giovedì, Luglio 29, 2021
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Tigers, recensione del film di Ronnie Sandhal

La recensione di Tigers, film di Ronnie Sandhal ispirato alla storia dell’ex calciatore prodigio Martin Bengtsson. Dal 22 luglio al cinema.

Dopo essere stato presentato ad Alice nella Città in occasione dello scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma e nominato per il premio alla Miglior Regia, Tigers di Ronnie Sandhal, di cui firma anche la sceneggiatura, arriva sugli schermi italiani a partire dal 22 luglio grazie ad Adler Entertainment. Il film può definirsi come un’ opera a cavallo tra coming of age e dramma sportivo, di cui il regista Sandhal è ormai una firma ben conosciuta (sua anche la sceneggiatura di Borg McEnroe, 2017).

Il film si ispira alla vita del calciatore svedese Martin Bengtsson, interpretato da Erik Enge, e racconta il suo difficile percorso nel mondo del calcio. Un talento giovanissimo, ha solo 16 anni quando un famosissimo club italiano lo vuole tra le sue punte di diamante. Come è facile da immaginare, Martin non è il solo ragazzo pieno di capacità a voler raggiungere le vette più alte. Stress e competizione diventano compagni inattacabili di Martin che arriverà presto a chiedersi se il mondo del calcio sia il futuro che faccia meglio per lui. 

Tigers è un lungometraggio che segue le orme del bildungsroman in un’ottica a dir poco “romantica”. Il mondo del calcio si astrae della sua componente sportiva – anche lo spettatore più disinteressato all’universo della palla potrà comunque avvicinarsi alla visione – e diventa un momento di riflessione sulle difficoltà di scelta per un ragazzo alle prime armi gettato letteralmente nella bocca del leone.

Effettivamente il fil rappresenta, navigando la sua stessa metafora, un ottimo gioco di squadra tra Svezia, Italia e Danimarca. Tra gli interpreti di spicco si può annoverare anche Maurizio Lombardi già conosciuto per The Nest – Il nido (2019), Il Nome della Rosa (2019) e The New Pope (2020).

Un contesto quasi inusuale per un tema del genere, difatti gli spettatori sono stati quasi sempre abituati a a storie di lotta-sudore-competizione in altri ambiti “sportivi” – chi non ricorda la lunga serie di film sul balletto, da Save the Last Dance (2001) a Il Cigno Nero (2010)? In questo caso la vicenda si tinge di una realtà vissuta e condivisa basata anche sul romanzo scritto dallo stesso Bengtsson, “In the Shadow of San Siro”, edito nel 2007. 

Tuttavia, in Tigers si sente molto la ricerca visiva ed espressiva di una sofferenza forse più trasmissibile a parole che non sullo schermo. Difatti, tramite l’uso di tempi dilatati, lo spettatore arriva in medias res solo dopo un’ampia introduzione, scelta registica che potrebbe far perdere interesse a un pubblico meno interessato al tema. 

Certo è che il film riesce a inquadrare e a scandagliare una tematica poco dibattuta – come i disturbi mentali nell’universo calcistico – con un tono maturo e sapiente, in grado quindi di diventare un apripista per un preciso genere di linguaggio cinematografico.  

Guarda il trailer ufficiale di Tigers

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Tigers riesce a inquadrare e a scandagliare una tematica poco dibattuta - i disturbi mentali nell'universo calcistico - con un tono maturo e sapiente, in grado di diventare un apripista per un preciso genere di linguaggio cinematografico.  
Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

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