’70, figura riservata quanto contraddittoria. Ma in seguito alla scandalo sulle molestie a Hollywood che ha investito anche Spacey, di comune accordo – e per il rispetto degli oltre 800 membri di cast e crew che hanno partecipato al film – si è deciso di eliminare tutte le scene con quest’ultimo protagonista, rigirandole completamente da capo.

tutti i soldi del mondo

Un tour de force notevole che ha fatto ricadere la scelta del nuovo interprete di Getty su Christopher Plummer, più vicino al miliardario per via dell’età, costringendo tutti gli attori a rigirare le scene che avevano in comune per le quali non hanno nemmeno chiesto un compenso: tutto per poter portare definitivamente sul grande schermo – nonostante uno slittamento di date e anteprime – Tutti i Soldi del Mondo (qui il trailer italiano ufficiale), rielaborazione a metà strada tra il dramma shakespeariano e il biopic del sequestro del giovane John Paul Getty III.

Roma, 1973. Alcuni uomini mascherati rapiscono un ragazzo sedicenne di nome John Paul Getty III, nipote del magnate del petrolio Jean Paul Getty, ben noto per essere l’uomo più ricco al mondo quanto allo stesso tempo il più avido. Il rapimento del nipote preferito, infatti, non è per lui ragione sufficientemente valida per rinunciare a parte delle proprie fortune, tanto da costringere la madre del ragazzo – Gail – e l’uomo della sicurezza di Getty, Fletcher Chace, a una sfrenata corsa contro il tempo per raccogliere i soldi, pagare il riscatto e salvare il ragazzo.

Tutti i Soldi del Mondo recensione del film diretto da Ridley Scott

Tutti i Soldi del Mondo, tratto da una sceneggiatura di David Scarpa a sua volta ispirata dal saggio scritto da John Pearson e inserita nella blacklist 2015 delle sceneggiature scritte meglio ma ancora senza una produzione alle spalle, è un seducente esperimento.

Sospeso tra biopic, dramma e ricostruzione storica, il film dichiara già in partenza di ispirarsi semplicemente ai fatti accaduti nel 1973: Scarpa ha plasmato un mondo e una vicenda a partire dagli eventi; Scott ha tradotto in immagini le intenzioni dello sceneggiatore.

Il risultato è, però, affascinante quanto anacronistico: Scott compie il proprio ineccepibile lavoro di regista, ma nessuno sembra veramente pronto a conoscere fino in fondo il contesto storico-socio-culturale nel quale sono immersi e si muovono tutti i personaggi.

tutti i soldi del mondo

Il tono del film si solleva nei momenti più intimi, quando l’azione e l’adrenalina lasciano spazio al dramma umano: ogni personaggio assume tratti titanici e inesorabili, trasmettendo una complessità degna della tragedia greca e sul destino di ognuno di loro sembra aleggiare un definitivo senso di fine, preludio alle tragedie che si abbatterono sulla famiglia Getty nella realtà.

Tutti i Soldi del Mondo non comprano la felicità: questa sembra l’amara morale pronta a insinuarsi tra le pieghe angosciose dell’ottimo tappeto sonoro del film, una colonna portante capace di segnare in modo significativo il ritmo dell’azione, la lenta discesa nel gorgo del dramma umano, della crudele beffa del Destino che punisce chi ha sostituito l’amore per il prossimo con il desiderio di possesso.

tutti i soldi del mondo

Nonostante le ottime interpretazioni di Mark Wahlberg, Michelle Williams, Christopher Plummer, Romain Duris e Charlie Plummer, il film stenta però ad assumere un’identità specifica, rimanendo piuttosto un puntuale affresco di un’epoca tratteggiato con metodo induttivo, partendo dal caso particolare del sequestro Getty per raccontare le luci e le ombre degli anni ’70 e di una potente dinastia.

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -