lunedì, Luglio 4, 2022
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Tomb Raider recensione del nuovo film su Lara Croft con Alicia Vikander

Una delle icone più celebri dell’immaginario videoludico internazionale è finalmente pronta a tornare al cinema: Lara Croft, protagonista nella famosissima saga di videogiochi Tomb Raider, è infatti rinata grazie ad Alicia Vikander, attrice premio Oscar che ha accettato la sfida raccogliendo il testimone lasciato oltre dieci anni fa da Angelina Jolie.

Con alle spalle due lungometraggi indubbiamente criticabili, una domanda sorge immediatamente spontanea: cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova (e inedita) Lara? A colpire fin dalle prime scene è sicuramente l’umanità e il realismo del personaggio. Abbandonata la caratterizzazione robotica precedente, la Vikander trasforma Lara in una figura verosimile, fragile e combattiva allo stesso tempo.

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Una sorta di Lara pre-Croft, dunque, è quella mostrata da questo Tomb Raider (qui il trailer ufficiale) che, come l’omonimo videogioco del 2013, abbandona lo sfarzo per raccontare le origini di un mito: se infatti tutti noi siamo abituati a conoscere la sensuale archeologa come una ricca ereditiera pronta a tirare fuori le pistole, nella pellicola di Roar Uthag Lara è soltanto una giovane ragazza, ancora inesperta nel combattimento corpo-a-corpo e capace di maneggiare solo l’arco.

Oltre all’ottima caratterizzazione di partenza, questo ritratto vincente è stato naturalmente merito anche di Alicia Vikander. Ponendosi senza pre-concetti verso il ruolo assegnato, l’attrice di origini svedesi ha infatti rischiato, adottando in certi passaggi anche un registro drammatico e volutamente anti-pop, completamente antitetico rispetto a quello che dieci anni fa seguì la Jolie.

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Tomb Raider recensione del nuovo film su Lara Croft con Alicia Vikander

Se il personaggio riesce quindi a svincolarsi dalla bidimensionalità dei primi film e dei videogiochi originali, la storia si pone invece sul confine tra l’immaginario ludico e quello (per quanto possibile) plausibile. La scelta è ovviamente riconducibile ad un discorso più ampio, che richiama anche le logiche di rilancio operate dalla Square Enix.

Il racconto delle origini – rielaborato con molte differenze dal già citato videogioco del 2013 – si intreccia dunque con i sempre presenti spunti sovrannaturali, che vengono però in questo caso non eccessivamente evocati. Solo sul finale, tale lettura prende una direzione decisiva, che difficilmente deluderà le aspettative degli spettatori.

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Anche la messa in scena poggia sulla suddetta duplicità. Soprattutto nella prima parte, la serie di eventi richiama il dinamismo tipico del film d’avventura, offrendo virtuosismi action debitori appunto del cinema di genere. La seconda parte ripensa al contrario i ritmi e gli enigmi del gioco originale, regalando una serie di omaggi che probabilmente saranno apprezzati dai fan.

La verosimiglianza della protagonista, l’interessante equilibrio narrativo e la perfetta simmetria tra realtà e videogioco sono quindi le tre carte vincenti del nuovo Tomb Raider che, dopo i deludenti risultati ottenuti nelle prime trasposizioni, sembra aver finalmente compreso le proprie potenzialità, dando inizio a quella che potrebbe diventare una delle più riuscite saghe di origine videoludica.

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Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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